Bye bye Maggio

Bye bye Maggio

Maggio mi ha lasciato addosso una grande stanchezza… È stato come se non avessi dormito per un mese intero e non vedo l’ora che finisca per lasciarmelo alle spalle, sul marciapiede come si fa la sera con i sacchetti della spazzatura.

Voglio giugno, e con lui tutta la sua confusione: voglio i 30 gradi all’ombra, voglio i bambini che giocano nudi nella piscina di plastica, voglio tutta la poesia dei ghiaccioli che si sciolgono e colano fino ai gomiti, voglio una torta di compleanno al cioccolato con le candeline (prima 8 e poi 40), voglio le pistole ad acqua e infine voglio scottarmi il sedere per aver lasciato l’auto al sole.
E che venga il casino, perchè l’ordine con me non ha mai funzionato molto bene.

Einstein spiega: “La logica ti porta da A a B, l’immaginazione ti porta ovunque”.

Einstein spiega: “La logica ti porta da A a B, l’immaginazione ti porta ovunque”.
Il bello di avere a che fare con un bambino di sette anni è che lui prova con tutta la sua forza a sostenere un discorso serio ma poi, tutto ad un tratto, ecco che salta fuori un dinosauro o un personaggio con un nome strano e lui è così convinto di quello che dice che delle volte mi mette in difficoltà, e non capisco se sia vero oppure no.
Ho già avuto a che fare con un Piumespine, un animale che vola e sa anche nuotare. Il suo racconto era così ricco di dettagli che confesso di essere andata a cercarlo su Wikipedia.
In questo momento qui a casa abbiamo l’illustre presenza del cantante sudafricano George Hombrer, nato nel 1923.
Un cantante musicista così bravo che riesce a suonare 273 strumenti .
Ho Piero di tre anni, che ha deciso di dire le parole per metà: Mini rossa è Mimiro, Ford della mamma è Fomamma, e così via… Dall’altra parte ho Jacopo che parla per due e quando penso che a 3 anni diceva solo cinque parole comprensibili, realizzo che adesso si è ripreso alla grande!
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Tutto questo per dirvi che delle volte, quando parlo con mio figlio più grande, mi sembra di chiacchierare con i miei amici di un tempo dopo una serata di quelle giuste (senza il mal di testa del giorno seguente 😉 )
Se potete, godetevi ogni attimo dei vostri bambini e se avete voglia vi consiglio di scrivere ogni frase e situazione che a voi sembra uscire da un film. Vedrete che in poco tempo avrete una collana di racconti da fare invidia a JK Rowling.
Adesso devo lasciarvi, Jacopo mi chiama perché dobbiamo finire la sua macchina del tempo, lui deve tornare indietro al 1970 per salvare Jimi Hendrix, e siccome il tempo stringe siamo in ritardo con la tabella di marcia.

Non è un lavoro per mamme

Non è un lavoro per mamme

Quando ho ricevuto la telefonata per un’offerta di lavoro, Federico aveva poco meno di 6 mesi. Ho accettato subito e mi sono mobilitata per cercare asili nido che avessero ancora posti disponibili a giugno per settembre. Sono stata molto fortunata, una mia conoscente mi ha dato il contatto di un nido in famiglia vicino casa. Proprio quello che stavo cercando per non scombussolare troppo la routine di Federico, abituato ad avere la mamma sempre accanto e tetta h24.

A settembre ho cominciato il mio nuovo lavoro e Federico aveva appena compiuto nove mesi. Ci sono volute due estenuanti settimane affinché si abituasse all’idea che la mamma non poteva esserci sempre. Piangeva ininterrottamente da quando arrivava fino all’ora di riprenderlo. La maestra mi tranquillizzava tutte le volte dicendomi di non perdermi d’animo, si sarebbe piano piano abituato a questo distacco. Io nel frattempo stavo cercando di incamerare più informazioni possibili del mio nuovo lavoro per non farmi trovare impreparata nella gestione degli imprevisti (sempre all’ordine del giorno), cercando di non sforare i tempi lavorativi, per recuperare il piccolo dall’asilo in tempo per fargli fare il riposino pomeridiano nel suo lettino.

Adesso Fede di mesi ne ha 14 e nonostante mi sforzi di finire in tempo tutti i casini a lavoro, sono sempre l’ultima ad arrivare a prenderlo. E lui tutti i giorni mi aspetta col visino premuto contro la porta a vetri dell’ingresso, con il suo sorriso sdentato e i pomelli delle guance rossissimi. Il più delle volte quando rincasiamo non riesce a dormire. Vuole solo la mamma, nessun altro. E la tetta. Immancabilmente. Non riesco a prepararmi nulla per pranzo perché lui vuole stare in braccio. E’ comprensibile, non mi ha vista per tutto il giorno e vuole recuperare stando il più possibile insieme, anche in bagno. Non ricordo l’ultima volta che ho fatto pipì da sola.

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Il mio compagno torna da lavoro che fuori e gia buio e riesce a stare con Federico solo un’ora al giorno.
Non posso contare sulla disponibilità dei nonni, loro vengono contattati solo per le emergenze, cioè quando devo stare in ufficio fino a tardi (il che capita molto spesso). In più i miei genitori sono ancora giovani, lavorativamente parlando.
Le vacanze di Natale mi hanno salvata. Stavo seriamente rischiando il burn-out al lavoro e a casa ero diventata insopportabile persino a me stessa. Mi sono presa un paio di giorni di ferie, almeno ho rimandato i casini all’anno nuovo. In compenso Federico è stato male nei giorni in cui ero a casa ed è stato attaccato alla tetta giorno e notte, come una cozza allo scoglio.
Mi sono chiesta come fanno gli altri genitori a conciliare il lavoro con gli impegni familiari, soprattutto quando si hanno bambini piccoli. Per chi lavora tutto il giorno e non ha la disponibilità di avere dei nonni la questione è spinosa: si arriva a compiere delle scelte drastiche, fino ad arrivare a dare “volontariamente” le dimissioni per poter seguire la famiglia.
Gli ultimi dati a disposizione dell’Ispettorato Nazionale per il Lavoro del 2016 evidenziano come in Italia le cosiddette dimissioni volontarie per i genitori con figli minori di tre anni siano state 37.738, tra queste quasi 25.000 sono donne che si sono licenziate a causa delle difficoltà legate alla gestione dei figli e della mancata conciliazione tra lavoro e famiglia. La Lombardia detiene questo triste primato, seguita dal Veneto con 3.658 mamme e 1.350 papà costretti a rimanere a casa da lavoro. Le motivazioni che portano a maturare questa scelta sono riconducibili a vari fattori purtroppo radicati nel patrimonio storico, sociale e culturale del nostro Paese.

– Stipendi che non garantiscono la fruibilità dei pochi servizi messi a disposizione dallo Stato, quasi totalmente a carico del cittadino, qualche bonus fiscale o incentivi messi a spot dal governo di turno che in realtà appesantiscono ancora di più il carico di chi si sta già occupando della famiglia.

– Nonni che sono ancora attivi nel mercato del lavoro e/o che non riescono più a dare aiuto nell’assistenza ai nipoti, facendo venir meno le possibilità (soprattutto per la donna) di partecipare attivamente al lavoro retribuito.

– Mancanza di flessibilità del tempo del lavoro e leggi molto spesso inapplicate perché lacunose sotto molteplici aspetti (vedi la legge 53/2000 sui congedi parentali).

Alla luce di tutto questo è inevitabile pensare se stare lontano da casa per 7 ore (almeno) al giorno per guadagnare così poco e non riuscire a dedicarsi ai propri figli ne valga veramente la pena. Me lo sono chiesta anch’io molto spesso ultimamente.

Ancora nel 2018 siamo costretti a dover scegliere tra i nostri figli e il nostro lavoro?

Soprattutto per le donne la questione è da sempre aperta, come una piaga: troppo spesso le aziende italiane considerano la maternità come un imprevisto che rischia di mettere in crisi l’intera organizzazione del lavoro e cercano di difendersi cercando di non assumere donne o non facendo far loro carriera. Per non parlare di casi in cui le stesse sono state indotte a non rientrare al lavoro al termine del congedo o a ritardare il più possibile il rientro al lavoro investendo il meno possibile in esso, così da incappare nel meccanismo di profezia che si autoadempie.
A tutto ciò si deve aggiungere il lavoro domestico e di cura non retribuito che si somma agli impegni di lavoro. A conti fatti risulterebbe che avremmo una giornata lavorativa media più lunga di 2 ore circa se si uniscono il lavoro retribuito e quello domestico, ma paradossalmente guadagnamo di meno rispetto agli uomini.
Basterebbe che il lavoro domestico e di cura ci venisse retribuito?

No, occorrerebbe invece lavorare insieme (uomini e donne) sulle condizioni che producono differenze reddituali e contributive per eliminare le discriminazioni tra i generi che ancora esistono sul mercato del lavoro ad ogni livello.

Occorrerebbe rafforzare le politiche di conciliazione per donne e uomini: servizi di cura per l’infanzia e per persone non autosufficienti, tempi scolastici meno rigidi, che tengano conto dell’occupazione dei genitori.

Occorrerebbe un riconoscimento economico del lavoro di cura, sia nella forma dei congedi, coperti da indennità adeguate che da contributi più cospicui (come il congedo di maternità) affinché anche i padri possano usufruire del congedo genitoriale, riducendo così il divario con le loro compagne.

Insomma si prospetta un percorso irto di ostacoli da superare. Di una cosa però sono sicura: tutti noi genitori, lavoratori e non, ogni giorno diamo il meglio che possiamo per i nostri figli.

Vi lascio con le parole di Simone de Beauvoir, tratte dal suo romanzo “Quando tutte le donne del mondo” che vi invito a leggere, se ne avrete l’occasione:

“Un giorno, neanche tanto lontano, le donne, veramente integrate nella società, mostreranno di che cosa sono capaci. Oggi (…) sono ibridi. Ibridi con un senso di colpa. Vede, gli uomini non hanno scelta. Devono fare carriera. Per le donne, c’è sempre il dilemma: bisogna fare carriera? Bisogna occuparsi della casa, dei bambini? Per le donne, non ci sono abbastanza cose che “vanno da se”. (Le donne si sentono colpevoli) di tutto. Di lavorare. Di non lavorare. Ci sono due categorie di donne: quelle per il quale il focolare è il centro del mondo, e le indipendenti, quelle che puntano soprattutto sugli interessi professionali. Queste ultime pensano continuamente: “Dovrei forse occuparmi di più della casa”.

Oppure:

“Dovrei sposarmi, avere bambini…”. Ma neanche la casalinga è felice. Tempo addietro, pulire, cucinare, lucidare i pavimenti era per la donna un certo modo di dominare la materia. Oggi il focolare non è più un regno. La casalinga, abdicando alla sua libertà, non ha più l’impressione di realizzare un destino ineluttabile. Si interroga, dubita. Pensa con invidia all’ amica avvocatessa che è invece “qualcuno”. Né quelle che stanno a casa, né quelle che lavorano trovano oggi nella propria condizione la piena realizzazione di sé. (…)

Uomini o donne, pensavo che ciascuno può cavarsela; non mi rendevo conto che la femminilità fosse una situazione. Ho scritto tre romanzi, dei saggi, senza preoccuparmi della mia condizione di donna. Un giorno mi è venuta voglia di dare una spiegazione su me stessa. Ho cominciato a riflettere e mi sono accorta che la prima cosa che avrei dovuto dire era: SONO UNA DONNA”.

Gemelli e scuola materna: insieme o divisi?

Gemelli e scuola materna: insieme o divisi?

Eccomi un po’ in ritardo, pronta a raccontarvi del nostro inizio alla scuola materna.
“Nostro” perché con loro ho vissuto mille emozioni anche io, sono una mamma chioccia super emotiva che si commuove guardando Masha e Orso, come potevo non farlo per un cambiamento così importante?

La sera prima del grande giorno, ho pianto, ho proprio pianto come una disperata! Me li rivedevo nella culla dell’ospedale appena nati e tra me e me pensavo “non può essere passato già così tanto tempo”.

Non sapevo più dove nascondermi per non farmi vedere dai bambini, che non avrebbero capito quei lacrimoni, e da Daniele che in quanto uomo di acciaio… Figuriamoci! Quando mi ha colta sul fatto, le sue uniche parole di conforto sono state “VANNO ALL’ASILO, NON VANNO MICA IN GUERRA”.

In effetti queste semplici parole da genitore MASCHIO mi hanno fatto capire che le mie emozioni avevano preso il sopravvento, e mi sono data una calmata.

Il mattino seguente, il fermento in casa era tale da rendere quel 7 settembre indimenticabile.

Mattia e Tommaso, ignari di ciò che li aspettava, erano felicissimi e bellissimi dentro ai loro grembiulini a quadretti bianchi e blu, e tenevano stretto il loro sacchettino. Si sono prestati anche a fare le foto ricordo, e questo nuovo inizio è andato davvero bene, direi al di sopra delle aspettative.

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Mi ero immaginata scene tragicomiche, scenette con le maestre che mi allontanavano dai miei figli, pianti strappalacrime, dichiarazioni d’amore e appostamenti fuori dal cancello della scuola: niente di tutto ciò.

I miei figli sono una squadra, esattamente come me e il loro papà, si danno forza a vicenda e l’inserimento è stato semplice e indolore (tranne quella mattina in cui Tommaso ha pianto e io sono partita in macchina e ho pianto per due ore a casa mandando messaggi vocali a Daniele che era in riunione e non li poteva ascoltare). Tagliare la cipolla quel giorno è stata una passeggiata.

Mi sembrano così lontane quelle lacrime! Adesso piango il sabato e la domenica, quando l’asilo è chiuso (scherzo dai!)

Volevo in realtà soffermarmi sulla scelta, sofferta, del non dividerli: dividere, che brutta parola, non mi è mai piaciuta. Da mamma di gemelli poi, io non riesco ancora ad immaginarmeli divisi perché il loro rapporto è davvero speciale.

Quasi tutti mi hanno consigliato l’iscrizione in due classi separate per favorire l’individualità, la socializzazione e il rapporto con il mondo esterno.

Tutte considerazioni che ci hanno fatto riflettere, tanto che io mi ero quasi convinta a farlo ma la praticità di Daniele, ancora una volta, ha avuto la meglio: quando vado in crisi perché valuto ogni cosa da mille angolazioni, arriva lui, che vede sempre tutto in modo estremamente chiaro, e così, il loro debutto in società lo stanno facendo nella stessa classe.

Ancora oggi mi chiedo se ho fatto la scelta giusta, complici i commenti delle persone che mi dicono di aver sbagliato, ma sapete cos’è che non sbaglia mai? L’ ISTINTO MATERNO. Eh si, è quella cosa che tu sai che è giusta, ma poi leggi una pagina Facebook, parli con l’amica che sa tutto lei, ti compri libri su libri e vai su Wikipedia e in un attimo il tuo istinto prende un calcio in culo da tutto questo sapere altrui.

Parlando di gemelli, come per ogni altro ambito, non credo esista una regola assoluta, ma esiste il “so cosa è meglio per noi”.

Ogni famiglia ha le proprie dinamiche, ogni genitore in cuor suo sa cosa è giusto fare, o al contrario quale strada è meglio evitare.

Certo, mi resterà il maledetto tarlo tipico del mio essere: “avrò fatto bene?”, poi però torno alla realtà e realizzo che i miei bambini hanno solo 3 anni e hanno davvero tutta la vita davanti per scegliere le loro strade personali.

Io li ascolterò e accompagnerò in tutto, e per ora sapere che possono contare l’uno sull’altro quando io non sono con loro, mi rende a mia volta più sicura!

E poi hanno delle maestre super, il lavoro di squadra non è più solo fra le mura domestiche!

Nella speranza di essere stata d’ispirazione per qualche genitore di gemelli in vista di future iscrizioni, attendo i vostri commenti.

Al prossimo articolo!

Settembre tra mille emozioni

Settembre tra mille emozioni

È iniziato settembre e in un lampo è anche già finito..
Questo mese per me è stato importante, la mia bimba grande ha cominciato l’asilo!
Devo dire che le mie emozioni sono esattamente come tutte le mamme descrivono, nella mente girano frasi come “finalmente, meno una”; subito dopo invece dici “quanto mi mancherà la mia bambina” e giù a piangere. Ho passato le prime mattinate a sentirmi in colpa anche ad andare a fare la spesa perché so che lei adora il supermercato, o a guardare il telefono centomila volte pensando che sicuramente mi avrebbero chiamata perché piangeva.
Non è stato facile, dopo 3 anni assieme 24su24 è stata davvero dura dividersi, soprattutto perché lei è una bambina super abitudinaria e sensibile e ogni volta che c’è un cambiamento soffre molto.

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Il suo modo di soffrire è molto pesante, durante il giorno è allegra e spensierata. La notte diventa un incubo, purtroppo per tutti.
Sofia soffre di pavor notturni, abbiamo scoperto questo suo modo di sfogare le emozioni, appena cambiato casa a dicembre dell’anno scorso.

I pavor notturni sono delle crisi che il bambino ha durante la notte, si manifestano con grida forti, occhi sbarrati o serrati, si dimena e calcia. Sono molto impressionanti da vedere e vivere.
Fortunatamente non sono problemi patologici o neurologici, ma semplicemente è un modo in cui il bambino metabolizza emozioni ed esperienze che vive in quel periodo.
Le crisi durano poco e finiscono da sole; noi genitori non possiamo fare nulla, in quel momento non accettano abbracci e non recepiscono nulla di ciò che dici. Io personalmente le leggo il suo libro preferito, non so se può aiutarla ma almeno ci provo. Non riesco a stare li ferma a guardarla.
La mattina dopo non ricorda più nulla per fortuna e tutto riparte con la sua allegria.

Per rendere tutta questa nuova vita più semplice ho instaurato delle routine, per tutti!
Sono cose molto semplici ma che davvero efficaci anche per noi mamme! Ma ve ne parlerò nello specifico nel mio prossimo articolo!

Questo post per rincuorare le mamme e i papà che non sanno come affrontare questa situazione. Le crisi sono passeggere e, per quanto possiamo soffrire nel vederli così, come arrivano se ne vanno e  i nostri bimbi non ricordano niente di quel brutto incubo.

Se volete raccontarmi le vostre esperienze, vi aspetto nei commenti!

A presto,

Valentina4cuori

La mamma perfetta? E’ quella senza figli

La mamma perfetta? E’ quella senza figli

Accade questo: quando sei incinta ti riempi di buoni propositi. Si perché, diciamocelo, inizi a guardarti un po’ intorno, a sentire le amiche, a spiare i bambini degli altri per capire come potrà essere. Inizi a guardare gli altri genitori e a giudicare in gran segreto i loro atteggiamenti. E in quel momento inizi a pensare a cosa faresti tu al loro posto. Eh certo… perché tu in quel momento, in effetti , sei una mamma perfetta.

La “mamma perfetta” per definizione, è una mamma senza figli.

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Anche io lo sono stata eh! Quando aspettavo Marco ero una mamma perfetta con un bimbo perfetto piena di “questo non lo farò mai!” e “questo non lo dirò mai!”. Non mi importava nulla di quelle voci di amici e parenti che dicevano “vedrai che poi sarà diverso” “vedrai…vedrai…vedrai…”. Ma va… Andrà tutto come deciderò io.

Ok.

Poi arrivano loro…i figli! Quelli veri, in carne ed ossa, non quelli nella tua testa; e da mamma perfetta con un figlio perfetto quale eri, ti trasformi in una bestia umana. Come Hulk. E i tuoi buoni propositi diventano foglie al vento.

Ecco una classifica dei miei 10 migliori propositi che ho pian piano buttato giù per il water, siete pronte?

Numero 10 – “ Io allatterò giusto finché non si alimenterà da solo”

Marco ha un anno e mezzo e la sua prima parola è stata “Poppa”. Eh vabbè… Quando a 15 anni cercherà la poppa di qualcun’altra, glielo ricorderò in modo che questa immagine gli si proietti nella mente ogni volta che slaccia una camicetta. Tiè!!

Numero 9- “Una sberla??? MAI”

Mai più senza, vorrai dire!!! Lo so, non è il massimo del sistema educativo (e non passo così la mia giornata eh), ma al quarto morsicone che mi tiri perché ti ho portato via dallo scivolo, una bella sberla sul sedere te la tiro eccome! E ritieniti fortunato che hai il pannolino! 😉

Numero 8- “Ah… Lo lascio piangere”

Si, certo! Per 1 minuto! Poi intervengo prima che i miei vicini chiamino i servizi sociali.

Numero 7- “Non lo terrò tanto in braccio! Non voglio essere una mamma ad alto contatto”

Ed ecco a voi un nuovo programma su real time “100 cose che si possono fare con una mano e il bambino in fascia”

Numero 6- “Nel lettone… Mai! Ho un intimità da difendere”

E fu così che, dopo 4 mesi di maratona notturna lettone-lettino, lettino-lettone, l’intimità la cedo volentieri con qualche ora di sonno in più! Del resto mio marito sarà mio marito per sempre, mio figlio crescerà anche troppo in fretta ahimè. Portiamo pazienza e aspettiamo tempi migliori!

Numero 5- “Mio figlio non sarà un problema! Farò tutto quello che facevo prima, ma con lui”

Finché non cammina… Poi, a meno che tu non lo tenga legato al guinzaglio fuori dal supermercato o dalla palestra, meglio che ridimensioni un po’ gli impegni.

Numero 4- “…da mangiare? Solo cose sane e genuine”

In effetti le patate sono da considerarsi come verdura…anche se fritte!

Numero 3- “Il figlio è mio, l’ho voluto e non lo lascio dai nonni per farmi gli affari miei”

Poi ti ritrovi al punto 5…prendi tuo figlio di peso, lo carichi in macchina, e praticamente in marcia lo lanci dal finestrino direttamente nel giardino dei tuoi suoceri con appeso al collo un cartello con scritto “torno subito” e scappi dalla parrucchiera che quasi non ti riconosce sotto quel ciuffo che ti nasconde tre quarti di viso.

Numero 2- “Lo abituerò fin da subito a dormire ovunque”

Ok… Questa in parte l’ho mantenuta, nel senso che l’ho sempre portato ovunque, pure ai concerti. Il problema qui è un altro, mio figlio se c’è casino non dorme perché vuole partecipare. Vuole essere al centro della festa. Vabbè, qui almeno non mi posso rimproverare nulla, se non di aver dato al mondo un futuro animatore turistico.

E alla Numero 1…….. Rullo di tamburi…… “Il tablet? La tv? Ma siamo matti????”

Poi finalmente riesci a riordinare, cucinare, riesci perfino a mangiare seduta al ristorante il primo, il secondo, il dessert e pure il caffè! E capisci che i mali del mondo sono altri e che Topo Tip, in fondo, non è poi così fastidioso!

Ecco, è così che mi sono trasformata da mamma perfetta per il mondo… A mamma perfetta per mio figlio!

Si perché il segreto è questo! Per il tuo bambino resterai sempre e comunque la più bella, la più buona, la più divertente, la più meravigliosa mamma di tutto il mondo.

Fino all’adolescenza almeno!

 

#insensocontrariadimarcia

Gemelli, zenzero e tachipirina

Gemelli, zenzero e tachipirina

Me l’ avevano detto.

Me l’avevano detto in tanti: “Vedrai, quando inizieranno ad andare alla materna, il primo anno li avrai più a casa che a scuola”.

Io non volevo crederci: “Ma chi? I miei figli? Ammalarsi? Ma va!”

Sorridevo e schivavo commenti e pronostici odiosi quasi come schivare germi, e invece AVEVANO RAGIONE. I “gufatori seriali” come li chiamo io, ci vedono sempre lungo.

Sono assente da un po’ sulla rubrica, estate impegnativa devo dire, mi ero promessa di regalarvi un pezzo sull’inserimento alla materna, ma non abbiamo fatto in tempo a terminarlo che … dopo una sola settimana, Tommaso prima, e Mattia dopo, si sono ammalati.

Mi stavo abituando a questi sprazzi di libertà che c’ha pensato la nostra prima otite a riportarmi alla dura realtà.

Il bello della gemellanza poi, è la solidarietà anche nelle malattie: l’unica cosa che li divide è il tempo d’incubazione.

Abbiamo passato una luuuuunga settimana a casa, tra pediatra, divano, costruzioni e televisione. Avevo progettato cambio di stagione, pulizie selvagge, pranzi con amiche e sane dormite ma, LEZIONE DELLA SETTIMANA, mai fare programmi, MAI! Soprattutto quando sei una mamma!

Gli unici programmi che noi mamme possiamo scegliere sono quelli dei lavaggi di lavastoviglie e lavatrice, io in effetti mi ci sbizzarrisco proprio.

Comunque, sul più bello che Mattia e Tommaso mostravano netti segni di ripresa, sono crollata io! Sono qui a letto con coperta, tisana zenzero e miele, termometro e le loro urla giocose dal piano di sotto: mia madre è corsa in soccorso stamattina, quando è entrata le ho detto “benvenuta all’ospedale Fate Bene Gemelli” (l’ironia non mi abbandona quasi mai).

Come sempre, cerco di vedere i lati positivi di ogni cosa, infatti continuo a ripetermi che l’autunno è appena iniziato e con questa partenza in salita, il resto non può essere che in discesa! Si accettano eventualmente percorsi in pianura con dossi.

Mi guardo le stories su Instagram: a Milano c’è la Fashion Week e io vorrei tanto essere una mamma influencer, tuttavia sono semplicemente una mamma influenzata. Non posso consigliarvi prodotti per la beauty routine, ma se volete vi apro la dispensa di casa mia e vi mostro i quantitativi di integratori naturali che sto assumendo per aumentare le difese immunitarie (a quanto pare devono ancora fare effetto)

Sperando nella totale guarigione dei gemelli, lunedì inizieranno il tempo pieno all’asilo e finalmente potrò aggiornarvi su questa nuova avventura.

Nel frattempo zenzero e Tachipirina per me e… Buon weekend a voi!

Una cicogna senza navigatore

Una cicogna senza navigatore

Ovvero la storia di una cicogna che non trovava la strada per casa mia!

Si perché avere un bambino è una cosa semplice, nella teoria, ma se nella pratica non dovesse essere così facile?

Quando Marco è entrato teoricamente nelle nostre teste, era Natale. Volevamo farci proprio un bel regalo quell’anno, allargare la famiglia!

Ma purtroppo poco dopo ecco il ciclo che arriva a ricordarmi che nella vita non si può sempre avere tutto e subito. Pazienza, aspetteremo il mese prossimo. Nel frattempo decido di fare una vita un pochino più regolare: basta fumo, basta alcool, basta carne cruda e basta pesce crudo. Tanto, cosa sarà mai rinunciare a queste piccole cose per un pò ?!

Dunque, dove eravamo? A dicembre giusto? Bene… Passano così pure gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio e pure giugno. Tiè!

Ok… Qui la cicogna si è persa, non sapevo a cosa pensare!

Anche perché ovviamente, mentre tu segretamente sei presa con questa battaglia personale con cicogna e cavoli, sei circondata da pance! Pance che c’hanno messo poco, più precisamente.

Per cercare di capire i motivi per cui mi trovavo in questa situazione ho cercato delle informazioni; quindi vediamo di capire un attimo insieme quali possono essere alcune delle più probabili cause di un mancato concepimento:

1 – I tempi sbagliati

Io non ho un ciclo regolare…quindi ho detto tutto! Trovare i giorni giusti dell’ovulazione è più difficile che trovare il tanga che tanto ti piaceva nei cestoni dei saldi da intimissimi.

2- Lo stress

Eh si care, il fattore psicologico è una brutta bestia! Più ci pensi, meno accade, meno ci pensi e più accade. Chiaro no?

3- Scompensi ormonali

Il che in parte richiamano il punto uno mentre in parte può riguardare riguardare altro. Ad esempio una mia carissima amica (alla quale auguro di darmi un “nipotino” moooolto presto!) aveva dei valori sballati alla tiroide, con un esame del sangue nella maggior parte dei casi può aiutare ad individuare tali scompensi.

4- La sindrome dell’ovaio policistico (PCO)

Ovvero le donne con questa sindrome possono avere un ingrossamento delle ovaie che contengono piccoli accumuli di cisti liquide – i follicoli – situati in ciascuna ovaia.

Solitamente questo disturbo viene rilevato dal ginecologo con un ecografia.

5- Problemi di natura genetica

Qui non entro troppo nel merito perché non voglio dilungarmi e soprattutto non sono un medico ma possono esserci purtroppo, ed essendo genetici probabilmente sai già di averli o comunque sai che delle difficoltà ci sono state in entrambe le famiglie. Anche qui, valutate da uno specialista quale sia la strada da intraprendere, e avanti tutta!

6-  E se fosse lui il problema?

Se hai già escluso la maggior parte dei punti, forse il problema riguarda il partner.

Una visita specialistica è la miglior cosa per escludere anche questo punto. Bada bene però, il tuo lui potrebbe essere restio nel farla. È bene comportarsi come se avessi già un bambino. Lo accompagni dal dottore facendogli credere che andate allo stadio, tienigli la mano e soprattutto finita la visita… Compragli un bel gelato!

Ora, io ho elencato a grandi linee, solo alcune delle cause più lievi, comuni e curabili che possono ritardare il concepimento.

Teniamo sempre presente che solo dopo almeno 6 mesi di tentativi, senza che la donna sia rimasta incinta, si può cominciare a parlare di “difficoltà di concepimento”; ma non ancora di sterilità, che può venire diagnosticata da uno specialista dopo almeno 12 mesi di tentativi mancati.

Quindi, per tornare alla mia esperienza, agli sgoccioli dei 6 mesi di tentativi, e al netto di ben 3 test negativi, sono arrivate loro… No, non le mestruazioni questa volta, ma due meravigliose linee blu!

Siate serene donne, e non preoccupatevi, la cicogna, a volte, ha solo bisogno di aggiornare le mappe del navigatore.

A presto!

@insensocontrariodimarcia

In principio c’erano Mamma e Papà

In principio c’erano Mamma e Papà

“In principio c’erano Mamma e Papà”

Eh si, perché se sono qui a narrare le memorabili gesta del mio ometto è perché Mamma e Papà, molto tempo fa, si sono conosciuti.

15 anni fa, per la precisione. 15 anni come amici, 10 anni come fidanzati, 4 anni come sposi e 1 anno e ½ come genitori.

Ci siamo incontrati per sbaglio alle superiori, Mamma andava a scuola vicino all’ospedale e, come spesso accadeva, lei e una sua compagna di classe andavano proprio al bar dell’ospedale a fare uno spuntino quando uscivano un’ora prima. Quel giorno, purtroppo, li c’era anche Papà; ricoverato per il terzo intervento a quei poveri polmoni che lo hanno messo a dura prova.

La mia amica Kicca mi chiede: “ti dispiace se andiamo a trovare un mio amico?” e dal mio “si, certo!” è partito tutto!

E’ vero, l’incontro non ha molto di romantico in effetti, ma siamo solo all’inizio. Suvvia, datemi tempo… Dove eravamo rimasti? Ah si… Da quell’incontro in ospedale abbiamo iniziato ad uscire insieme nella stessa compagnia, una di quelle numerose che si vedevano spesso ormai quasi vent’anni fa. Nulla di “importante” in realtà se non fosse che, sotto sotto, lui era già cotto mentre io, come nelle più classiche delle storie adolescenziali, ero innamorata del suo amico. E questo successe per ben due volte di fila, con ben due amici diversi. Poveretto, Mamma era piccola e non capiva cosa rischiava di perdere!

Intanto il tempo passa e, nonostante gli amori diversi, da semplici amici di compagnia siamo diventati migliori amici, di quelli che si raccontano di tutto e di più. Uscivamo insieme, facevamo l’uno i compiti dell’altro (forse questo non dovevo dirlo 😉 ) insomma, eravamo davvero inseparabili. Ma ahimè, anche le cose belle alle volte sono destinate a finire, e si sa, tutto può cambiare in fretta quando si è ragazzi; infatti finite le superiori, tra chi ha iniziato a lavorare e chi ad andare all’università, le nostre strade presero direzioni diverse per un intero e LUUUUNGHISSIMO anno.

Poi l’incontro fatale!

Entrambi fidanzati e dopo quel periodo di stop, ci siamo rivisti.. E li signore mie, non ce n’è stato più per nessuno!

 

Chissà, forse la lontananza ci ha fatto bene perché, lasciati i rispettivi fidanzati, da quel momento INSEPARABILI lo siamo diventati per davvero, tanto che dal nostro amore (finalmente ricambiato pure dalla sottoscritta) è arrivato un bel matrimonio e qualche anno più tardi un bellissimo fiocco azzurro.

Quale miglior lieto fine?

Tempo di… Asilo nido

Tempo di… Asilo nido

Per la prima volta da quando è nato, dovrò separarmi da mio figlio. Non sono stata lontana da Federico per più di un’ora e adesso ci viene chiesto di stare divisi per un tempo che a me pare lunghissimo.

Mi sento in colpa se ripenso al tempo trascorso finora, passato a lamentarmi per il fatto che non dorme, ad imprecare per quelle pappe che non ha voluto neanche assaggiare, a litigare con il papà per la suddivisione dei compiti domestici.. Mi pervade quella sensazione di non aver fatto abbastanza per lui, di aver bisogno di più tempo adesso per poter stare con il mio piccolo, quel tempo che ho stupidamente sprecato per fare tutt’altro invece di passarlo con lui.

Ora trascorrerà la giornata con altri bambini, in un’altra casa e con un’educatrice; il mio tempo sarà pregno di scartoffie e riunioni, di colloqui e incontri programmati e rimpiangerò quei giorni che sembravano eterni (e le notti ancora di più), dove non esistevano orologi perché tanto era lui a ricordarmi quando era arrivato il tempo per la pappa, per la nanna o quello del cambio… Tutti questi gesti mi sono parsi così meccanici e routinari da non aver dato loro il valore che meritavano, ora invece dovranno essere scanditi dai miei ritmi di lavoro.

È buffo se penso a quante volte ho desiderato un po’ di tempo per me quando stavo tutto il giorno con lui e adesso che ne ho la possibilità non vorrei lasciarlo neanche per andare in bagno. La Anita razionale direbbe “Quello che provi è umano tesoro, mica sei fatta di latta”. Non avrei mai creduto che un esserino così piccolo potesse suscitare emozioni così forti e molte volte contrastanti.

 

Io e papà gli abbiamo comprato per l’occasione uno zainetto a forma di drago. In realtà è più grande di lui, ma quando glielo abbiamo fatto indossare era così euforico che ci ha giocato tutto il giorno. Noi in compenso lo guardavamo con gli occhi lucidi pensando che forse è ancora troppo piccolo per affrontare questo importante passo, o forse siamo noi genitori che non riusciamo ad accettare questa separazione.

Mi sembra di rivivere le stesse emozioni del mio primo giorno di scuola: guardavo mia mamma che mi salutava sorridendo credendo fosse contenta di lasciarmi. Probabilmente provava le stesse cose che provo io ora, guardandomi a sua volta entrare in aula, e so che dietro quel sorriso stampato in faccia in realtà si celava tristezza.

Questo mi ricorda che prima di essere genitori siamo figli a nostra volta e che separarsi da qualcuno che si ama fa male a 9 mesi come a 90 anni, soprattutto se quel qualcuno è sangue del nostro sangue.

Federico inizierà l’asilo nido e piangerà. Noi piangeremo. Lui si aggrapperà con tutte le sue forze alle nostre gambe e noi ci ritroveremo impotenti di fronte a questa immagine. I cambiamenti sono così. Quelli più importanti spaventano ma sappiamo anche che saranno quelli più intensi e belli.

Buon cammino piccolo, mamma e papà ti sono accanto.