Settembre tra mille emozioni

Settembre tra mille emozioni

È iniziato settembre e in un lampo è anche già finito..
Questo mese per me è stato importante, la mia bimba grande ha cominciato l’asilo!
Devo dire che le mie emozioni sono esattamente come tutte le mamme descrivono, nella mente girano frasi come “finalmente, meno una”; subito dopo invece dici “quanto mi mancherà la mia bambina” e giù a piangere. Ho passato le prime mattinate a sentirmi in colpa anche ad andare a fare la spesa perché so che lei adora il supermercato, o a guardare il telefono centomila volte pensando che sicuramente mi avrebbero chiamata perché piangeva.
Non è stato facile, dopo 3 anni assieme 24su24 è stata davvero dura dividersi, soprattutto perché lei è una bambina super abitudinaria e sensibile e ogni volta che c’è un cambiamento soffre molto.

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Il suo modo di soffrire è molto pesante, durante il giorno è allegra e spensierata. La notte diventa un incubo, purtroppo per tutti.
Sofia soffre di pavor notturni, abbiamo scoperto questo suo modo di sfogare le emozioni, appena cambiato casa a dicembre dell’anno scorso.

I pavor notturni sono delle crisi che il bambino ha durante la notte, si manifestano con grida forti, occhi sbarrati o serrati, si dimena e calcia. Sono molto impressionanti da vedere e vivere.
Fortunatamente non sono problemi patologici o neurologici, ma semplicemente è un modo in cui il bambino metabolizza emozioni ed esperienze che vive in quel periodo.
Le crisi durano poco e finiscono da sole; noi genitori non possiamo fare nulla, in quel momento non accettano abbracci e non recepiscono nulla di ciò che dici. Io personalmente le leggo il suo libro preferito, non so se può aiutarla ma almeno ci provo. Non riesco a stare li ferma a guardarla.
La mattina dopo non ricorda più nulla per fortuna e tutto riparte con la sua allegria.

Per rendere tutta questa nuova vita più semplice ho instaurato delle routine, per tutti!
Sono cose molto semplici ma che davvero efficaci anche per noi mamme! Ma ve ne parlerò nello specifico nel mio prossimo articolo!

Questo post per rincuorare le mamme e i papà che non sanno come affrontare questa situazione. Le crisi sono passeggere e, per quanto possiamo soffrire nel vederli così, come arrivano se ne vanno e  i nostri bimbi non ricordano niente di quel brutto incubo.

Se volete raccontarmi le vostre esperienze, vi aspetto nei commenti!

A presto,

Valentina4cuori

La mamma perfetta? E’ quella senza figli

La mamma perfetta? E’ quella senza figli

Accade questo: quando sei incinta ti riempi di buoni propositi. Si perché, diciamocelo, inizi a guardarti un po’ intorno, a sentire le amiche, a spiare i bambini degli altri per capire come potrà essere. Inizi a guardare gli altri genitori e a giudicare in gran segreto i loro atteggiamenti. E in quel momento inizi a pensare a cosa faresti tu al loro posto. Eh certo… perché tu in quel momento, in effetti , sei una mamma perfetta.

La “mamma perfetta” per definizione, è una mamma senza figli.

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Anche io lo sono stata eh! Quando aspettavo Marco ero una mamma perfetta con un bimbo perfetto piena di “questo non lo farò mai!” e “questo non lo dirò mai!”. Non mi importava nulla di quelle voci di amici e parenti che dicevano “vedrai che poi sarà diverso” “vedrai…vedrai…vedrai…”. Ma va… Andrà tutto come deciderò io.

Ok.

Poi arrivano loro…i figli! Quelli veri, in carne ed ossa, non quelli nella tua testa; e da mamma perfetta con un figlio perfetto quale eri, ti trasformi in una bestia umana. Come Hulk. E i tuoi buoni propositi diventano foglie al vento.

Ecco una classifica dei miei 10 migliori propositi che ho pian piano buttato giù per il water, siete pronte?

Numero 10 – “ Io allatterò giusto finché non si alimenterà da solo”

Marco ha un anno e mezzo e la sua prima parola è stata “Poppa”. Eh vabbè… Quando a 15 anni cercherà la poppa di qualcun’altra, glielo ricorderò in modo che questa immagine gli si proietti nella mente ogni volta che slaccia una camicetta. Tiè!!

Numero 9- “Una sberla??? MAI”

Mai più senza, vorrai dire!!! Lo so, non è il massimo del sistema educativo (e non passo così la mia giornata eh), ma al quarto morsicone che mi tiri perché ti ho portato via dallo scivolo, una bella sberla sul sedere te la tiro eccome! E ritieniti fortunato che hai il pannolino! 😉

Numero 8- “Ah… Lo lascio piangere”

Si, certo! Per 1 minuto! Poi intervengo prima che i miei vicini chiamino i servizi sociali.

Numero 7- “Non lo terrò tanto in braccio! Non voglio essere una mamma ad alto contatto”

Ed ecco a voi un nuovo programma su real time “100 cose che si possono fare con una mano e il bambino in fascia”

Numero 6- “Nel lettone… Mai! Ho un intimità da difendere”

E fu così che, dopo 4 mesi di maratona notturna lettone-lettino, lettino-lettone, l’intimità la cedo volentieri con qualche ora di sonno in più! Del resto mio marito sarà mio marito per sempre, mio figlio crescerà anche troppo in fretta ahimè. Portiamo pazienza e aspettiamo tempi migliori!

Numero 5- “Mio figlio non sarà un problema! Farò tutto quello che facevo prima, ma con lui”

Finché non cammina… Poi, a meno che tu non lo tenga legato al guinzaglio fuori dal supermercato o dalla palestra, meglio che ridimensioni un po’ gli impegni.

Numero 4- “…da mangiare? Solo cose sane e genuine”

In effetti le patate sono da considerarsi come verdura…anche se fritte!

Numero 3- “Il figlio è mio, l’ho voluto e non lo lascio dai nonni per farmi gli affari miei”

Poi ti ritrovi al punto 5…prendi tuo figlio di peso, lo carichi in macchina, e praticamente in marcia lo lanci dal finestrino direttamente nel giardino dei tuoi suoceri con appeso al collo un cartello con scritto “torno subito” e scappi dalla parrucchiera che quasi non ti riconosce sotto quel ciuffo che ti nasconde tre quarti di viso.

Numero 2- “Lo abituerò fin da subito a dormire ovunque”

Ok… Questa in parte l’ho mantenuta, nel senso che l’ho sempre portato ovunque, pure ai concerti. Il problema qui è un altro, mio figlio se c’è casino non dorme perché vuole partecipare. Vuole essere al centro della festa. Vabbè, qui almeno non mi posso rimproverare nulla, se non di aver dato al mondo un futuro animatore turistico.

E alla Numero 1…….. Rullo di tamburi…… “Il tablet? La tv? Ma siamo matti????”

Poi finalmente riesci a riordinare, cucinare, riesci perfino a mangiare seduta al ristorante il primo, il secondo, il dessert e pure il caffè! E capisci che i mali del mondo sono altri e che Topo Tip, in fondo, non è poi così fastidioso!

Ecco, è così che mi sono trasformata da mamma perfetta per il mondo… A mamma perfetta per mio figlio!

Si perché il segreto è questo! Per il tuo bambino resterai sempre e comunque la più bella, la più buona, la più divertente, la più meravigliosa mamma di tutto il mondo.

Fino all’adolescenza almeno!

 

#insensocontrariadimarcia

Gemelli, zenzero e tachipirina

Gemelli, zenzero e tachipirina

Me l’ avevano detto.

Me l’avevano detto in tanti: “Vedrai, quando inizieranno ad andare alla materna, il primo anno li avrai più a casa che a scuola”.

Io non volevo crederci: “Ma chi? I miei figli? Ammalarsi? Ma va!”

Sorridevo e schivavo commenti e pronostici odiosi quasi come schivare germi, e invece AVEVANO RAGIONE. I “gufatori seriali” come li chiamo io, ci vedono sempre lungo.

Sono assente da un po’ sulla rubrica, estate impegnativa devo dire, mi ero promessa di regalarvi un pezzo sull’inserimento alla materna, ma non abbiamo fatto in tempo a terminarlo che … dopo una sola settimana, Tommaso prima, e Mattia dopo, si sono ammalati.

Mi stavo abituando a questi sprazzi di libertà che c’ha pensato la nostra prima otite a riportarmi alla dura realtà.

Il bello della gemellanza poi, è la solidarietà anche nelle malattie: l’unica cosa che li divide è il tempo d’incubazione.

Abbiamo passato una luuuuunga settimana a casa, tra pediatra, divano, costruzioni e televisione. Avevo progettato cambio di stagione, pulizie selvagge, pranzi con amiche e sane dormite ma, LEZIONE DELLA SETTIMANA, mai fare programmi, MAI! Soprattutto quando sei una mamma!

Gli unici programmi che noi mamme possiamo scegliere sono quelli dei lavaggi di lavastoviglie e lavatrice, io in effetti mi ci sbizzarrisco proprio.

Comunque, sul più bello che Mattia e Tommaso mostravano netti segni di ripresa, sono crollata io! Sono qui a letto con coperta, tisana zenzero e miele, termometro e le loro urla giocose dal piano di sotto: mia madre è corsa in soccorso stamattina, quando è entrata le ho detto “benvenuta all’ospedale Fate Bene Gemelli” (l’ironia non mi abbandona quasi mai).

Come sempre, cerco di vedere i lati positivi di ogni cosa, infatti continuo a ripetermi che l’autunno è appena iniziato e con questa partenza in salita, il resto non può essere che in discesa! Si accettano eventualmente percorsi in pianura con dossi.

Mi guardo le stories su Instagram: a Milano c’è la Fashion Week e io vorrei tanto essere una mamma influencer, tuttavia sono semplicemente una mamma influenzata. Non posso consigliarvi prodotti per la beauty routine, ma se volete vi apro la dispensa di casa mia e vi mostro i quantitativi di integratori naturali che sto assumendo per aumentare le difese immunitarie (a quanto pare devono ancora fare effetto)

Sperando nella totale guarigione dei gemelli, lunedì inizieranno il tempo pieno all’asilo e finalmente potrò aggiornarvi su questa nuova avventura.

Nel frattempo zenzero e Tachipirina per me e… Buon weekend a voi!

Una cicogna senza navigatore

Una cicogna senza navigatore

Ovvero la storia di una cicogna che non trovava la strada per casa mia!

Si perché avere un bambino è una cosa semplice, nella teoria, ma se nella pratica non dovesse essere così facile?

Quando Marco è entrato teoricamente nelle nostre teste, era Natale. Volevamo farci proprio un bel regalo quell’anno, allargare la famiglia!

Ma purtroppo poco dopo ecco il ciclo che arriva a ricordarmi che nella vita non si può sempre avere tutto e subito. Pazienza, aspetteremo il mese prossimo. Nel frattempo decido di fare una vita un pochino più regolare: basta fumo, basta alcool, basta carne cruda e basta pesce crudo. Tanto, cosa sarà mai rinunciare a queste piccole cose per un pò ?!

Dunque, dove eravamo? A dicembre giusto? Bene… Passano così pure gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio e pure giugno. Tiè!

Ok… Qui la cicogna si è persa, non sapevo a cosa pensare!

Anche perché ovviamente, mentre tu segretamente sei presa con questa battaglia personale con cicogna e cavoli, sei circondata da pance! Pance che c’hanno messo poco, più precisamente.

Per cercare di capire i motivi per cui mi trovavo in questa situazione ho cercato delle informazioni; quindi vediamo di capire un attimo insieme quali possono essere alcune delle più probabili cause di un mancato concepimento:

1 – I tempi sbagliati

Io non ho un ciclo regolare…quindi ho detto tutto! Trovare i giorni giusti dell’ovulazione è più difficile che trovare il tanga che tanto ti piaceva nei cestoni dei saldi da intimissimi.

2- Lo stress

Eh si care, il fattore psicologico è una brutta bestia! Più ci pensi, meno accade, meno ci pensi e più accade. Chiaro no?

3- Scompensi ormonali

Il che in parte richiamano il punto uno mentre in parte può riguardare riguardare altro. Ad esempio una mia carissima amica (alla quale auguro di darmi un “nipotino” moooolto presto!) aveva dei valori sballati alla tiroide, con un esame del sangue nella maggior parte dei casi può aiutare ad individuare tali scompensi.

4- La sindrome dell’ovaio policistico (PCO)

Ovvero le donne con questa sindrome possono avere un ingrossamento delle ovaie che contengono piccoli accumuli di cisti liquide – i follicoli – situati in ciascuna ovaia.

Solitamente questo disturbo viene rilevato dal ginecologo con un ecografia.

5- Problemi di natura genetica

Qui non entro troppo nel merito perché non voglio dilungarmi e soprattutto non sono un medico ma possono esserci purtroppo, ed essendo genetici probabilmente sai già di averli o comunque sai che delle difficoltà ci sono state in entrambe le famiglie. Anche qui, valutate da uno specialista quale sia la strada da intraprendere, e avanti tutta!

6-  E se fosse lui il problema?

Se hai già escluso la maggior parte dei punti, forse il problema riguarda il partner.

Una visita specialistica è la miglior cosa per escludere anche questo punto. Bada bene però, il tuo lui potrebbe essere restio nel farla. È bene comportarsi come se avessi già un bambino. Lo accompagni dal dottore facendogli credere che andate allo stadio, tienigli la mano e soprattutto finita la visita… Compragli un bel gelato!

Ora, io ho elencato a grandi linee, solo alcune delle cause più lievi, comuni e curabili che possono ritardare il concepimento.

Teniamo sempre presente che solo dopo almeno 6 mesi di tentativi, senza che la donna sia rimasta incinta, si può cominciare a parlare di “difficoltà di concepimento”; ma non ancora di sterilità, che può venire diagnosticata da uno specialista dopo almeno 12 mesi di tentativi mancati.

Quindi, per tornare alla mia esperienza, agli sgoccioli dei 6 mesi di tentativi, e al netto di ben 3 test negativi, sono arrivate loro… No, non le mestruazioni questa volta, ma due meravigliose linee blu!

Siate serene donne, e non preoccupatevi, la cicogna, a volte, ha solo bisogno di aggiornare le mappe del navigatore.

A presto!

@insensocontrariodimarcia

In principio c’erano Mamma e Papà

In principio c’erano Mamma e Papà

“In principio c’erano Mamma e Papà”

Eh si, perché se sono qui a narrare le memorabili gesta del mio ometto è perché Mamma e Papà, molto tempo fa, si sono conosciuti.

15 anni fa, per la precisione. 15 anni come amici, 10 anni come fidanzati, 4 anni come sposi e 1 anno e ½ come genitori.

Ci siamo incontrati per sbaglio alle superiori, Mamma andava a scuola vicino all’ospedale e, come spesso accadeva, lei e una sua compagna di classe andavano proprio al bar dell’ospedale a fare uno spuntino quando uscivano un’ora prima. Quel giorno, purtroppo, li c’era anche Papà; ricoverato per il terzo intervento a quei poveri polmoni che lo hanno messo a dura prova.

La mia amica Kicca mi chiede: “ti dispiace se andiamo a trovare un mio amico?” e dal mio “si, certo!” è partito tutto!

E’ vero, l’incontro non ha molto di romantico in effetti, ma siamo solo all’inizio. Suvvia, datemi tempo… Dove eravamo rimasti? Ah si… Da quell’incontro in ospedale abbiamo iniziato ad uscire insieme nella stessa compagnia, una di quelle numerose che si vedevano spesso ormai quasi vent’anni fa. Nulla di “importante” in realtà se non fosse che, sotto sotto, lui era già cotto mentre io, come nelle più classiche delle storie adolescenziali, ero innamorata del suo amico. E questo successe per ben due volte di fila, con ben due amici diversi. Poveretto, Mamma era piccola e non capiva cosa rischiava di perdere!

Intanto il tempo passa e, nonostante gli amori diversi, da semplici amici di compagnia siamo diventati migliori amici, di quelli che si raccontano di tutto e di più. Uscivamo insieme, facevamo l’uno i compiti dell’altro (forse questo non dovevo dirlo 😉 ) insomma, eravamo davvero inseparabili. Ma ahimè, anche le cose belle alle volte sono destinate a finire, e si sa, tutto può cambiare in fretta quando si è ragazzi; infatti finite le superiori, tra chi ha iniziato a lavorare e chi ad andare all’università, le nostre strade presero direzioni diverse per un intero e LUUUUNGHISSIMO anno.

Poi l’incontro fatale!

Entrambi fidanzati e dopo quel periodo di stop, ci siamo rivisti.. E li signore mie, non ce n’è stato più per nessuno!

 

Chissà, forse la lontananza ci ha fatto bene perché, lasciati i rispettivi fidanzati, da quel momento INSEPARABILI lo siamo diventati per davvero, tanto che dal nostro amore (finalmente ricambiato pure dalla sottoscritta) è arrivato un bel matrimonio e qualche anno più tardi un bellissimo fiocco azzurro.

Quale miglior lieto fine?

Tempo di… Asilo nido

Tempo di… Asilo nido

Per la prima volta da quando è nato, dovrò separarmi da mio figlio. Non sono stata lontana da Federico per più di un’ora e adesso ci viene chiesto di stare divisi per un tempo che a me pare lunghissimo.

Mi sento in colpa se ripenso al tempo trascorso finora, passato a lamentarmi per il fatto che non dorme, ad imprecare per quelle pappe che non ha voluto neanche assaggiare, a litigare con il papà per la suddivisione dei compiti domestici.. Mi pervade quella sensazione di non aver fatto abbastanza per lui, di aver bisogno di più tempo adesso per poter stare con il mio piccolo, quel tempo che ho stupidamente sprecato per fare tutt’altro invece di passarlo con lui.

Ora trascorrerà la giornata con altri bambini, in un’altra casa e con un’educatrice; il mio tempo sarà pregno di scartoffie e riunioni, di colloqui e incontri programmati e rimpiangerò quei giorni che sembravano eterni (e le notti ancora di più), dove non esistevano orologi perché tanto era lui a ricordarmi quando era arrivato il tempo per la pappa, per la nanna o quello del cambio… Tutti questi gesti mi sono parsi così meccanici e routinari da non aver dato loro il valore che meritavano, ora invece dovranno essere scanditi dai miei ritmi di lavoro.

È buffo se penso a quante volte ho desiderato un po’ di tempo per me quando stavo tutto il giorno con lui e adesso che ne ho la possibilità non vorrei lasciarlo neanche per andare in bagno. La Anita razionale direbbe “Quello che provi è umano tesoro, mica sei fatta di latta”. Non avrei mai creduto che un esserino così piccolo potesse suscitare emozioni così forti e molte volte contrastanti.

 

Io e papà gli abbiamo comprato per l’occasione uno zainetto a forma di drago. In realtà è più grande di lui, ma quando glielo abbiamo fatto indossare era così euforico che ci ha giocato tutto il giorno. Noi in compenso lo guardavamo con gli occhi lucidi pensando che forse è ancora troppo piccolo per affrontare questo importante passo, o forse siamo noi genitori che non riusciamo ad accettare questa separazione.

Mi sembra di rivivere le stesse emozioni del mio primo giorno di scuola: guardavo mia mamma che mi salutava sorridendo credendo fosse contenta di lasciarmi. Probabilmente provava le stesse cose che provo io ora, guardandomi a sua volta entrare in aula, e so che dietro quel sorriso stampato in faccia in realtà si celava tristezza.

Questo mi ricorda che prima di essere genitori siamo figli a nostra volta e che separarsi da qualcuno che si ama fa male a 9 mesi come a 90 anni, soprattutto se quel qualcuno è sangue del nostro sangue.

Federico inizierà l’asilo nido e piangerà. Noi piangeremo. Lui si aggrapperà con tutte le sue forze alle nostre gambe e noi ci ritroveremo impotenti di fronte a questa immagine. I cambiamenti sono così. Quelli più importanti spaventano ma sappiamo anche che saranno quelli più intensi e belli.

Buon cammino piccolo, mamma e papà ti sono accanto.

 

Mamme, questo è dedicato a noi

In occasione della Festa della Mamma, ho pensato a qualche parola da dedicare a tutte noi, così diverse nel nostro modo di crescere i nostri cuccioli, ma tutte accomunate dal voler dare solo il meglio ai nostri bambini. Queste parole le ho scritte qualche mese fa, per poi tenerle nella memoria del telefono tra le note, ed ora voglio condividerle con voi, sperando possiate riconoscervi.

18447720_1351125194979590_1384437903_nEssere madre è quella cosa che quando li hai sempre tra i piedi, vorresti che ti stessero un po’ più distante, ma quando poi sei distante … ti mancano da matti.
Quando non riesci ad addormentarli, e sei stanca, e non ne puoi più, vuoi solo vederli crollare nel sonno, ma poi loro dormono e tu gli illumini il viso con la luce del telefono per vederli sognare nei loro lettini (nel migliore dei casi) o nel tuo lettone.
Essere madre è voler dormire in un letto fatto per 2, ma poi al primo risveglio quelle gambe morbide avvinghiate a te sono la cosa più bella. Quel respiro cosi cadenzato sa di purezza.

E’ guardare al passato con nostalgia, ma con la certezza che il futuro con loro sarà un’avventura meravigliosa, la più bella di tutte!
E’ aprire il frigorifero e sapere già cosa dovrai prendere, perché loro sono in agguato per afferrare la bottiglia di birra e farla cadere a terra.

18470911_1351125191646257_946760799_nEssere madre è mangiare la nutella di nascosto, perché a loro fa male, ma alla tua anima fa bene! Oh si, fa bene!
E’ dover alzare la voce, per poi perdersi in quegli occhioni e capire che non sono loro a sbagliare, siamo noi mamme un po’ troppo cresciute. E non serve urlare per farsi capire, perché nel momento in cui urli hai già perso.
Essere mamma è interrogarsi sui NO.
E’ chiedersi in continuazione se si sta facendo la cosa giusta, è lavoro di squadra con chi divide quel letto matrimoniale con te, anche se spesso di notte viene sfrattato.

Essere madre è non temere che venga meno l’intimità della coppia nel lasciar dormire i tuoi bambini nel lettone, perché l’intimità di una coppia non si vede di notte nel sonno.
Essere mamma è stupirsi del tempo che passa, chiudere gli occhi e sentire il profumo di neonato … e di rigurgito.
E’ guardarsi le smagliature sulla pancia e rimpiangere il fisico di un tempo, però poi ti senti un po’ Dio per aver messo al mondo qualcosa di così meraviglioso.
E’ paura di sbagliare, è crescita continua, con loro e per loro.

Diventi mamma e ti ritrovi a mediare quando bisticciano fra loro, a vestire i panni dell’arbitro senza fischietto.
E’ raccontare storie, è giocare con il pongo, costruire capanne al riparo dal lupo, comprare dinosauri e draghi o macchinine.
E’ cambiare tanti pannolini, tanti, tantissimi (io doppi), e mentre li cambi sai che in mano hai una possibile arma di distruzione di massa, pronta per essere lanciata addosso a chi ti vorrebbe una madre diversa.
E’ sognare l’asilo, temendo il distacco.

Quando sei mamma, ogni risveglio è il più bello, anche quando non ti hanno fatto dormire. E mentre scrivo mi chiedo: di cosa era fatta la mia vita prima di questo?
Buona festa a tutte le mamme, alla mia in modo particolare!

 


Vieni a trovarmi su gioie_gemelli

Mamma, vuoi un consiglio? Non dare consigli

E poi tu diventi mamma (o lo stai per diventare) e ormai sai già cosa ti aspetta.

No, non parlo delle notti in bianco o delle coliche, dell’allattamento sì o no o delle impossibili docce senza che nessuno ti bussi alla porta. Tutte queste cose sono comprese, praticamente vengono insieme nella stessa scatola del test di gravidanza.

Oggi vi parlo del più fastidioso momento da quando ho scoperto che sarei diventata mamma, e cioè: “consigli invadenti mai richiesti “.

 *spoiler: le prossime righe sono basate su fatti realmente accaduti, e qualsiasi somiglianza con esperienze di qualcun altro potrebbe non essere una mera coincidenza, visto il forte incremento di mancati psicologi, pediatre, educatori e scienziati che troviamo nel corso della vita. 

 


In Brasile c’è un detto: “se un consiglio fosse buono, non sarebbe regalato” 

Non so voi, mamme, ma io ho sempre avuto un rapporto un po’ burrascoso con questa cosa di consigliare ed essere consigliata. Non parlo di consigli tipo “pomata per il culetto rosso” o il nome di un bravo pediatra, parlo di quei consigli mimetizzati a critica, cioè quelli che ti danno con l’intento di mettere in dubbio la tua capacità di essere mamma. Non so se mi spiego…

Vi faccio un esempio :
Piero aveva appena compiuto 6 mesi, e mentre gli davo la tetta ecco che mi arriva una perla di saggezza:

– Ma allatti ancora? E quanto ancora pensi di allattarlo? Guarda che questo è già vizio, non tenerlo sempre attaccato, piuttosto dagli acqua! –

IO: – Come no… Ma quando lei ordina una pizza brie, cipolla e salamino e poi le arriva un’ insalatona, ovviamente le va bene lo stesso, giusto?! –

 

Una cosa ho imparato da quando sono diventata mamma: se non mi sono ancora fatta crescere i peli sullo stomaco devo sbrigarmi, perché la saga dei consigli invadenti e spesso inutili non finiscono con la gravidanza e neanche nella prima infanzia. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello mentre non vedi la trave che è nel tuo?
Volete un altro esempio?

MAMMA SAGGIA:

– Ma guarda, se lui é così timido ed introverso, fagli fare sport. Da quando il mio fa psicomotricità e anche calcio due volte a settimana, è un altro bambino –

IO: – Ma io non voglio un altro bambino, questo che ho va benissimo, e poi lui non è introverso… è solo selettivo! –

 

Ormai vedo un sacco di bambini così impegnati nello sport ed osannati dai propri genitori che sembra siano delle promesse del Barcellona. Peccato però non riescano a giocare con i loro coetanei senza imporsi con la prepotenza, oppure sputandosi addosso e facendo dispetti a quelli meno bravi di loro. Bambini che parlano inglese, francese e qualche altra lingua morta, che però non hanno ancora imparato a dire grazie o per piacere nella propria di lingua.

Sono una sostenitrice dei “cavoli miei” e spero sempre che ognuno guardi nel suo piccolo prima di giudicare le scelte altrui, per questo evito di consigliare le persone senza che mi venga richiesto. Ho una “fifa punk” di essere invadente e poi sono troppo impegnata a crescere i miei uomini. Sì perché: a “fare” figli siamo tutti capaci ma ad “educarli” no!

Negli ultimi tempi Jacopo mi chiede spesso di fargli degli esempi per qualche parola di cui lui non capisce il significato… Forse la strada é questa: più esempi e meno consigli!

 

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Adesso tocca a voi (mamme con il pelo sullo stomaco) mandatemi la testimonianza di qualche consiglio che avete sentito e che vi ha fatto girare gli “zebedei”. Esorcizziamo così questa brutta abitudine facendo due risate 😉 Vieni a trovarmi su scusamamma >>

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Non se ne parla mai: gemelli, allattamento e… stettamento!

Care mamme, sembrava impossibile ma ce l’ho fatta: ho smesso di allattare Mattia e Tommaso al seno alla soglia dei due anni e mezzo. Chi mi conosce sa benissimo che è stata una mission impossible al pari di quella intrapresa da Tom Cruise eppure sono sopravvissuta e sono qui a raccontarvelo.

Faccio una premessa: nonostante io sia immensamente grata alle mie tette, che mi hanno permesso di allattare i miei cuccioli, non voglio scendere nella classica ODE ALL’ ALLATTAMENTO AL SENO. Purtroppo questo è un argomento che divide molto e soprattutto il confine tra raccontare una bella e pura esperienza e il sentirsi accusata di poca sensibilità dalle madri che per vari motivi non hanno allattato, è molto, molto sottile.

Bando alle ciance, sull’allattamento c’è tanto di quel materiale da poter apprendere tutto per osmosi, ma dello STETTAMENTO, come lo chiamo io, sbaglio o se ne parla troppo poco?

 

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Andiamo con ordine: il mio percorso è stato in salita. In ospedale le prime a non credere in me furono proprio le infermiere del nido, che, complici le miei ragadi, mi stavano già deviando all’artificiale perché FIGURATI SE RIUSCIRAI AD ALLATTARE DUE GEMELLI. Mai dire così ad una mamma cazzuta, perché poi una la prende come sfida: detto, fatto! Due mesi di ragadi e sangue, di pianti e testate contro al muro, di ingorghi e “ma chi me lo fa fare”, però poi conosci persone che amano il proprio lavoro, e tutto prende via.

Un’ostetrica dal cuore d’oro ed una farmacista amica dell’allattamento sono state per me fondamentali, ma anche i miei familiari hanno giocato un ruolo importante perché mi hanno sempre sostenuta, soprattutto mamma e suocera. Non per ultimo mio padre, che ha provveduto all’acquisto di birre pregiate artigianali perché secondo lui “la birra fa latte”. Io c’ho provato a dirglielo che al corso pre-parto lo sconsigliano, ma sulla birra belga non si discute, per cui tra una poppata e l’altra ogni tanto mi sono pure gustata qualche bicchiere.

Daniele invece è stato da manuale, gliene devo dare atto; non ha mai pronunciato la fatidica frase “secondo me piange perché non hai abbastanza latte” oppure la peggiore di tutte “il tuo latte non è nutriente”. Forse in cuor suo sapeva che se avesse detto una cosa simile, non avrebbe mai più rivisto le mie tette per ripicca! O forse ha semplicemente avuto fiducia in me e nella natura delle cose. Allattare al seno mi ha semplificato la vita, non sarei mai riuscita a svegliarmi la notte per riscaldare i biberon! E poi diciamocelo, che meraviglia dover comprare reggiseni di due taglie più grandi! In compenso, voglio essere sincera nel dire che Mattia e Tommaso hanno iniziato a dormire TUTTA LA NOTTE da quando gli nego le loro amate poppe, quindi col senno di poi mi chiedo se forse non era meglio fermarsi prima.

L’ultimo periodo è stato tosto, non ne potevo più! Per loro era un’ossessione: durante il gioco, durante la cena, davanti alla televisione, sempre e solo tetta! In alcuni momenti ho rimpianto questa scelta, devo ammetterlo, però adesso mi guardo indietro e so di avergli dato tanto. Gli ho dato il mio tempo, il mio corpo, li ho nutriti del mio amore e spero di avergli dato le basi per una buona salute. Quei momenti erano solo nostri, e li custodirò per sempre nel mio cuore.

Ma loro come l’hanno presa? Direi bene, perché ho compensato con tante coccole fatte di abbracci lunghissimi, carezze ai capelli, baci, storie della buonanotte e qualche fetta di pane e nocciolata! Ora i nostri giochi non hanno più interruzioni, però ogni tanto ammetto che danno una controllatina per vedere se è tutto ok e se ci sono ancora. Ah, dimenticavo: finalmente posso indossare nuovamente le magliette girocollo, perché anche sull’abbigliamento durante l’allattamento si potrebbe scrivere un libro. Volete proprio sapere come ho fatto? Allora vi avviso che il mio stettamento non è stato da manuale ma del resto l’avrete capito che sono una madre imperfetta per cui… EBBENE SI, mi sono cosparsa per giorni d’aglio e per questo chiedo scusa a tutte le persone che mi hanno incrociato in quei dannati giorni e che probabilmente hanno sentito che puzzavo.

L’aglio mi ha aiutata a tenerli lontani con la luce del sole, mentre per la notte ho potuto usufruire della gentile collaborazione di Daniele, che ha placato il mio pianto inconsolabile e disperato per quattro notti filate. E’ stata una settimana d’inferno, lo ammetto. Di giorno non ero io ad andare in giro con le occhiaie, erano le occhiaie che portavano a spasso me. Occhiaie + puzza d’aglio = vita sociale in declino.

Per fortuna il tutto è durato talmente poco… ho ancora un uomo che torna a casa la sera e della gente che vuole parlarmi senza indossare la mascherina. E’ stato un bel capitolo della mia vita, sono felice e fiera di aver allattato i miei piccoli e invito tutte le mamme che sono titubanti a farsi aiutare, ad ascoltare di più il proprio istinto e a dare meno retta a chi scoraggia una delle cose più importanti per mamma e bambino, fermo restando che siamo tutte bravissime mamme e vogliamo tutte il meglio per i nostri cuccioli, a prescindere dall’allattamento.

CARE POPPE, AMICHE CARE, SIETE STATE ESSENZIALI. GRAZIE PER IL VOSTRO PRONTO INTERVENTO OGNI VOLTA CHE C’ERA DEL MALCONTENTO. FEBBRE, VACCINI, CAPRICCI E STANCHEZZA, SIETE STATE LA MIA SALVEZZA. PORTERO’ SEMPRE NEL CUORE IL RICORDO DEL VOSTRO CALORE.

MA ORA IN PACE VI LASCIO STARE, VI PREGO SOLO DI NON CROLLARE!

 


 

E voi, come avete affrontato il saluto alla tetta? Aspetto i vostri commenti sulla mia pagina instagram gioie_gemelli

 

 

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Il singhiozzo della notte

“È notte alta e sono sveglia 🎶 sei sempre tu il mio chiodo fisso… 🎶ANCORAAAA…ANCORAAAA”

Ancora sveglio??
Ebbene, chiariamo subito, questo articolo non parlerà di serate fuori, di aperitivi o di feste. No, non parlerà neppure di qualche disturbo fisico che mi affligge durante le ore notturne. Niente di tutto cio’.

Il mio “singhiozzo” è diverso. Il mio singhiozzo si chiama Marco. Sempre lui. Ebbene si, è il mio bimbo che mi fa dormire di tre ore in tre ore con intervalli che vanno dai dieci minuti all’ora. A singhiozzo, per l’appunto. Certo amore della mamma che mi vuoi bene e vuoi stare sempre con me…ma…MOLLAMI!! Almeno la notte! Ti prego!

#insensocontrariodimarcia

 

Che poi, lui prende sonno dolcemente cullato, ma io no!

Eh perché non è così semplice. Non è che appena richiude gli occhi io posso metterlo a letto e ritornare tra le dolci e calde braccia di Morfeo e ciaone. No! Io devo continuare a cullarlo. Perché? Perché sennò si sveglia. Mio figlio funziona esattamente come le bambole, hai presente quelle che butti a letto e chiudono gli occhi? Ecco… così ma al contrario (ma va???)! Ha gli occhi chiusi, lo appoggio a letto e gli riapre.
MA PERCHÉEEEEEE??

Tra chi sostiene che siano brutti sogni, a chi sostiene che sia fisiologico per i malati di tetta come lui, intanto io non so più dove sbattere la testa.
Una cosa è chiara e lampante però. Crescerà. E quando sarà grande di sicuro le sue sveglie notturne se le gestirà da solo. ATTENTO PERÒ PICCOLO, che mamma e papà ti amano, ma non dimenticano!

E la prima volta che farai nottata fuori con gli amici, alle 6:30 della mattina saremo lì ad aspettarti al varco, con tanta voglia di vivere, urlare, svegliarti ogni mezz’ora e stare belli larghi a letto con te.

Avvisato! 😉

 


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