Mamma, vuoi un consiglio? Non dare consigli

E poi tu diventi mamma (o lo stai per diventare) e ormai sai già cosa ti aspetta.

No, non parlo delle notti in bianco o delle coliche, dell’allattamento s√¨ o no o delle impossibili docce senza che nessuno ti bussi alla porta. Tutte queste cose sono comprese, praticamente vengono insieme nella stessa scatola del test di gravidanza.

Oggi vi parlo del pi√Ļ fastidioso momento da quando ho scoperto che sarei diventata mamma, e cio√®: “consigli invadenti mai richiesti “.

 *spoiler: le prossime righe sono basate su fatti realmente accaduti, e qualsiasi somiglianza con esperienze di qualcun altro potrebbe non essere una mera coincidenza, visto il forte incremento di mancati psicologi, pediatre, educatori e scienziati che troviamo nel corso della vita. 

 


In Brasile c’√® un detto: “se un consiglio fosse buono, non sarebbe regalato”¬†

Non so voi, mamme, ma io ho sempre avuto un rapporto un po’ burrascoso con questa cosa di consigliare ed essere consigliata. Non parlo di consigli tipo “pomata per il culetto rosso” o il nome di un bravo pediatra, parlo di quei consigli mimetizzati a critica, cio√® quelli che ti danno con l’intento di mettere in dubbio la tua capacit√† di essere mamma. Non so se mi spiego…

Vi faccio un esempio :
Piero aveva appena compiuto 6 mesi, e mentre gli davo la tetta ecco che mi arriva una perla di saggezza:

– Ma allatti ancora? E quanto ancora pensi di allattarlo? Guarda che questo √® gi√† vizio, non tenerlo sempre attaccato, piuttosto dagli acqua! –

IO: – Come no… Ma quando lei ordina una pizza brie, cipolla e salamino e poi le arriva un’ insalatona, ovviamente le va bene lo stesso, giusto?! –

 

Una cosa ho imparato da quando sono diventata mamma: se non mi sono ancora fatta crescere i peli sullo stomaco devo sbrigarmi, perch√© la saga dei consigli invadenti e spesso inutili non finiscono con la gravidanza e neanche nella prima infanzia. Perch√© guardi la pagliuzza che √® nell’occhio di tuo fratello mentre non vedi la trave che √® nel tuo?
Volete un altro esempio?

MAMMA SAGGIA:

– Ma guarda, se lui √© cos√¨ timido ed introverso, fagli fare sport. Da quando il mio fa psicomotricit√† e anche calcio due volte a settimana, √® un altro bambino –

IO: – Ma io non voglio un altro bambino, questo che ho va benissimo, e poi lui non √® introverso… √® solo selettivo! –

 

Ormai vedo un sacco di bambini così impegnati nello sport ed osannati dai propri genitori che sembra siano delle promesse del Barcellona. Peccato però non riescano a giocare con i loro coetanei senza imporsi con la prepotenza, oppure sputandosi addosso e facendo dispetti a quelli meno bravi di loro. Bambini che parlano inglese, francese e qualche altra lingua morta, che però non hanno ancora imparato a dire grazie o per piacere nella propria di lingua.

Sono una sostenitrice dei “cavoli miei” e spero sempre che ognuno guardi nel suo piccolo prima di giudicare le scelte altrui, per questo evito di consigliare le persone senza che mi venga richiesto. Ho una “fifa punk” di essere invadente e poi sono troppo impegnata a crescere i miei uomini. S√¨ perch√©: a “fare” figli siamo tutti capaci ma ad “educarli” no!

Negli ultimi tempi Jacopo mi chiede spesso di fargli degli esempi per qualche parola di cui lui non capisce il significato… Forse la strada √© questa: pi√Ļ esempi e meno consigli!

 

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Adesso tocca a voi (mamme con il pelo sullo stomaco) mandatemi la testimonianza di qualche consiglio che avete sentito e che vi ha fatto girare gli “zebedei”. Esorcizziamo cos√¨ questa brutta abitudine facendo due risate ūüėČ Vieni a trovarmi su scusamamma >>

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Mamma posso andare in gita? Come un bambino grande!

Nel mio ultimo post vi ho raccontato  della gita di Jacopo e praticamente, vi ho lasciati  davanti alla sua scuola, giusto?

Allora vi racconterò di com’è stata quella giornata, e della gita in questione, nientemeno che alla Biennale di Venezia. Torno indietro ad un paio di settimane prima, quando le maestre ci hanno comunicato che questa gita sarebbe stata a Venezia, giusto nel periodo del carnevale. Vi confesso che ho fatto fatica a concentrarmi su tutto ciò che dicevano: subito dopo quella notizia immaginavo già come vestirlo, cosa fargli portare da mangiare e come organizzarmi quel giorno.

Sono “tornata sulla terra” quando da lontano ho sentito una mamma che diceva: “Ma scherzate?¬†bambini cos√¨ piccoli a Venezia da soli? Ma non se ne parla neanche, il mio sta a casa!

Quell’ affermazione cos√¨ decisa, cos√¨ convinta, mi ha teletrasportato a quando ero piccola ed¬†ogni volta che chiedevo alla mia mamma di andare in gita con la mia classe, lei diceva di NO.
Non solo facendomi capire che non sarei potuta andare, ma anche che non¬†ci sarebbe stata¬†possibilit√† di dialogo o trattativa….¬†Perch√© NO, e basta!

Torniamo alla riunione: dopo aver sentito quella mamma così convinta della sua idea, confesso che sono rimasta in bilico se lasciarlo andare o no, perché mi sembrava di sentir ancora la voce della mia mamma.

Alla fine ho deciso.

IMG_0497Zaino con panino, la merenda ed un impermeabile, tutto debitamente segnato con il suo nome. Il giorno prima ho scritto per lui un bigliettino con il nome del pap√†,¬†della mamma e della scuola… ed i relativi numeri di telefono.¬†Come se non bastasse, abbiamo anche fatto un piccolo teatrino “simulazione‚ÄĚ,¬†per spiegarli cos‚Äôavrebbe dovuto fare¬†nel caso¬†si fosse perso dal resto della sua classe.

Eh gi√†! Ho firmato l’autorizzazione alla gita, senza¬†biasimare nessuna mamma che, contrariamente ha deciso di tenere il suo bambino a casa.

Ho firmato perch√© sebbene siano ancora piccoli, sono in fase di crescita, e perch√© guardando Jacopo mi sono rivista quand’ero piccola e quanto mi sarebbe piaciuto avere la fiducia della mia mamma.
Anche se poi, fino a sera non ho fatto altro che pensare a lui, mi son¬†presa la mia rivincita: non¬†sulla mia mamma, ma sulle mie paure. In primis quella di riconoscere che il mio piccolo ormai, non √® pi√Ļ cos√¨ piccolo.

 


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Non importa l’ora in cui ti svegli, sei gi√† in ritardo!

Schermata 2017-02-23 alle 10.38.29Stamattina sono uscita di casa con una treccia schifosa come tentativo di nascondere i capelli sporchi, ma ero felice perché sono perlomeno riuscita a lavarmi i denti.

Mio figlio aveva un appuntamento importante: una gita con la classe, e non poteva arrivare in ritardo. Mentre guidavo e¬†lui ascoltava le migliori canzoni dei cartoni animati giapponesi da un CD¬†fatto apposta,¬†mi sono ricordata che mancava mezz’ora alla prossima poppata di Piero.

Eh gi√† !¬†Ormai sono sette anni che mi manca mezz’ora per qualcosa…

Mezz’ora per prenderlo a scuola, mezz’ora per la prossima poppata, mezz’ora per preparare il pranzo, mezz’ora per lavare e stirare prima che si svegli il boss!
In sette anni ho imparato un sacco¬†di cose delle quali¬†non pensavo di essere capace: posso prendere le cose con i piedi se ho uno di loro in braccio, e questa settimana sono anche riuscita a dare il seno a uno e controllare la febbre all’altro.

Ho imparato il nome dei transformers e la differenza tra un T-Rex e un stegosauro, ho imparato che ci si pu√≤ divertire con un pezzo di cartone a forma di scudo oppure trasformare una semplice scatola di scarpe in um martello di Thor.Alla fine anche se¬†dormo poco oppure niente, non¬†c’√® un modo pi√Ļ bello di svegliarsi che vedere il sorriso sdentato del mio piccolo, e se mi domandano che cosa √® cambiato,¬†senza dubbio risponder√≤:
Tutte queste cose hanno fatto di me una persona migliore!


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