Mamme, questo è dedicato a noi

In occasione della Festa della Mamma, ho pensato a qualche parola da dedicare a tutte noi, così diverse nel nostro modo di crescere i nostri cuccioli, ma tutte accomunate dal voler dare solo il meglio ai nostri bambini. Queste parole le ho scritte qualche mese fa, per poi tenerle nella memoria del telefono tra le note, ed ora voglio condividerle con voi, sperando possiate riconoscervi.

18447720_1351125194979590_1384437903_nEssere madre è quella cosa che quando li hai sempre tra i piedi, vorresti che ti stessero un po’ più distante, ma quando poi sei distante … ti mancano da matti.
Quando non riesci ad addormentarli, e sei stanca, e non ne puoi più, vuoi solo vederli crollare nel sonno, ma poi loro dormono e tu gli illumini il viso con la luce del telefono per vederli sognare nei loro lettini (nel migliore dei casi) o nel tuo lettone.
Essere madre è voler dormire in un letto fatto per 2, ma poi al primo risveglio quelle gambe morbide avvinghiate a te sono la cosa più bella. Quel respiro cosi cadenzato sa di purezza.

E’ guardare al passato con nostalgia, ma con la certezza che il futuro con loro sarà un’avventura meravigliosa, la più bella di tutte!
E’ aprire il frigorifero e sapere già cosa dovrai prendere, perché loro sono in agguato per afferrare la bottiglia di birra e farla cadere a terra.

18470911_1351125191646257_946760799_nEssere madre è mangiare la nutella di nascosto, perché a loro fa male, ma alla tua anima fa bene! Oh si, fa bene!
E’ dover alzare la voce, per poi perdersi in quegli occhioni e capire che non sono loro a sbagliare, siamo noi mamme un po’ troppo cresciute. E non serve urlare per farsi capire, perché nel momento in cui urli hai già perso.
Essere mamma è interrogarsi sui NO.
E’ chiedersi in continuazione se si sta facendo la cosa giusta, è lavoro di squadra con chi divide quel letto matrimoniale con te, anche se spesso di notte viene sfrattato.

Essere madre è non temere che venga meno l’intimità della coppia nel lasciar dormire i tuoi bambini nel lettone, perché l’intimità di una coppia non si vede di notte nel sonno.
Essere mamma è stupirsi del tempo che passa, chiudere gli occhi e sentire il profumo di neonato … e di rigurgito.
E’ guardarsi le smagliature sulla pancia e rimpiangere il fisico di un tempo, però poi ti senti un po’ Dio per aver messo al mondo qualcosa di così meraviglioso.
E’ paura di sbagliare, è crescita continua, con loro e per loro.

Diventi mamma e ti ritrovi a mediare quando bisticciano fra loro, a vestire i panni dell’arbitro senza fischietto.
E’ raccontare storie, è giocare con il pongo, costruire capanne al riparo dal lupo, comprare dinosauri e draghi o macchinine.
E’ cambiare tanti pannolini, tanti, tantissimi (io doppi), e mentre li cambi sai che in mano hai una possibile arma di distruzione di massa, pronta per essere lanciata addosso a chi ti vorrebbe una madre diversa.
E’ sognare l’asilo, temendo il distacco.

Quando sei mamma, ogni risveglio è il più bello, anche quando non ti hanno fatto dormire. E mentre scrivo mi chiedo: di cosa era fatta la mia vita prima di questo?
Buona festa a tutte le mamme, alla mia in modo particolare!

 


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Mamma, vuoi un consiglio? Non dare consigli

E poi tu diventi mamma (o lo stai per diventare) e ormai sai già cosa ti aspetta.

No, non parlo delle notti in bianco o delle coliche, dell’allattamento sì o no o delle impossibili docce senza che nessuno ti bussi alla porta. Tutte queste cose sono comprese, praticamente vengono insieme nella stessa scatola del test di gravidanza.

Oggi vi parlo del più fastidioso momento da quando ho scoperto che sarei diventata mamma, e cioè: “consigli invadenti mai richiesti “.

 *spoiler: le prossime righe sono basate su fatti realmente accaduti, e qualsiasi somiglianza con esperienze di qualcun altro potrebbe non essere una mera coincidenza, visto il forte incremento di mancati psicologi, pediatre, educatori e scienziati che troviamo nel corso della vita. 

 


In Brasile c’è un detto: “se un consiglio fosse buono, non sarebbe regalato” 

Non so voi, mamme, ma io ho sempre avuto un rapporto un po’ burrascoso con questa cosa di consigliare ed essere consigliata. Non parlo di consigli tipo “pomata per il culetto rosso” o il nome di un bravo pediatra, parlo di quei consigli mimetizzati a critica, cioè quelli che ti danno con l’intento di mettere in dubbio la tua capacità di essere mamma. Non so se mi spiego…

Vi faccio un esempio :
Piero aveva appena compiuto 6 mesi, e mentre gli davo la tetta ecco che mi arriva una perla di saggezza:

– Ma allatti ancora? E quanto ancora pensi di allattarlo? Guarda che questo è già vizio, non tenerlo sempre attaccato, piuttosto dagli acqua! –

IO: – Come no… Ma quando lei ordina una pizza brie, cipolla e salamino e poi le arriva un’ insalatona, ovviamente le va bene lo stesso, giusto?! –

 

Una cosa ho imparato da quando sono diventata mamma: se non mi sono ancora fatta crescere i peli sullo stomaco devo sbrigarmi, perché la saga dei consigli invadenti e spesso inutili non finiscono con la gravidanza e neanche nella prima infanzia. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello mentre non vedi la trave che è nel tuo?
Volete un altro esempio?

MAMMA SAGGIA:

– Ma guarda, se lui é così timido ed introverso, fagli fare sport. Da quando il mio fa psicomotricità e anche calcio due volte a settimana, è un altro bambino –

IO: – Ma io non voglio un altro bambino, questo che ho va benissimo, e poi lui non è introverso… è solo selettivo! –

 

Ormai vedo un sacco di bambini così impegnati nello sport ed osannati dai propri genitori che sembra siano delle promesse del Barcellona. Peccato però non riescano a giocare con i loro coetanei senza imporsi con la prepotenza, oppure sputandosi addosso e facendo dispetti a quelli meno bravi di loro. Bambini che parlano inglese, francese e qualche altra lingua morta, che però non hanno ancora imparato a dire grazie o per piacere nella propria di lingua.

Sono una sostenitrice dei “cavoli miei” e spero sempre che ognuno guardi nel suo piccolo prima di giudicare le scelte altrui, per questo evito di consigliare le persone senza che mi venga richiesto. Ho una “fifa punk” di essere invadente e poi sono troppo impegnata a crescere i miei uomini. Sì perché: a “fare” figli siamo tutti capaci ma ad “educarli” no!

Negli ultimi tempi Jacopo mi chiede spesso di fargli degli esempi per qualche parola di cui lui non capisce il significato… Forse la strada é questa: più esempi e meno consigli!

 

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Adesso tocca a voi (mamme con il pelo sullo stomaco) mandatemi la testimonianza di qualche consiglio che avete sentito e che vi ha fatto girare gli “zebedei”. Esorcizziamo così questa brutta abitudine facendo due risate 😉 Vieni a trovarmi su scusamamma >>

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Non se ne parla mai: gemelli, allattamento e… stettamento!

Care mamme, sembrava impossibile ma ce l’ho fatta: ho smesso di allattare Mattia e Tommaso al seno alla soglia dei due anni e mezzo. Chi mi conosce sa benissimo che è stata una mission impossible al pari di quella intrapresa da Tom Cruise eppure sono sopravvissuta e sono qui a raccontarvelo.

Faccio una premessa: nonostante io sia immensamente grata alle mie tette, che mi hanno permesso di allattare i miei cuccioli, non voglio scendere nella classica ODE ALL’ ALLATTAMENTO AL SENO. Purtroppo questo è un argomento che divide molto e soprattutto il confine tra raccontare una bella e pura esperienza e il sentirsi accusata di poca sensibilità dalle madri che per vari motivi non hanno allattato, è molto, molto sottile.

Bando alle ciance, sull’allattamento c’è tanto di quel materiale da poter apprendere tutto per osmosi, ma dello STETTAMENTO, come lo chiamo io, sbaglio o se ne parla troppo poco?

 

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Andiamo con ordine: il mio percorso è stato in salita. In ospedale le prime a non credere in me furono proprio le infermiere del nido, che, complici le miei ragadi, mi stavano già deviando all’artificiale perché FIGURATI SE RIUSCIRAI AD ALLATTARE DUE GEMELLI. Mai dire così ad una mamma cazzuta, perché poi una la prende come sfida: detto, fatto! Due mesi di ragadi e sangue, di pianti e testate contro al muro, di ingorghi e “ma chi me lo fa fare”, però poi conosci persone che amano il proprio lavoro, e tutto prende via.

Un’ostetrica dal cuore d’oro ed una farmacista amica dell’allattamento sono state per me fondamentali, ma anche i miei familiari hanno giocato un ruolo importante perché mi hanno sempre sostenuta, soprattutto mamma e suocera. Non per ultimo mio padre, che ha provveduto all’acquisto di birre pregiate artigianali perché secondo lui “la birra fa latte”. Io c’ho provato a dirglielo che al corso pre-parto lo sconsigliano, ma sulla birra belga non si discute, per cui tra una poppata e l’altra ogni tanto mi sono pure gustata qualche bicchiere.

Daniele invece è stato da manuale, gliene devo dare atto; non ha mai pronunciato la fatidica frase “secondo me piange perché non hai abbastanza latte” oppure la peggiore di tutte “il tuo latte non è nutriente”. Forse in cuor suo sapeva che se avesse detto una cosa simile, non avrebbe mai più rivisto le mie tette per ripicca! O forse ha semplicemente avuto fiducia in me e nella natura delle cose. Allattare al seno mi ha semplificato la vita, non sarei mai riuscita a svegliarmi la notte per riscaldare i biberon! E poi diciamocelo, che meraviglia dover comprare reggiseni di due taglie più grandi! In compenso, voglio essere sincera nel dire che Mattia e Tommaso hanno iniziato a dormire TUTTA LA NOTTE da quando gli nego le loro amate poppe, quindi col senno di poi mi chiedo se forse non era meglio fermarsi prima.

L’ultimo periodo è stato tosto, non ne potevo più! Per loro era un’ossessione: durante il gioco, durante la cena, davanti alla televisione, sempre e solo tetta! In alcuni momenti ho rimpianto questa scelta, devo ammetterlo, però adesso mi guardo indietro e so di avergli dato tanto. Gli ho dato il mio tempo, il mio corpo, li ho nutriti del mio amore e spero di avergli dato le basi per una buona salute. Quei momenti erano solo nostri, e li custodirò per sempre nel mio cuore.

Ma loro come l’hanno presa? Direi bene, perché ho compensato con tante coccole fatte di abbracci lunghissimi, carezze ai capelli, baci, storie della buonanotte e qualche fetta di pane e nocciolata! Ora i nostri giochi non hanno più interruzioni, però ogni tanto ammetto che danno una controllatina per vedere se è tutto ok e se ci sono ancora. Ah, dimenticavo: finalmente posso indossare nuovamente le magliette girocollo, perché anche sull’abbigliamento durante l’allattamento si potrebbe scrivere un libro. Volete proprio sapere come ho fatto? Allora vi avviso che il mio stettamento non è stato da manuale ma del resto l’avrete capito che sono una madre imperfetta per cui… EBBENE SI, mi sono cosparsa per giorni d’aglio e per questo chiedo scusa a tutte le persone che mi hanno incrociato in quei dannati giorni e che probabilmente hanno sentito che puzzavo.

L’aglio mi ha aiutata a tenerli lontani con la luce del sole, mentre per la notte ho potuto usufruire della gentile collaborazione di Daniele, che ha placato il mio pianto inconsolabile e disperato per quattro notti filate. E’ stata una settimana d’inferno, lo ammetto. Di giorno non ero io ad andare in giro con le occhiaie, erano le occhiaie che portavano a spasso me. Occhiaie + puzza d’aglio = vita sociale in declino.

Per fortuna il tutto è durato talmente poco… ho ancora un uomo che torna a casa la sera e della gente che vuole parlarmi senza indossare la mascherina. E’ stato un bel capitolo della mia vita, sono felice e fiera di aver allattato i miei piccoli e invito tutte le mamme che sono titubanti a farsi aiutare, ad ascoltare di più il proprio istinto e a dare meno retta a chi scoraggia una delle cose più importanti per mamma e bambino, fermo restando che siamo tutte bravissime mamme e vogliamo tutte il meglio per i nostri cuccioli, a prescindere dall’allattamento.

CARE POPPE, AMICHE CARE, SIETE STATE ESSENZIALI. GRAZIE PER IL VOSTRO PRONTO INTERVENTO OGNI VOLTA CHE C’ERA DEL MALCONTENTO. FEBBRE, VACCINI, CAPRICCI E STANCHEZZA, SIETE STATE LA MIA SALVEZZA. PORTERO’ SEMPRE NEL CUORE IL RICORDO DEL VOSTRO CALORE.

MA ORA IN PACE VI LASCIO STARE, VI PREGO SOLO DI NON CROLLARE!

 


 

E voi, come avete affrontato il saluto alla tetta? Aspetto i vostri commenti sulla mia pagina instagram gioie_gemelli

 

 

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Il singhiozzo della notte

“È notte alta e sono sveglia 🎶 sei sempre tu il mio chiodo fisso… 🎶ANCORAAAA…ANCORAAAA”

Ancora sveglio??
Ebbene, chiariamo subito, questo articolo non parlerà di serate fuori, di aperitivi o di feste. No, non parlerà neppure di qualche disturbo fisico che mi affligge durante le ore notturne. Niente di tutto cio’.

Il mio “singhiozzo” è diverso. Il mio singhiozzo si chiama Marco. Sempre lui. Ebbene si, è il mio bimbo che mi fa dormire di tre ore in tre ore con intervalli che vanno dai dieci minuti all’ora. A singhiozzo, per l’appunto. Certo amore della mamma che mi vuoi bene e vuoi stare sempre con me…ma…MOLLAMI!! Almeno la notte! Ti prego!

#insensocontrariodimarcia

 

Che poi, lui prende sonno dolcemente cullato, ma io no!

Eh perché non è così semplice. Non è che appena richiude gli occhi io posso metterlo a letto e ritornare tra le dolci e calde braccia di Morfeo e ciaone. No! Io devo continuare a cullarlo. Perché? Perché sennò si sveglia. Mio figlio funziona esattamente come le bambole, hai presente quelle che butti a letto e chiudono gli occhi? Ecco… così ma al contrario (ma va???)! Ha gli occhi chiusi, lo appoggio a letto e gli riapre.
MA PERCHÉEEEEEE??

Tra chi sostiene che siano brutti sogni, a chi sostiene che sia fisiologico per i malati di tetta come lui, intanto io non so più dove sbattere la testa.
Una cosa è chiara e lampante però. Crescerà. E quando sarà grande di sicuro le sue sveglie notturne se le gestirà da solo. ATTENTO PERÒ PICCOLO, che mamma e papà ti amano, ma non dimenticano!

E la prima volta che farai nottata fuori con gli amici, alle 6:30 della mattina saremo lì ad aspettarti al varco, con tanta voglia di vivere, urlare, svegliarti ogni mezz’ora e stare belli larghi a letto con te.

Avvisato! 😉

 


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Il mio mini “me”

Embè? Che ci sarà mai di male se mi somiglia un po’? Se non dorme come facevo io? Se non sta mai fermo come facevo io? Se urla come facevo io? Se è testardo come me?
Mmm, ok, forse qualcosa di male c’è. Ma ormai? Non è che se me lo ripetete mille volte al giorno cambia qualcosa.

#insensocontrariodimarcia

#insensocontrariodimarcia

Si, perché tra le frasi che mi sono sentita dire dopo il parto, la più gettonata è stata proprio questa, ovvero “è tutto sua mamma” che, se di primo acchito potrebbe sembrare un complimento, in realtà no, non lo è! Soprattutto quando a dirlo è proprio mio marito! Ma del resto è mio figlio, no? Qualcosa di mio doveva pur averlo. Che poi se tra tutte le mie straordinarie doti (☺) abbia preso proprio il peggio …beh, è un puro caso.

Perché qui non stiamo parlando di aspetto fisico,  ma di vero e proprio carattere. Un carattere con la “C” maiuscola. Fatto di disubbidienza, testardaggine e faccia tosta.

Io non sono mai stata una santa, e già da piccola avevo le mie idee. Basti pensare che all’asilo mi provocavo il vomito solo per non darla vinta alla suora che voleva mangiassi tutto il pranzo. Ecco… non aggiungo altro. Anche se a dire il vero sapere che mio figlio ha un po’ di me non è affatto male.
Ci scontreremo, ci ameremo e poi ci odieremo, rideremo e poi litigheremo come pazzi (perché il bipolarismo è parte di noi👍) e proprio per questo, saremo legati ancora di più… e sai perché?
Perché tutti e due capiremo quanto sia dura avere un carattere “come il nostro”.

Perché quando sei forte gli altri pensano che tu possa cavartela sempre da solo, che tu non abbia debolezze, che non ci sia nulla che ti scalfisca, che “sto bene, grazie!” sia la verità perché tanto tu SEI FORTE e sorridi sempre e comunque. Perché quando sei forte gli altri pensano che non hai bisogno di loro, che non hai bisogno di un abbraccio, di un bacio, di una carezza. Perché quando sei forte gli altri pensano che possono sfogare su di te i loro problemi senza pensare che hai già i tuoi che tieni per te. Perché quando sei forte gli altri non pensano che la vita sia dura anche per te.

Ecco, piccolo mio, noi siamo dalla stessa parte in tutto questo, insieme nemici e complici agli occhi del mondo. Che fortunelli eh?

Ma tranquillo, mamma sa bene che quando nella vita hai la fortuna di avere al tuo fianco una persona uguale a te devi prendertene cura, perché sarà colei che non ti lascerà mai la mano. Neppure se sporca di cacca, biscotto, sugo e fango tutto insieme. Vero?


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Mamme imperfette: alla ricerca dell’equilibrio

Sono una persona poco coerente, ho iniziato ad ammetterlo a me stessa da poco tempo.

Da quando ne ho preso coscienza, sto molto meglio perché ad ogni mia contraddizione non equivale più il senso di colpa o la voglia di cercare soluzioni diverse. No, c’è solo la presa d’atto che il mio essere è formato da un ventaglio fittissimo di sfumature.

Non parlo delle sfumature di Christian Gray, sia chiaro. Parlo degli sbalzi d’umore, degli attacchi di rabbia per poi pentirsi, di quando sgridi i tuoi figli e poi ti penti e giù di baci che poi loro si puliscono schifati. Parlo di quella voglia di stare un po’ sola e poi invece quando sei sola loro ti mancano, e organizzi una cena fuori e di cosa parli? Di figli, ovvio!

La verità è che ho realizzato di non essere fatta per essere rilegata ad un ruolo, o ad un’immagine.

Non sono un quadro, io sono la tavolozza che oggi disegna un paesaggio e domani si improvvisa ritrattista, e in tutto ciò magari non sa dipingere. Lo metto nero su bianco adesso, nel silenzio che regna in casa mia in un giornata in cui i bambini sono dalla nonna e mi sono goduta un po’ di divano, un po’ di musica, un po’ di riposo. Fa parte della mia incoerenza ammettere che diventare madre di due bambini meravigliosi come Mattia e Tommaso è stata la cosa più bella che potesse accadermi. Li amo in modo viscerale e so che voi madri mi capirete senza tanti giri di parole. Ma è anche vero che prima di loro ero un io alla ricerca della propria dimensione, e ogni tanto stare sola senza loro mi ricarica le energie per ritrovare le sfumature color pastello.

Poi mi arriva il senso di colpa, penso ai loro visetti e al momento in cui entreranno dalla porta con il loro papà, penso alla gioia che portano anche quando mi chiamano 10 volte al secondo. Penso a quanto odio metterci ore per addormentarli, per poi accorgermi che questi momenti mi mancheranno quando si addormenteranno da soli senza bisogno del mio aiuto, e io magari non riuscirò a dormire e mi metterò lì vicino a loro per guardarli sognare. Come quando avevo quel pancione immenso e non vedevo l’ora che nascessero, e ogni tanto quel pancione mi manca. Ma mi manca anche la mia pancia piatta priva di smagliature.

Per noi donne è dura: viviamo in una società che vuole la donna emancipata e padrona della propria vita, ma se poi ti scappa di dire che vai in palestra per addirittura 2 ore settimanali (considerando che la giornata media di una mamma con due figli nottambuli tipo i miei dura almeno 20 ore) c’è chi si scandalizza e te lo fa pesare, perché quel tempo lo togli ai tuoi figli. Però poi presto fanno a dirti che la pancia non è più quella di un tempo. Eh, grazie al cazzo oh! (passatemi il termine).

Forse, ma dico forse, la vera coerenza è sapere che abbiamo bisogno di più cose per essere complete, che non tutto è bianco o nero, e che oggi siamo cuoche ma domani prendiamo una pizza. Che ok lo shampoo a secco perché non ho tempo per la doccia, ma la prossima settimana una piega dalla parrucchiera me la regalo, toh!

Sono una mamma, ma sono sempre io, quella di prima.

Dicono che l’amore non si divide, ma si moltiplica e questo non vale solo quando arriva un fratello o una sorella, vale anche per noi stesse. Amo i miei figli, ma se non amassi così tanto anche me stessa non riuscirei a trasmettere loro il senso del volersi bene per poter accogliere tutto ciò che la vita ha da regalarci, nel bene e nel male. Mattia e Tommaso sono arrivati da me probabilmente per farmi capire l’importanza del saper stare in equilibrio pur essendo sempre in movimento, in un mondo che ci vuole ferme, ancorate all’immagine della madre perfetta.

Mamme si diventa, non si nasce. Tutto si impara strada facendo, e tra un passo e l’altro … mi fermo e faccio due addominali che la pancia della Ferragni mi fa troppa invidia!

 

 


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A Lui, il padre di mio figlio

In occasione della Festa del Papà, scrivo due righe per parlare di Lui, il mio compagno nonché padre di nostro Figlio.

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Lui, che fino a tre anni fa non era in grado di farsi un piatto di pasta scondito;
Lui, che piuttosto di tenere un gatto dentro casa avrebbe imparato a memoria la Divina Commedia;
Lui che non riuscirà mai a fare amicizia con la lavatrice (e viceversa);

Lui che fino a un anno fa credeva che i vestiti si auto stirassero e si sistemassero da soli nell’armadio;
Lui  che legge il listino delle pizze per mezz’ora facendo finta di essere indeciso quando sono più di trent’anni che prende sempre la solita prosciutto e funghi;
Lui e i suoi “10 minuti e arrivo”. Nel frattempo “Chi l’ha visto?” ha già fatto un servizio sulla sua scomparsa;

Lui che “No, la De Filippi no, perlamordiddio cambia canale” e poi è davanti al televisore che urla “APRI STA BUSTAAA”;
Lui che ancora non gli è chiaro il significato letterale della parola ADESSO;
Lui che le faccende domestiche le fa sempre DOPO (periodo di tempo non ben definito ai più);
Lui che toglietegli tutto ma non la birra ghiacciata dalle mani;
Lui che non vedeva l’ora che arrivasse il weekend per guardarsi le partite al bar con gli amici (e naturalmente la sua birra ghiacciata tra le mani).

Lui che quando ha saputo di aspettare un bambino aveva la gioia nel cuore e il terrore negli occhi;
Lui che chiamava ogni due ore per sapere se il bambino si muoveva;
Lui che poteva mangiare tutto quello che voleva e lo faceva davanti a me, senza vergogna;
Lui che fissava il monitor dell’ecografo come se stesse guardando una partita di Champions League;

Lui che non voleva parlare alla pancia perché si sentiva ridicolo “…e poi mica mi risponde se gli parlo…”;
Lui che un semplice prelievo del sangue lo fa sembrare un tentativo di amputazione dell’arto.
Lui che non avrebbe assistito al parto manco morto;

Lui che non si sarebbe azzardato a tagliare il cordone ombelicale neanche se gli avessero puntato una pistola alla tempia;
Lui che i pannolini non li avrebbe cambiati neanche ad una bambola, figuriamoci ad un bambino vero;
Lui che il vomito degli altri lo fa vomitare;

Lui che il mattino seguente ti dice “Beh è andata bene, ha dormito tutta la notte, no?”;
Lui che mi porta a casa un vassoio di frittelle a fine giornata;
Lui che ogni sera mi chiede “Com’è andata oggi?”;
Lui che insegna ad un bimbetto di 3 mesi come radersi;

Lui che pulisce la lettiera di Filippa, la mia gatta e cambia il pannolino a Federico, nostro figlio;
Lui che ha imparato a stirare meglio di mia madre;
Lui che non vede l’ora che arrivi la sera e il weekend per stare tutti assieme, a casa.

A Lui, che ce la mette tutta per essere presente, che si prende cura del nostro bambino, che si assume responsabilità domestiche, condividendo l’esperienza più dura e gratificante della nostra vita, dedico questo articolo.
A Te che forse non sarai il padre migliore del mondo, ma sei il papà di cui nostro figlio ha bisogno.

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Se avete suggerimenti, curiosità o volete semplicemente farmi un saluto, fate un giretto sul mio instagram mancinasonoio_anita

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“A” come Allattamento

Ebbene sì, parte tutto da qui. Neanche il tempo di poter vedere la tua bestiola per la prima volta che in sala parto già risuona la parola magica: allattamento.

Una gran bella cosa eh, non fraintendermi, ma che fatica!
Io mi sono resa conto che avevo un’ immagine del tutto distorta di ciò che poteva essere allattare.

Innanzi tutto non è detto che il pupo si attacchi subito al seno. Per me infatti è stato così, Marco non ne voleva sapere. Per 3 mesi ho dovuto utilizzare un ausilio che lo aiutasse a farlo (per gli amici il paracapezzolo maledetto) e per questo motivo mi sono sentita inadatta al ruolo che stavo assumendo. Niente di più sbagliato!

Ma come ogni cosa, me ne sono resa conto solo più tardi. Credo ciò dipenda anche dal fatto che in ospedale ero la mucca viola del reparto. Così, puntualmente per i tre giorni di degenza, ho avuto fior fiore di ostetriche che cercavano di far “accettare” sto benedetto seno al mio bambino… neanche fosse stato l’unico caso al mondo! Devo ammettere che psicologicamente è stata una situazione abbastanza devastante, ma grazie al cielo, ci vuole ben altro per buttarmi giù (#freganientefinchèilmiobimbostabene).

Schermata 2017-03-09 alle 14.21.20Nelle settimane a venire arrivarono i consigli non rischiesti: pediatra, infermiere, amiche, pescivendola, fornaia…tutti a dire la loro! Che ansiaaaaaa! Fortuna che avevo al mio fianco le persone giuste, che MAI mi hanno fatto dubitare del mio essere mamma (e vuol dire tanto!) e che soprattutto MAI mi hanno fatto sentire sola. Eccoti un consiglio… circondati di questo!

Ricorda poi… non è detto che il pupo si sfami in poco tempo e con pause lunghe. Per me, ovviamente, è stato così. Marco era attaccato una media di un’ora a seno con intervalli di mezz’ora. Ora, io non sono una cima in matematica, però mi rendo conto che è un sacco di tempo! Quindi questo bambino sarà stato un toretto penserete voi. Ed invece NO! Marco metteva su peso a fatica.

Ed ecco che parte il circo delle paturnie mentali: non ho latte? Non sta bene il piccolo? Non mangia? Non scarica? Dare l’artificiale? …e soprattutto…è normale?

Cara mamma, una cosa mi è ben chiara: la normalità è solo un punto di vista…
Fai sempre ciò che credi giusto e vedrai che SARÀ GIUSTO!
Fai sempre ciò che ti fa’ stare bene e STARETE bene.
Le mamme hanno il super potere. Le mamme sanno.

In ultimo luogo, ma non di certo per importanza, parliamo di ragadi, ingorghi, mastiti e compagnia bella. Non sto qui a soffermarmi troppo scientificamente a spiegare… sappi solo che fa male, ma poi tutto passa! Ricorda sempre perché e soprattutto PER CHI lo fai.

Concludo col felice epilogo della mia storia. Quando tutto sembrava perduto, quando a detta di ostetrica e pediatra, la mia bestia non riconosceva più il seno come cibo perché ormai erano passati ben 3 mesi di paracapezzolo maledetto (3 mesi… no anni!), Marco l’ha stappato via e si è attaccato come nulla fosse. Il mio ometto ribelle!

Ora vivo quel periodo come un ricordo lontano, anche se è passato solo qualche mese, ma ricordo MOLTO bene che è stata un esperienza stressante per me, tanto che ero decisa di smettere a svezzamento avviato.
Marco ha quasi 1 anno. Marco è tetta dipendente.

Allattamento 1, Denise 0.

Ed è la sconfitta più meravigliosa che abbia mai subìto.

 


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Mamma posso andare in gita? Come un bambino grande!

Nel mio ultimo post vi ho raccontato  della gita di Jacopo e praticamente, vi ho lasciati  davanti alla sua scuola, giusto?

Allora vi racconterò di com’è stata quella giornata, e della gita in questione, nientemeno che alla Biennale di Venezia. Torno indietro ad un paio di settimane prima, quando le maestre ci hanno comunicato che questa gita sarebbe stata a Venezia, giusto nel periodo del carnevale. Vi confesso che ho fatto fatica a concentrarmi su tutto ciò che dicevano: subito dopo quella notizia immaginavo già come vestirlo, cosa fargli portare da mangiare e come organizzarmi quel giorno.

Sono “tornata sulla terra” quando da lontano ho sentito una mamma che diceva: “Ma scherzate? bambini così piccoli a Venezia da soli? Ma non se ne parla neanche, il mio sta a casa!

Quell’ affermazione così decisa, così convinta, mi ha teletrasportato a quando ero piccola ed ogni volta che chiedevo alla mia mamma di andare in gita con la mia classe, lei diceva di NO.
Non solo facendomi capire che non sarei potuta andare, ma anche che non ci sarebbe stata possibilità di dialogo o trattativa…. Perché NO, e basta!

Torniamo alla riunione: dopo aver sentito quella mamma così convinta della sua idea, confesso che sono rimasta in bilico se lasciarlo andare o no, perché mi sembrava di sentir ancora la voce della mia mamma.

Alla fine ho deciso.

IMG_0497Zaino con panino, la merenda ed un impermeabile, tutto debitamente segnato con il suo nome. Il giorno prima ho scritto per lui un bigliettino con il nome del papà, della mamma e della scuola… ed i relativi numeri di telefono. Come se non bastasse, abbiamo anche fatto un piccolo teatrino “simulazione”, per spiegarli cos’avrebbe dovuto fare nel caso si fosse perso dal resto della sua classe.

Eh già! Ho firmato l’autorizzazione alla gita, senza biasimare nessuna mamma che, contrariamente ha deciso di tenere il suo bambino a casa.

Ho firmato perché sebbene siano ancora piccoli, sono in fase di crescita, e perché guardando Jacopo mi sono rivista quand’ero piccola e quanto mi sarebbe piaciuto avere la fiducia della mia mamma.
Anche se poi, fino a sera non ho fatto altro che pensare a lui, mi son presa la mia rivincita: non sulla mia mamma, ma sulle mie paure. In primis quella di riconoscere che il mio piccolo ormai, non è più così piccolo.

 


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Non importa l’ora in cui ti svegli, sei già in ritardo!

Schermata 2017-02-23 alle 10.38.29Stamattina sono uscita di casa con una treccia schifosa come tentativo di nascondere i capelli sporchi, ma ero felice perché sono perlomeno riuscita a lavarmi i denti.

Mio figlio aveva un appuntamento importante: una gita con la classe, e non poteva arrivare in ritardo. Mentre guidavo e lui ascoltava le migliori canzoni dei cartoni animati giapponesi da un CD fatto apposta, mi sono ricordata che mancava mezz’ora alla prossima poppata di Piero.

Eh già ! Ormai sono sette anni che mi manca mezz’ora per qualcosa…

Mezz’ora per prenderlo a scuola, mezz’ora per la prossima poppata, mezz’ora per preparare il pranzo, mezz’ora per lavare e stirare prima che si svegli il boss!
In sette anni ho imparato un sacco di cose delle quali non pensavo di essere capace: posso prendere le cose con i piedi se ho uno di loro in braccio, e questa settimana sono anche riuscita a dare il seno a uno e controllare la febbre all’altro.

Ho imparato il nome dei transformers e la differenza tra un T-Rex e un stegosauro, ho imparato che ci si può divertire con un pezzo di cartone a forma di scudo oppure trasformare una semplice scatola di scarpe in um martello di Thor.Alla fine anche se dormo poco oppure niente, non c’è un modo più bello di svegliarsi che vedere il sorriso sdentato del mio piccolo, e se mi domandano che cosa è cambiato, senza dubbio risponderò:
Tutte queste cose hanno fatto di me una persona migliore!


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