Il singhiozzo della notte

“È notte alta e sono sveglia 🎶 sei sempre tu il mio chiodo fisso… 🎶ANCORAAAA…ANCORAAAA”

Ancora sveglio??
Ebbene, chiariamo subito, questo articolo non parlerà di serate fuori, di aperitivi o di feste. No, non parlerà neppure di qualche disturbo fisico che mi affligge durante le ore notturne. Niente di tutto cio’.

Il mio “singhiozzo” è diverso. Il mio singhiozzo si chiama Marco. Sempre lui. Ebbene si, è il mio bimbo che mi fa dormire di tre ore in tre ore con intervalli che vanno dai dieci minuti all’ora. A singhiozzo, per l’appunto. Certo amore della mamma che mi vuoi bene e vuoi stare sempre con me…ma…MOLLAMI!! Almeno la notte! Ti prego!

#insensocontrariodimarcia

 

Che poi, lui prende sonno dolcemente cullato, ma io no!

Eh perché non è così semplice. Non è che appena richiude gli occhi io posso metterlo a letto e ritornare tra le dolci e calde braccia di Morfeo e ciaone. No! Io devo continuare a cullarlo. Perché? Perché sennò si sveglia. Mio figlio funziona esattamente come le bambole, hai presente quelle che butti a letto e chiudono gli occhi? Ecco… così ma al contrario (ma va???)! Ha gli occhi chiusi, lo appoggio a letto e gli riapre.
MA PERCHÉEEEEEE??

Tra chi sostiene che siano brutti sogni, a chi sostiene che sia fisiologico per i malati di tetta come lui, intanto io non so più dove sbattere la testa.
Una cosa è chiara e lampante però. Crescerà. E quando sarà grande di sicuro le sue sveglie notturne se le gestirà da solo. ATTENTO PERÒ PICCOLO, che mamma e papà ti amano, ma non dimenticano!

E la prima volta che farai nottata fuori con gli amici, alle 6:30 della mattina saremo lì ad aspettarti al varco, con tanta voglia di vivere, urlare, svegliarti ogni mezz’ora e stare belli larghi a letto con te.

Avvisato! 😉

 


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Se Linus avesse avuto Bamboom…

Che copertina avrebbe avuto! Altro che pezza. Una vera e propria copertina a 5 stelle! Ma andiamo con ordine, partendo a spiegare chi è Bamboom.

Bamboom è un’azienda che offre una linea di prodotti (come ad esempio copertine, body, bavaglini…per citarne solo alcuni) interamente realizzati in fibra naturale di bambù 100% biodegradabile e prodotta in Italia.

#insensocontrariodimarcia

Ecco, a me è stato regalato un set di copertine che subito mi avevano lasciata perplessa: “in bambù? Biodegradabile? Seeeeee… al primo tirone si strapperà in mille pezzi! E poi sai come pizzica! In bambù?”.
Beh, mi è bastato aprire la confezione e toccarle! Oddio che meraviglia. Morbide, morbide, morbide, e che altro dire MORBIDE!

Per Marco non esisteva coperta al di fuori di lei. Conquistati al primo tocco.

E no, biodegradabile non significa che al primo lavaggio sparisce in lavatrice. Anzi. Lavatrice e asciugatrice a tutto spiano. Mai perso morbidezza, mai perso la forma, mai sbrandellata.
Questo brand mi è piaciuto talmente tanto da aver preso, oltre che un altro set di copertine (che non si sa mai) il copri ovetto per la prima estate del diavoletto. Anche questo in fibra di bambù, ci ha permesso di passare il periodo estivo in tutta tranquillità e senza sudacchiate!

Insomma…potrei stare qui a dire di tutto e di più, ma credo che per questi prodotti il detto “provare per credere” sia proprio azzeccato perché non si può capirne la qualità e la coccolosità solo dalle parole!

Per cui se ti ho incuriosito butta un’occhietto sul sito di Bamboom e buon divertimento.
Intanto per Bamboom, attendendo con impazienza anche una collezione per noi bambini cresciuti (😀) e piazzo un bel….MARCO APPROVED 👍.

 

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Il mio mini “me”

Embè? Che ci sarà mai di male se mi somiglia un po’? Se non dorme come facevo io? Se non sta mai fermo come facevo io? Se urla come facevo io? Se è testardo come me?
Mmm, ok, forse qualcosa di male c’è. Ma ormai? Non è che se me lo ripetete mille volte al giorno cambia qualcosa.

#insensocontrariodimarcia

#insensocontrariodimarcia

Si, perché tra le frasi che mi sono sentita dire dopo il parto, la più gettonata è stata proprio questa, ovvero “è tutto sua mamma” che, se di primo acchito potrebbe sembrare un complimento, in realtà no, non lo è! Soprattutto quando a dirlo è proprio mio marito! Ma del resto è mio figlio, no? Qualcosa di mio doveva pur averlo. Che poi se tra tutte le mie straordinarie doti (☺) abbia preso proprio il peggio …beh, è un puro caso.

Perché qui non stiamo parlando di aspetto fisico,  ma di vero e proprio carattere. Un carattere con la “C” maiuscola. Fatto di disubbidienza, testardaggine e faccia tosta.

Io non sono mai stata una santa, e già da piccola avevo le mie idee. Basti pensare che all’asilo mi provocavo il vomito solo per non darla vinta alla suora che voleva mangiassi tutto il pranzo. Ecco… non aggiungo altro. Anche se a dire il vero sapere che mio figlio ha un po’ di me non è affatto male.
Ci scontreremo, ci ameremo e poi ci odieremo, rideremo e poi litigheremo come pazzi (perché il bipolarismo è parte di noi👍) e proprio per questo, saremo legati ancora di più… e sai perché?
Perché tutti e due capiremo quanto sia dura avere un carattere “come il nostro”.

Perché quando sei forte gli altri pensano che tu possa cavartela sempre da solo, che tu non abbia debolezze, che non ci sia nulla che ti scalfisca, che “sto bene, grazie!” sia la verità perché tanto tu SEI FORTE e sorridi sempre e comunque. Perché quando sei forte gli altri pensano che non hai bisogno di loro, che non hai bisogno di un abbraccio, di un bacio, di una carezza. Perché quando sei forte gli altri pensano che possono sfogare su di te i loro problemi senza pensare che hai già i tuoi che tieni per te. Perché quando sei forte gli altri non pensano che la vita sia dura anche per te.

Ecco, piccolo mio, noi siamo dalla stessa parte in tutto questo, insieme nemici e complici agli occhi del mondo. Che fortunelli eh?

Ma tranquillo, mamma sa bene che quando nella vita hai la fortuna di avere al tuo fianco una persona uguale a te devi prendertene cura, perché sarà colei che non ti lascerà mai la mano. Neppure se sporca di cacca, biscotto, sugo e fango tutto insieme. Vero?


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A passeggio con leggerezza grazie a Be Cool

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#insensocontrariodimarcia

Torno a parlare di mezzi di trasporto per i nostri baby giramondo parlando del passeggino che ho scelto per il mio ometto, ovvero il Light dell’azienda spagnola Be Cool.

Come dice il nome stesso è un passeggino leggero e compatto. Con i suoi soli 6,3 chili infatti, è veramente facilissimo da trasportare per chi, come me, si muove spesso in macchina o con i mezzi pubblici.
Le ruote non sono ammortizzate, ma grazie alle sospensioni, sia anteriori che posteriori, si adatta facilmente a tutti i tipi di terreni urbani e grazie alle dimensioni compatte (aperto: Altezza 104 | Larghezza 54,5 | Profondità 83 cm, chiuso: Altezza 28 | Larghezza 54,5 | Profondità 70 cm) è pratico anche nei negozi o nei centri affollati.

La chiusura è a libro e se consideriamo che sta’ tranquillamente nel bagagliaio della mia smart for two… beh… è proprio a prova di qualsiasi macchina! E per aprirlo basta una sola mano! Non da poco eh? Per chi come me è sempre piena di borse e borsette!

Altra cosa non da poco, è un passeggino della categoria 0+ ovvero, avendo lo schienale completamente reclinabile. Si può usare sin dai primi giorni fino ad un massimo di 15 kg. Attenzione però: la seduta è solo fronte mondo e la capottina non è dotata di oblò, quindi, a mio parere, meglio usarlo da quando sono un pochino più grandicelli (io con Marco ho iniziato ad usarlo a 5 mesi).

Per ultimo ma non meno importante… È STILOSISSIMO! Ha una design super moderno e accattivante, abbinato ad una gamma colori davvero per tutti i gusti (nella versione 2016: Camel, Cerise, Comic, Granite, nella versione 2017: Pop, Love, Praline, Rock, Scarlet, Wave). Il top per noi mamme vere fashion addicted!

Insomma: bello, pratico, leggero e con una qualità prezzo molto buona! Cosa volere di più? Noi lo abbiamo amato sin da subito, bestiaccia compresa, che ci ha fatto di quelle passeggiate e dormite! E perché una cosa piaccia a lui…ce ne vuole!!
Quindi grazie Be Cool … ti becchi il nostro primo MARCO APPROVATED 👍

 


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Scatto di crescita.. Non ti temo

Se sei già mamma ne avrai sicuramente sentito parlare e li avrai pure già vissuti con più o meno terrore. Se invece stai ancora aspettando il tuo pupazzo, ne sentirai parlare in più occasioni.
Sono loro. Gli SCATTI DI CRESCITA.
Cosa sono esattamente? Te lo dico io. Un incubo!

Scherzi a parte, vediamo da vicino di cosa si tratta. Tecnicamente parliamo di un periodo di tempo, che può andare da qualche giorno a una settimana, in cui il tuo bambino richiede più cibo rispetto al solito. E` un fenomeno, infatti, che si manifesta in modo più evidente negli allattati al seno, perché in questo modo, aiutano a ricalibrare il seno in base alle loro necessità di cibo in quel preciso momento.

Gli scatti di crescita si presentano intorno alle 2\3 settimane, intorno alle 6 settimane ed intorno ai 3 mesi.
Da cosa li riconosci? Innanzi tutto… dalla fame! Il tuo bambino sembrerà di colpo insaziabile e potrebbe, richiedere il seno più spesso anche durante la notte. Poi potrebbe sembrarti più lamentoso del solito e più bisognoso di attenzioni.
Cosa fare? Parola d’ordine per sopravvivere: ASSECONDARE!

E te lo dice una mamma che ci ha convissuto per 3 mesi tirati! Si perché al mio bambino, che non mi fa mancare proprio nulla, lo scatto di crescita è partito alla seconda settimana ed è finito a 3 mesi secchi!
Gli scatti di crescita possono veramente mettere alla prova la pazienza dei genitori, in particolare della mamma che potrebbe sentirsi stressata e non in grado di soddisfare il bisogno primario del proprio bambino. Mille dubbi ti assalgono, soprattutto in merito all’allattamento che non ti sembrerà procedere come dovrebbe. Non preoccuparti! Se asseconderai il tuo bambino (che al contrario nostro sa’ perfettamente cosa fare!) tutto si risolverà non appena il seno sarà perfettamente calibrato col suo appetito e perché questo avvenga, non puoi fare altro che allattarlo più spesso!

Vedrai che già il fatto stesso di conoscerne l’esistenza ti aiuterà a superarli al meglio e senza paura!
Parola di superstite :)

 


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Sognavo un armadio tutto rosa

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#insensocontrariodimarcia

Sognavo un armadio tutto rosa…  ed invece sei arrivato tu! Un bel maschietto che mi ha colorato la vita di blu… di verde e di rosso, di giallo ed di arancione, di grigio e, perché no, di nero.

Si perché diciamocelo: chi dice che vestire un bambino maschio non è divertente, non ne ha mai vestito uno!

Insomma, per una bambina è tutto graziosissimo, per carità, ma tutto ROSA e derivati. Io personalmente, che sono un po’ maschiaccio con i miei capelli corti e il mio stile in quasi “total black”, quando ho saputo dalla seconda ecografia che era un piccolo ometto, ho tirato un sospiro di sollievo. Proprio non mi sarei vista alle prese con fiocchi, cerchietti, calze e pizzo.

Neppure con Marco, onestamente, ho seguito le “regole”, vestendolo di azzurro canonico forse 4 o 5 volte. Per il resto… spazio alla FANTASIA! Ed al colore!

Non nego comunque che la prima volta che sono entrata in un negozio di abbigliamento per bambini al vero e proprio fine di acquistare per il mio bimbo non sapevo dove guardare. Ormai il mercato offre di tutto. Dalla tutina in ciniglia con gli orsetti, alla maglia mimetica in stile Rambo, ce n’è davvero per tutti i gusti. Basta solo trovare il proprio stile. Io opto sempre per dei capi sportivi, durante la settimana, che gli permettano di muoversi comodamente e in libertà. Ora che gattona e cammina indossa dei veri e propri capi “da battaglia”, per poi concedermi qualcosa di più elegante e sfizioso (si, anche da maschietto ce ne sono!) nelle festività.

Però di una cosa non posso più farne a meno. E` una mia vera e propria ossessione da quando vesto il mio bimbo. Devo, per forza, o ne esco matta, abbinare i suoi calzini con la maglietta. Sempre! E` più forte di me! La cosa che mi preoccupa di più, infatti, è che adesso Marco ha appena 1 anno, quindi ho ancora libero arbitrio per quello che riguarda il suo guardaroba…ma poi? Quando inizierà vestirsi da solo?

Una cosa è certa! Spero prenda il mio gusto nell’abbinare i colori e non quello di papà! 😉

 


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Quel mostro di passeggino

Ebbene, che il mio pupo fosse un po’ autoritario si era capito, e già dai primi giorni si è dimostrato sufficientemente allergico ad ogni mezzo di trasporto che non fossi io. WoWooow!
E quindi… che fare? La soluzione c’è e si chiama “Fascia porta bebé”. Io, credo che sarei morta senza.
Di supporti ce ne sono tanti, e spesso scegliere non è così facile come si crede.
Vedo di fare un po’ di chiarezza in base al percorso che ho fatto io. Chiaramente da prendere come un consiglio e non come veritá assoluta.

Da 0 a 6 mesi: Fascia elastica o rigida

Questo supporto può sembrare ostico all’inizio, ma poi con un po’ di pratica si va come un treno.
La fascia elastica è un telo di cotone elastico della lunghezza di 5 metri circa, con la quale però è possibile fare solo un tipo di legatura (chiamata triplo sostegno) quindi un po’ limitata e quando il bambino va su troppo di peso bisogna cambiarla, altrimenti… Ciao ciao schiena!
Con la fascia rigida si può giocare con più legature, e sorregge anche pesi più elevati. Attenzione alla taglia però. A differenza della fascia elastica, infatti, ci sono più misure in base alla stazza della portatrice e del tipo di legatura che si vuol fare. Nel mio caso per Marco ho scelto un’ elastica, proprio per un fattore di comodità,  e devo dire che mi sono trovata molto bene, e Marco pure.

 

Da 6 a 12 mesi: Fascia rigida (una costante), Mei Tai, Marsupio ergonomico

Sulla prima, nulla da dichiarare :)
Il Mei Tai invece è un supporto simile alla fascia rigida, solo che è strutturato, ovvero è composto da un pannello che va passato dietro la schiena del bambino e due lembi di tessuto uno da porre in vita, e l’altro da incrociare dietro la schiena per formare la legatura. COMODISSIMO! Soprattutto per gli spostamenti brevi dalla macchina.

Il marsupio ergonomico è simile al mei tai, con la differenza che è un pochino più rigido (immagina proprio la consistenza di uno zainetto), e che una volta regolate tutte le misure non lo tocchi più. Da questa età, inoltre, si possono provare anche la posizione laterale sul fianco, oppure sulla schiena. Ricorda MAI fronte mondo!! Non è una posizione ergonomica e a mio avviso neppure comoda!
Dai 12 mesi l’ avventura continua con il Marsupio ergonomico Toddler e Preschooler, supporti ergonomici studiati appositamente per i più grandi, con seduta e spallacci più comodi.

 

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Insomma, il mondo del babywearing è vasto e tutto da provare ed io ho solo abbozzato un po’ di teoria, ma per trovare la propria strada consiglio di rivolgersi ad una consulente di zona.
Io devo dire che mi sono divertita a coccolare il marmocchio (soprattutto con la febbre o dopo un vaccino), anche se non volevo essere una “mamma ad alto contatto”, alla fine per esigenza ho ceduto.

Sempre con un tocco fashion però. Siamo pur sempre donne…no canguri!

Perché ho smesso?

Ovvio.. Marco, sul più bello, ha voluto il passeggino! 😉

 

 

 


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“A” come Allattamento

Ebbene sì, parte tutto da qui. Neanche il tempo di poter vedere la tua bestiola per la prima volta che in sala parto già risuona la parola magica: allattamento.

Una gran bella cosa eh, non fraintendermi, ma che fatica!
Io mi sono resa conto che avevo un’ immagine del tutto distorta di ciò che poteva essere allattare.

Innanzi tutto non è detto che il pupo si attacchi subito al seno. Per me infatti è stato così, Marco non ne voleva sapere. Per 3 mesi ho dovuto utilizzare un ausilio che lo aiutasse a farlo (per gli amici il paracapezzolo maledetto) e per questo motivo mi sono sentita inadatta al ruolo che stavo assumendo. Niente di più sbagliato!

Ma come ogni cosa, me ne sono resa conto solo più tardi. Credo ciò dipenda anche dal fatto che in ospedale ero la mucca viola del reparto. Così, puntualmente per i tre giorni di degenza, ho avuto fior fiore di ostetriche che cercavano di far “accettare” sto benedetto seno al mio bambino… neanche fosse stato l’unico caso al mondo! Devo ammettere che psicologicamente è stata una situazione abbastanza devastante, ma grazie al cielo, ci vuole ben altro per buttarmi giù (#freganientefinchèilmiobimbostabene).

Schermata 2017-03-09 alle 14.21.20Nelle settimane a venire arrivarono i consigli non rischiesti: pediatra, infermiere, amiche, pescivendola, fornaia…tutti a dire la loro! Che ansiaaaaaa! Fortuna che avevo al mio fianco le persone giuste, che MAI mi hanno fatto dubitare del mio essere mamma (e vuol dire tanto!) e che soprattutto MAI mi hanno fatto sentire sola. Eccoti un consiglio… circondati di questo!

Ricorda poi… non è detto che il pupo si sfami in poco tempo e con pause lunghe. Per me, ovviamente, è stato così. Marco era attaccato una media di un’ora a seno con intervalli di mezz’ora. Ora, io non sono una cima in matematica, però mi rendo conto che è un sacco di tempo! Quindi questo bambino sarà stato un toretto penserete voi. Ed invece NO! Marco metteva su peso a fatica.

Ed ecco che parte il circo delle paturnie mentali: non ho latte? Non sta bene il piccolo? Non mangia? Non scarica? Dare l’artificiale? …e soprattutto…è normale?

Cara mamma, una cosa mi è ben chiara: la normalità è solo un punto di vista…
Fai sempre ciò che credi giusto e vedrai che SARÀ GIUSTO!
Fai sempre ciò che ti fa’ stare bene e STARETE bene.
Le mamme hanno il super potere. Le mamme sanno.

In ultimo luogo, ma non di certo per importanza, parliamo di ragadi, ingorghi, mastiti e compagnia bella. Non sto qui a soffermarmi troppo scientificamente a spiegare… sappi solo che fa male, ma poi tutto passa! Ricorda sempre perché e soprattutto PER CHI lo fai.

Concludo col felice epilogo della mia storia. Quando tutto sembrava perduto, quando a detta di ostetrica e pediatra, la mia bestia non riconosceva più il seno come cibo perché ormai erano passati ben 3 mesi di paracapezzolo maledetto (3 mesi… no anni!), Marco l’ha stappato via e si è attaccato come nulla fosse. Il mio ometto ribelle!

Ora vivo quel periodo come un ricordo lontano, anche se è passato solo qualche mese, ma ricordo MOLTO bene che è stata un esperienza stressante per me, tanto che ero decisa di smettere a svezzamento avviato.
Marco ha quasi 1 anno. Marco è tetta dipendente.

Allattamento 1, Denise 0.

Ed è la sconfitta più meravigliosa che abbia mai subìto.

 


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Mi presento: la vita secondo Marco

Fino a marzo 2016 ero semplicemente Denise, donna e moglie con la testa tra le nuvole e un lavoro sicuro a tempo indeterminato.

Ora invece per tutti sono solo (si fa per dire) “la mamma di Marco”. Lui è un vivace, curioso e testardo bimbo di 11 mesi, con tutti i pro e i contro che questo ruolo comporta.
L’arrivo del piccolo per me ė stato un gran cambiamento, e mamma lo sono diventata un po’ alla volta. L’istinto materno è stato un miraggio fino a più o meno i 3 mesi di Marco, ammesso che adesso effettivamente ci sia. Diciamo che ogni donna deve trovare il proprio modo di essere mamma, in base alla bestia che si ritrova.

Marco aveva il 50% di possibilità di essere tranquillo, dormiglione e pacato come papà, e invece… NO!
 LUI è passato subito al lato oscuro, decidendo di fare tutto al contrario… un po’ come mamma 😉
Mi spiego meglio… se di norma spuntano prima i denti inferiori, a Marco sono spuntati prima i superiori. Se i bimbi di tutto il mondo prima gattonano, Marco ovviamente cammina!
Ciuccio? No! Ovetto? No! Macchina? No! Passeggino? No! Se si può mangiare Marco lo butta a terra, se non si può mangiare lui lo mette in bocca. Insomma…un bel pasticcio! E per nulla facile da gestire.

Ho passato i primi 3 mesi reclusa in casa. Neanche avessi partorito Fabrizio Corona! Tutto ciò perché se mettevo piede fuori di casa, la bestia piangeva. Aveva fame? Sonno? Sete? Chi lo sa. Lui piangeva, giusto per non sbagliare!

La cosa che mi domando, sinceramente, è: come ho fatto? Ma lo fai, punto. Perché sei mamma, non ti serve sapere altro. La pazienza che riesci a trovare dentro di te è qualcosa di inspiegabile.

Immancabilmente vedi i bambini tranquilli, dolci, dormiglioni e che “dove li metti stanno” delle altre, e ti sale il diavolo vestito Prada!
Ma stai tranquilla… i bimbi sono in continua evoluzione! E se ce l’ho fatta io, ragazza..

Che poi il problema principale, nel mio caso, è stato proprio  riuscire a star dietro a questa continua evoluzione. Facile dare consigli da fuori (non richiesti per la maggior parte). Ma ogni volta che sembro aver trovato la soluzione al tal problema “X”, ecco che immancabilmente, il giorno dopo non funziona più. Ma perchè? Eppure sono solo bambini! Non dovrebbe essere difficile!

La verità? Vorrei poter dire qualcosa di profondo o avere davvero la verità in mano. E invece tocca rassegnarsi al fatto che bisogna portare solo TANTA pazienza, soprattutto se, come a me, ti è capitato un bambino che funziona “in senso contrario di marcia”. Tranne che in macchina eh… lì per carità, neanche nominarlo!

 


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