Bye bye Maggio

Bye bye Maggio

Maggio mi ha lasciato addosso una grande stanchezza… È stato come se non avessi dormito per un mese intero e non vedo l’ora che finisca per lasciarmelo alle spalle, sul marciapiede come si fa la sera con i sacchetti della spazzatura.

Voglio giugno, e con lui tutta la sua confusione: voglio i 30 gradi all’ombra, voglio i bambini che giocano nudi nella piscina di plastica, voglio tutta la poesia dei ghiaccioli che si sciolgono e colano fino ai gomiti, voglio una torta di compleanno al cioccolato con le candeline (prima 8 e poi 40), voglio le pistole ad acqua e infine voglio scottarmi il sedere per aver lasciato l’auto al sole.
E che venga il casino, perchè l’ordine con me non ha mai funzionato molto bene.

Einstein spiega: “La logica ti porta da A a B, l’immaginazione ti porta ovunque”.

Einstein spiega: “La logica ti porta da A a B, l’immaginazione ti porta ovunque”.
Il bello di avere a che fare con un bambino di sette anni è che lui prova con tutta la sua forza a sostenere un discorso serio ma poi, tutto ad un tratto, ecco che salta fuori un dinosauro o un personaggio con un nome strano e lui è così convinto di quello che dice che delle volte mi mette in difficoltà, e non capisco se sia vero oppure no.
Ho già avuto a che fare con un Piumespine, un animale che vola e sa anche nuotare. Il suo racconto era così ricco di dettagli che confesso di essere andata a cercarlo su Wikipedia.
In questo momento qui a casa abbiamo l’illustre presenza del cantante sudafricano George Hombrer, nato nel 1923.
Un cantante musicista così bravo che riesce a suonare 273 strumenti .
Ho Piero di tre anni, che ha deciso di dire le parole per metà: Mini rossa è Mimiro, Ford della mamma è Fomamma, e così via… Dall’altra parte ho Jacopo che parla per due e quando penso che a 3 anni diceva solo cinque parole comprensibili, realizzo che adesso si è ripreso alla grande!
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Tutto questo per dirvi che delle volte, quando parlo con mio figlio più grande, mi sembra di chiacchierare con i miei amici di un tempo dopo una serata di quelle giuste (senza il mal di testa del giorno seguente 😉 )
Se potete, godetevi ogni attimo dei vostri bambini e se avete voglia vi consiglio di scrivere ogni frase e situazione che a voi sembra uscire da un film. Vedrete che in poco tempo avrete una collana di racconti da fare invidia a JK Rowling.
Adesso devo lasciarvi, Jacopo mi chiama perché dobbiamo finire la sua macchina del tempo, lui deve tornare indietro al 1970 per salvare Jimi Hendrix, e siccome il tempo stringe siamo in ritardo con la tabella di marcia.

Mamma, vuoi un consiglio? Non dare consigli

E poi tu diventi mamma (o lo stai per diventare) e ormai sai già cosa ti aspetta.

No, non parlo delle notti in bianco o delle coliche, dell’allattamento sì o no o delle impossibili docce senza che nessuno ti bussi alla porta. Tutte queste cose sono comprese, praticamente vengono insieme nella stessa scatola del test di gravidanza.

Oggi vi parlo del più fastidioso momento da quando ho scoperto che sarei diventata mamma, e cioè: “consigli invadenti mai richiesti “.

 *spoiler: le prossime righe sono basate su fatti realmente accaduti, e qualsiasi somiglianza con esperienze di qualcun altro potrebbe non essere una mera coincidenza, visto il forte incremento di mancati psicologi, pediatre, educatori e scienziati che troviamo nel corso della vita. 

 


In Brasile c’è un detto: “se un consiglio fosse buono, non sarebbe regalato” 

Non so voi, mamme, ma io ho sempre avuto un rapporto un po’ burrascoso con questa cosa di consigliare ed essere consigliata. Non parlo di consigli tipo “pomata per il culetto rosso” o il nome di un bravo pediatra, parlo di quei consigli mimetizzati a critica, cioè quelli che ti danno con l’intento di mettere in dubbio la tua capacità di essere mamma. Non so se mi spiego…

Vi faccio un esempio :
Piero aveva appena compiuto 6 mesi, e mentre gli davo la tetta ecco che mi arriva una perla di saggezza:

– Ma allatti ancora? E quanto ancora pensi di allattarlo? Guarda che questo è già vizio, non tenerlo sempre attaccato, piuttosto dagli acqua! –

IO: – Come no… Ma quando lei ordina una pizza brie, cipolla e salamino e poi le arriva un’ insalatona, ovviamente le va bene lo stesso, giusto?! –

 

Una cosa ho imparato da quando sono diventata mamma: se non mi sono ancora fatta crescere i peli sullo stomaco devo sbrigarmi, perché la saga dei consigli invadenti e spesso inutili non finiscono con la gravidanza e neanche nella prima infanzia. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello mentre non vedi la trave che è nel tuo?
Volete un altro esempio?

MAMMA SAGGIA:

– Ma guarda, se lui é così timido ed introverso, fagli fare sport. Da quando il mio fa psicomotricità e anche calcio due volte a settimana, è un altro bambino –

IO: – Ma io non voglio un altro bambino, questo che ho va benissimo, e poi lui non è introverso… è solo selettivo! –

 

Ormai vedo un sacco di bambini così impegnati nello sport ed osannati dai propri genitori che sembra siano delle promesse del Barcellona. Peccato però non riescano a giocare con i loro coetanei senza imporsi con la prepotenza, oppure sputandosi addosso e facendo dispetti a quelli meno bravi di loro. Bambini che parlano inglese, francese e qualche altra lingua morta, che però non hanno ancora imparato a dire grazie o per piacere nella propria di lingua.

Sono una sostenitrice dei “cavoli miei” e spero sempre che ognuno guardi nel suo piccolo prima di giudicare le scelte altrui, per questo evito di consigliare le persone senza che mi venga richiesto. Ho una “fifa punk” di essere invadente e poi sono troppo impegnata a crescere i miei uomini. Sì perché: a “fare” figli siamo tutti capaci ma ad “educarli” no!

Negli ultimi tempi Jacopo mi chiede spesso di fargli degli esempi per qualche parola di cui lui non capisce il significato… Forse la strada é questa: più esempi e meno consigli!

 

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Adesso tocca a voi (mamme con il pelo sullo stomaco) mandatemi la testimonianza di qualche consiglio che avete sentito e che vi ha fatto girare gli “zebedei”. Esorcizziamo così questa brutta abitudine facendo due risate 😉 Vieni a trovarmi su scusamamma >>

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Mamma posso andare in gita? Come un bambino grande!

Nel mio ultimo post vi ho raccontato  della gita di Jacopo e praticamente, vi ho lasciati  davanti alla sua scuola, giusto?

Allora vi racconterò di com’è stata quella giornata, e della gita in questione, nientemeno che alla Biennale di Venezia. Torno indietro ad un paio di settimane prima, quando le maestre ci hanno comunicato che questa gita sarebbe stata a Venezia, giusto nel periodo del carnevale. Vi confesso che ho fatto fatica a concentrarmi su tutto ciò che dicevano: subito dopo quella notizia immaginavo già come vestirlo, cosa fargli portare da mangiare e come organizzarmi quel giorno.

Sono “tornata sulla terra” quando da lontano ho sentito una mamma che diceva: “Ma scherzate? bambini così piccoli a Venezia da soli? Ma non se ne parla neanche, il mio sta a casa!

Quell’ affermazione così decisa, così convinta, mi ha teletrasportato a quando ero piccola ed ogni volta che chiedevo alla mia mamma di andare in gita con la mia classe, lei diceva di NO.
Non solo facendomi capire che non sarei potuta andare, ma anche che non ci sarebbe stata possibilità di dialogo o trattativa…. Perché NO, e basta!

Torniamo alla riunione: dopo aver sentito quella mamma così convinta della sua idea, confesso che sono rimasta in bilico se lasciarlo andare o no, perché mi sembrava di sentir ancora la voce della mia mamma.

Alla fine ho deciso.

IMG_0497Zaino con panino, la merenda ed un impermeabile, tutto debitamente segnato con il suo nome. Il giorno prima ho scritto per lui un bigliettino con il nome del papà, della mamma e della scuola… ed i relativi numeri di telefono. Come se non bastasse, abbiamo anche fatto un piccolo teatrino “simulazione”, per spiegarli cos’avrebbe dovuto fare nel caso si fosse perso dal resto della sua classe.

Eh già! Ho firmato l’autorizzazione alla gita, senza biasimare nessuna mamma che, contrariamente ha deciso di tenere il suo bambino a casa.

Ho firmato perché sebbene siano ancora piccoli, sono in fase di crescita, e perché guardando Jacopo mi sono rivista quand’ero piccola e quanto mi sarebbe piaciuto avere la fiducia della mia mamma.
Anche se poi, fino a sera non ho fatto altro che pensare a lui, mi son presa la mia rivincita: non sulla mia mamma, ma sulle mie paure. In primis quella di riconoscere che il mio piccolo ormai, non è più così piccolo.

 


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Non importa l’ora in cui ti svegli, sei già in ritardo!

Schermata 2017-02-23 alle 10.38.29Stamattina sono uscita di casa con una treccia schifosa come tentativo di nascondere i capelli sporchi, ma ero felice perché sono perlomeno riuscita a lavarmi i denti.

Mio figlio aveva un appuntamento importante: una gita con la classe, e non poteva arrivare in ritardo. Mentre guidavo e lui ascoltava le migliori canzoni dei cartoni animati giapponesi da un CD fatto apposta, mi sono ricordata che mancava mezz’ora alla prossima poppata di Piero.

Eh già ! Ormai sono sette anni che mi manca mezz’ora per qualcosa…

Mezz’ora per prenderlo a scuola, mezz’ora per la prossima poppata, mezz’ora per preparare il pranzo, mezz’ora per lavare e stirare prima che si svegli il boss!
In sette anni ho imparato un sacco di cose delle quali non pensavo di essere capace: posso prendere le cose con i piedi se ho uno di loro in braccio, e questa settimana sono anche riuscita a dare il seno a uno e controllare la febbre all’altro.

Ho imparato il nome dei transformers e la differenza tra un T-Rex e un stegosauro, ho imparato che ci si può divertire con un pezzo di cartone a forma di scudo oppure trasformare una semplice scatola di scarpe in um martello di Thor.Alla fine anche se dormo poco oppure niente, non c’è un modo più bello di svegliarsi che vedere il sorriso sdentato del mio piccolo, e se mi domandano che cosa è cambiato, senza dubbio risponderò:
Tutte queste cose hanno fatto di me una persona migliore!


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