Pannolini lavabili: istruzioni per l’uso

L’arrivo del bebè ha stravolto (e stravolge) talmente tanto la routine familiare che all’inizio non mi sfiorava minimaente l’idea dei pannolini di stoffa, assorbita com’ero da poppate e notti insonni. Considerando poi che il momento del cambio avveniva regolarmente dopo ogni poppata (in pratica passavo le mie giornate chiusa in bagno con il piccolo) il solo pensiero di dovermi mettere a strofinare i pannolini sporchi e ad azionare lavatrici continuamente mi metteva i brividi.

Dopo 6 mesi di cambi ininterrotti io e il mio compagno ci siamo resi conto che la situazione ci stava sfuggendo di mano: i sacchi dell’indifferenziata venivano riempiti ad un ritmo incredibile e il bidone era sempre parcheggiato fuori casa per essere ritirato dagli operatori ecologici, facendo lievitare paurosamente la bolletta dei rifiuti.

Come se ciò non bastasse a Federico era comparsa una fastidiosa dermatite da pannolino che nemmeno alternando diverse marche di usa e getta eravamo riusciti a risolvere.

Che fare dunque? Per un breve periodo abbiamo cercato di cambiargli più spesso il pannolino cercando di tenere il sederino all’aria per alcuni minuti; così come spalmare generosamente di pasta protettiva la parte arrossata. Il problema però si ripresentava ad ogni pit-stop.

Cercando rimedi su internet (lo so, non andrebbe fatto ma ero disperata) alcuni genitori scrivevano di aver risolto il problema dermatite utilizzando pannolini lavabili in maniera più o meno esclusiva.

“E daje co sti lavabili”.

Ebbene sì, anch’io ho creduto che i lavabili fossero sinonimo di regresso anziché progresso, o tuttalpiù il tentativo di improvvisati ecologisti di far credere che consumare litri di sapone e chili di energia elettrica in lavatrici, in qualche caso anche di asciugatrici, faccia meno male all’ambiente che non usare pannolini di plastica e gettarli nell’indifferenziata quando sono sporchi.

In effetti non è tanto il loro uso quello che più mi spaventava, piuttosto la cura e il lavaggio di questi ultimi che fino a quel momento mi hanno fatta desistere dal provarli. Non da ultimo il prezzo che a seconda del modello oscilla dai 15 ai 30 euro l’uno.

La scelta di usare i pannolini di stoffa è arrivata dopo aver frequentato due incontri informativi, aver ascoltato testimonianze di genitori che li hanno usati, o li stanno usando ancora e averli sperimentati per due settimane per capire se potevano fare al caso nostro. Insomma, prima di optare per la fatidica scelta ci sono volute settimane di riflessione e confronto (soprattutto col papà, rivelatosi più scettico della sottoscritta).

Sto usando PL solamente da due mesi in maniera praticamente esclusiva, ma sicuramente ci sono persone che ne sanno molto più di me in materia. Per ora ce la stiamo cavando entrambi piuttosto bene e Federico non ha avuto “incidenti” di percorso.

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Qui di seguito cercherò di dare una panoramica veloce sul mondo dei PL, naturalmente non essendo un’esperta posso solo riportarvi la mia piccola esperienza.

Quali scegliere?

Devo ammettere che gli incontri informativi sui lavabili mi avevano creato ancora più confusione di quanta non ne avessi prima. Esistono modelli, taglie, tessuti diversi che, abituata al comune pannolino usa e getta, dove lo sforzo più grande era guardare la taglia corrispondente al peso del bimbo e beccare l’offerta al market, ho pensato che fosse troppo complicato per noi (soprattutto per il papà 😉 ). Avendo avuto la possibilità di testarli su Effe, ho scoperto che in realtà sono sostanzialmente 4 le tipologie di pannolino, ognuna con le sue caratteristiche, pregi e difetti.

Pannolino Tutto in Uno (più comunemente detto AIO, all in one )

Si tratta di un pannolino molto simile all’usa e getta, formato da uno strato esterno di tessuto impermeabile cucito assieme a uno interno di cotone, bambù o in microfibra assorbente. In sostanza è un pezzo unico e quando è sporco si mette in una sacca dentro a un bidone in attesa di essere lavato.

Pregi: – è molto pratico perché si indossa come un usa e getta; – se si acquista in taglia unica è economico perché lo si può utilizzare per lunghi periodi fino allo “spannolinamento”; – è uno dei preferiti di papà, nonni e baby-sitter proprio perché è facile da far indossare.

Difetti: – quelli in cotone o bambù ci impiegano un sacco ad asciugare; – essendo l’asciugatura piuttosto lenta se si fa la scelta di acquistare solo AIO dovrete averne una bella scorta per riuscire a tenere il ritmo con i cambi; – non è possibile aumentare l’assorbenza aggiungendo inserti o booster (quest’ultimo si tratta di un’aggiunta assorbente) perché risulterebbe troppo voluminoso e si rischierebbe l’effetto contrario; – non è adatto per la notte, soprattutto per quei bimbi che fanno molta pipì; – la parte esterna impermeabile tende ad usurarsi più in fretta perché finisce ogni volta in lavatrice.

Pannolino Tutto in Due (AI2, all in two)

È una via di mezzo tra il pannolino AIO e il sistema “a due pezzi”. La parte assorbente interna non è cucita a quella esterna come nell’AIO ma è posizionata all’interno o abbottonata. Quando il pannolino è da cambiare è sufficiente rimuovere la parte interna e metterla a lavare mentre la mutandina esterna, se non è sporca, si può riutilizzare con altri inserti.

Pregi: abbastanza pratico da usare (bisogna fare attenzione a posizionare bene gli inserti per evitare perdite); – possibilità di separare la parte esterna da quella interna e quindi riutilizzare la prima con altri cambi; – asciugatura veloce sia per la mutandina esterna che per gli inserti.

Difetti: – se gli inserti non si abbottonano alla mutandina è importante posizionarli bene distesi per evitare perdite; – gli AI2 sono venduti solitamente completi di mutandina e inserto assorbente ma è possibile acquistare solo inserti o solo la parte esterna: in questo caso dovrete “perdere” un po’ di tempo per capire quali inserti abbinare, se è il caso di aggiungere dei boosters per aumentare l’assorbenza e che tipo di tessuti usare.

Personalmente mi trovo molto bene con questa tipologia di lavabile perché è molto versatile e posso modificare l’assorbenza aggiungendo o togliendo boosters.

Pannolino Pocket

Il pannolino a tasca, detto pocket è un pezzo unico come i precedenti, facile da far indossare e togliere. È composto da una parte esterna impermeabile cucita ad uno strato interno, di solito pile, in modo da formare una tasca all’interno della quale si inserisce la parte assorbente. Questo sistema permette di inserire gli inserti in funzione delle proprie esigenze.

Pregi: – è molto pratico perché si indossa come un usa e getta quando è assemblato (a prova di nido, nonni e papà); – non hanno bisogno di mutandina esterna; – asciuga rapidamente in quanto la parte interna si sfila da quella esterna e quest’ultima non appena è asciutta la si può riutilizzare con altri inserti.

Difetti: – il pannolino deve essere assemblato prima dell’uso e, cosa un po’ più schifosa, quando è sporco si deve sfilare la parte assorbente dalla tasca prima di gettare tutto in lavatrice; – se usato con costanza potrebbe non durare per un eventuale altro figlio in quanto la parte esterna si usura più rapidamente perché messa sempre a lavare.

Questo pannolino è il preferito dal mio compagno in quanto è facile da indossare e asciuga rapidamente.

Sistema a Due pezzi

Da non confondere con il pannolino AI2, questo prevede l’uso di un pannolino assorbente e sopra di una mutandina impermeabile. Durante il cambio i pezzi da far indossare sono quindi 2. I pannolini fitted fanno parte di questo sistema e si tratta di un pannolino sagomato come un usa e getta, di tessuti e chiusure diverse. Si fa indossare questo pannolino di tessuto (quelli in cotone e bambù sembrano degli asciugamani) e sopra la cover impermeabile, che può essere in tessuto sintetico, pile o lana.

Fanno parte del sistema a Due pezzi anche i pannolini pieghevoli, ovvero strati di tessuto da piegare e sagomare che si indossano sempre sotto una mutandina impermeabile. Tra questi rientrano i famosi Ciripà (chiedete alle vostre nonne se si ricordano), i muslin, i prefold e i teli. In pratica qualunque rettangolo di stoffa potrebbe potenzialmente diventare un pannolino pieghevole. Basterà solo sagomarlo attorno al bimbo e chiuderlo con un gancetto (una volta c’erano gli spilloni da balia). Questi ultimi possono essere rinforzati aggiungendo boosters o inserti assorbenti.

Pregi: – contrariamente a quello che si crede i pannolini pieghevoli sono il sistema più affidabile in termini di contenimento perché offrono una doppia barriera (soprattutto i fitted); – asciugano molto velocemente e si adattano a tutte le conformazioni fisiche dei bimbi; – garantiscono un’ottima traspirazione e in estate si possono far indossare anche senza cover; – sono molto versatili e possono essere utilizzati come inserti, bavaglini, teli per pulire;  per quanto riguarda il pannolino fitted, questo è l’ideale per la notte perché è molto assorbente.

Difetti: – fitted: è lento ad asciugare e piuttosto voluminoso; è meno pratico da indossare rispetto ad un AIO; –pannolini pieghevoli: richiedono un po’ di pratica per imparare la piega e un po’ più di tempo per farli indossare.

Da parte mia ho scelto di acquistarne solo un paio come scorta quando ho gli altri pannolini momentaneamente fuori uso, ma non ho trovato pratico usare il Ciripà, per quanto fosse esteticamente il mio preferito, proprio perché Federico non riesce a stare fermo durante il cambio e ogni volta sembra di assistere a un torneo di lotta greco-romana. Tuttavia utilizzo il fitted per la notte in quanto molto assorbente anche se voluminoso.

 

Qual è il pannolino migliore tra queste tipologie? Non c’è una risposta che possa andare bene per tutti. Se il pannolino si rivela adatto al bambino e alla sua famiglia allora sarà quello giusto. È importante dunque poter provare modelli e materiali diversi prima di acquistarli.

Cura e lavaggio dei pannolini lavabili

Eccoci all’annosa questione: come comportarsi quando ci ritroviamo col pannolino sporco (e che non possiamo gettare nella pattumiera)? Io faccio così: tolgo il pannolino sporco, separo gli inserti dalla mutandina impermeabile (lo so fa schifo) e se sono entrambi sporchi li getto in un bidone chiuso, munito di sacca impermeabile o retinata (poi finiranno anche loro in lavatrice assieme ai pannolini) in attesa del lavaggio. Se la cover è bagnata la sciacquo a mano direttamente con una goccia di sapone neutro e la metto ad asciugare. Di solito prima di infilare i pannolini nel bidone preferisco sciacquarli sotto l’acqua tiepida e strizzarli. Questa azione è indispensabile nel caso i PL fossero sporchi di feci, per cui è necessario agire sulla macchia il più velocemente possibile per evitare aloni, mentre la pupù finisce nel wc. I pannolini andrebbero lavati tra i 40° e i 60° con centrifuga a 800 giri al massimo per non rovinarli. Io li lavo assieme al resto del bucato quando non ne ho molti e di solito programmo la lavatrice per la notte e al mattino li stendo o li metto in asciugatrice quando è inverno o è brutto tempo. Il timore di dover fare lavatrici ad oltranza e quindi di consumare un botto di energia elettrica non si è verificato, per il momento.

Una raccomandazione dei produttori è l’utilizzo del detersivo: trattandosi di indumenti che vanno a contatto diretto con la pelle del bambino è sconsigliabile utilizzare detersivi che contengono agenti chimici perché possono rilasciare residui nocivi. E basta un quarto della dose raccomandata, non servono sbiancanti né disinfettanti. Se dopo il lavaggio notate che sono rimasti degli aloni, basterà stendere i pannolini al sole, che poi è la soluzione migliore per asciugare i lavabili, e torneranno come nuovi.

Istruzioni per il primo lavaggio: pannolini e inserti devono essere sempre lavati prima di essere utilizzati. È capitato che alcune famiglie si lamentassero del fatto che i pannolini nuovi non assorbissero abbastanza e sono ritornate ad utilizzare gli usa e getta. In realtà per raggiungere una buona assorbenza i PL andrebbero lavati almeno 3 volte prima di essere utilizzati. In pratica più lavaggi = più assorbenza.

Considerazioni personali

Per quanto possa sembrare orrido, e in effetti lo è, maneggiare dei pezzi di stoffa impregnati di escrementi umani, i pannolini lavabili di oggi non sono come quelli che si usavano una volta. Basta un risciacquo veloce con acqua tiepida e seguire le istruzioni che ho indicato sopra. In termini di impegno sicuramente richiedono un maggiore sforzo da parte delle famiglie rispetto agli usa e getta, soprattutto all’inizio. Dal punto di vista ecologico convengono sicuramente rispetto agli usa e getta: l’impatto legato alla gestione dei lavabili risulta trascurabile rispetto al vantaggio dei mancati rifiuti prodotti e del mancato inquinamento legato al ciclo di vita degli usa e getta. Tuttavia per il loro acquisto è necessario preventivare un piccolo budget dato che non sono proprio economici, ma anche qui consiglio di informarvi presso il vostro gestore della raccolta dei rifiuti e presso il comune di residenza per conoscere se sono in attivo, o nel caso provate voi a fare richiesta, incentivi per l’acquisto di PL (nel mio comune per esempio restituiscono metà della spesa effettuata per ogni bambino).

Sicuramente la scelta dei lavabili è stata frutto di una riflessione che ha portato noi come genitori su una strada diversa rispetto a quella convenzionale. Non è stato facile reperire informazioni e siti dove acquistarli in maniera consapevole. La diversità di questa scelta la rende impopolare e ci siamo trovati a dover sostenere critiche e disapprovazioni da parte di altri genitori.

Ci siamo resi conto che questo cambiamento di rotta, ci ha permesso di entrare maggiormente in relazione con il nostro bambino, ci ha costretto a fermarci ad osservare i tempi, i ritmi e le esigenze di Federico e di adattare le nostre di conseguenza, per individuare i pannolini più idonei, per prendersene cura e conservarli al meglio.

Quando Federico sarà “spannolinato” quei pannolini potranno essere usati da altri bambini (o magari dal suo fratellino/sorellina, chi lo sa 😉 ) o tenuti nella scatola dei ricordi.  Per quanto mi riguarda la scelta dei lavabili lo considero un atto di amore e attenzione in primis per mio figlio e di conseguenza per l’ambiente in cui viviamo.

In definitiva oggi noi ci stiamo trovando bene con i lavabili, sebbene questo richieda uno sforzo fisico e mentale diverso rispetto agli usa e getta. L’effetto più immediato nell’utilizzare i lavabili è stato una notevole diminuzione del rifiuto secco e il netto miglioramento della pelle di Effe dopo appena cinque giorni di uso full-time.  Questo per dire che a volte ricercare soluzioni apparentemente più facili può non essere la strada giusta. Avevamo bisogno che gli sforzi (fisici e mentali) messi in campo come genitori valessero la pena di essere fatti. E così è stato.

Per chi fosse interessato e vorrebbe conoscere di più sul coloratissimo mondo dei PL consiglio di informarsi se nella propria città esistono pannolinoteche o associazioni (ad esempio www.nonsolociripa.it) che possono fornire informazioni e riferimenti utili, nonché dare la possibilità di provare i vari modelli di pannolini disponibili. Se siete amanti della lettura (mi rendo conto che fa un po’ sorridere il pensiero di annoverarla tra le letture estive, ma è utile per chiarirsi le idee a riguardo) posso suggerire una guida interessante corredata di testimonianze scritta da Giorgia Cozza, “Pannolini lavabili. Guida all’uso dei pannolini di tessuto dalla nascita al vasino” edito dalla casa editrice Il Leone Verde.   Seppur nella mia modestissima esperienza, sconsiglio di acquistare pannolini in maniera compulsiva cedendo alle super offerte, per non ritrovarsi ad avere pannolini inutilizzati perché mal si adattavano ai bisogni del proprio bambino e non conformi alle esigenze organizzative della famiglia; inoltre acquistarne in più rispetto alle necessità effettive andrebbe a cozzare contro l’idea stessa di ecologia e di risparmio di oggetti che dovrebbero invece servire ad evitare gli sprechi e ad impattare meno sull’ambiente.

 

(foto di Anita Liviero, foto copertina via web)