Gemelli, zenzero e tachipirina

Gemelli, zenzero e tachipirina

Me l’ avevano detto.

Me l’avevano detto in tanti: “Vedrai, quando inizieranno ad andare alla materna, il primo anno li avrai più a casa che a scuola”.

Io non volevo crederci: “Ma chi? I miei figli? Ammalarsi? Ma va!”

Sorridevo e schivavo commenti e pronostici odiosi quasi come schivare germi, e invece AVEVANO RAGIONE. I “gufatori seriali” come li chiamo io, ci vedono sempre lungo.

Sono assente da un po’ sulla rubrica, estate impegnativa devo dire, mi ero promessa di regalarvi un pezzo sull’inserimento alla materna, ma non abbiamo fatto in tempo a terminarlo che … dopo una sola settimana, Tommaso prima, e Mattia dopo, si sono ammalati.

Mi stavo abituando a questi sprazzi di libertà che c’ha pensato la nostra prima otite a riportarmi alla dura realtà.

Il bello della gemellanza poi, è la solidarietà anche nelle malattie: l’unica cosa che li divide è il tempo d’incubazione.

Abbiamo passato una luuuuunga settimana a casa, tra pediatra, divano, costruzioni e televisione. Avevo progettato cambio di stagione, pulizie selvagge, pranzi con amiche e sane dormite ma, LEZIONE DELLA SETTIMANA, mai fare programmi, MAI! Soprattutto quando sei una mamma!

Gli unici programmi che noi mamme possiamo scegliere sono quelli dei lavaggi di lavastoviglie e lavatrice, io in effetti mi ci sbizzarrisco proprio.

Comunque, sul più bello che Mattia e Tommaso mostravano netti segni di ripresa, sono crollata io! Sono qui a letto con coperta, tisana zenzero e miele, termometro e le loro urla giocose dal piano di sotto: mia madre è corsa in soccorso stamattina, quando è entrata le ho detto “benvenuta all’ospedale Fate Bene Gemelli” (l’ironia non mi abbandona quasi mai).

Come sempre, cerco di vedere i lati positivi di ogni cosa, infatti continuo a ripetermi che l’autunno è appena iniziato e con questa partenza in salita, il resto non può essere che in discesa! Si accettano eventualmente percorsi in pianura con dossi.

Mi guardo le stories su Instagram: a Milano c’è la Fashion Week e io vorrei tanto essere una mamma influencer, tuttavia sono semplicemente una mamma influenzata. Non posso consigliarvi prodotti per la beauty routine, ma se volete vi apro la dispensa di casa mia e vi mostro i quantitativi di integratori naturali che sto assumendo per aumentare le difese immunitarie (a quanto pare devono ancora fare effetto)

Sperando nella totale guarigione dei gemelli, lunedì inizieranno il tempo pieno all’asilo e finalmente potrò aggiornarvi su questa nuova avventura.

Nel frattempo zenzero e Tachipirina per me e… Buon weekend a voi!

Come sopravvivere al trasloco

Come sopravvivere al trasloco

“Chi mi segue sul mio profilo Fb lo sa che di recente la famiglia Lago si è trasferita.

Siamo nella casa dei nostri sogni, finalmente i gemelli hanno un giardino in cui scorrazzare: si sporcano in continuazione dalla testa ai piedi, e io anziché disperarmi per gli innumerevoli cicli di lavatrice, godo nel vederli così liberi e “ruspanti”.

Ma non è della nostra nuova vita che voglio parlarvi, bensì del fatidico trasloco a cui nemmeno i mille milioni di integratori che ho preso hanno avuto la meglio.

Da questa esperienza ho imparato che:

  • il trasloco possibilmente NON VA FATTO IN ESTATE QUANDO C’è UN CALDO INFERNALE: optate per le mezze stagioni. Ma se proprio le tempistiche prevedono, come nel mio caso, di dover far tutto nei giorni in cui a Studio Aperto parlano dell’allarme temperature elevate, il mio consiglio è quello di credere che il sudore è grasso che piange, così farete tutto molto più volentieri. Sappiate però che non è vero.
  • Trasloco NON PUÒ ASSOLUTAMENTE FARE RIMA CON GEMELLI, NE’ CON BAMBINI PICCOLI: trovate una collocazione per i vostri cuccioli. Io li ho lasciati per due giorni dalla nonna paterna, e se non ci fosse stata lei avrei optato o per una babysitter, o per un servizio di igiene mentale, non per loro ma per me.
  • L’uomo nel trasloco ha un ruolo importante: fategli sentire che tutto procede al meglio grazie a lui. Incassate colpi bassi e critiche alla vostra organizzazione, ci saranno sicuramente occasioni per sdebitarsi ma VIETATO LITIGARE. La spiegazione di tale divieto segue al punto successivo.
  • FUORI GLI ALTARINI: è finita ragazze, durante il trasloco è finita la sceneggiata del NON HO NIENTE DA METTERE. Come le verità che vengono sempre a galla, anche vestiti, scarpe e borse sbucheranno fuori, tra un sogno nel cassetto e uno scheletro nell’armadio, e lì non ci saranno scuse. Quando lui realizzerà i quantitativi del vostro vestiario, occhi dolci e depistaggio: “GUARDA CHE MOLTE COSE LE HO PRESE PER ESSERE BELLA PER TE” oppure “GUARDA CHE PARECCHIE DELLE COSE CHE VEDI LE HO DAI TEMPI DELLE SUPERIORI” oppure carta Jolly: “BEH, QUESTE SONO DI QUANDO ERO INCINTA AMORE COSA PRETENDI, CHE ME LE METTO E POI PENSANO CHE SONO INCINTA DI NUOVO?”.
  • Tutto ciò che potete impacchettare nelle settimane precedenti, IMPACCHETTATELO: questo farà credere a lui che avete la situazione sotto controllo, quando invece state pensando a dove nascondere le cose che acquisterete con gli imminenti saldi.
  • Fate spazio: il trasloco è un’ottima occasione per non portarsi dietro le zavorre del passato. Gettate nel cestino i regali non graditi, i ricordi che fanno male, i vestiti che ci fanno sembrare grasse e tutto ciò che rappresenta un ricordo simile ad una palla al piede: state traslocando e dovrete essere leggere a spiccare il volo, via tutto ciò che di negativo o pesante viene fuori dai cassetti! Io ho buttato via talmente tanta roba che per la legge dei grandi numeri mi sento pure più magra, come nell’immediato post ceretta!
  • Pulite i vetri di casa prima di togliere le tende, perché poi quando le toglierete, l’effetto satinato causato dalle mani dei vostri figli (dentro) e dalla pioggia (fuori), sarà difficile da mandare via. Una tenda non è come i diamanti, una tenda non è per sempre.
  • Preparatevi un beauty d’emergenza per la prima notte nella nuova casa. Puzzerete un sacco, e vano sarà il tentativo di trovare il bagnoschiuma tra i cinquecentomila scatoloni che non hai giustamente catalogato.
  • A tale proposito, CATALOGARE TUTTO.
  • Munitevi di scatoloni delle banane Chiquita come se piovessero: sono indistruttibili, comodi e capienti. Il vostro fruttivendolo di fiducia non potrà dirvi di no.
  • Tutti gli aiuti che vi verranno offerti ACCETTATELI.
  • Non cercate di strafare! Noi la prima sera, dopo l’ennesimo viaggio in macchina ci siamo guardati e senza neanche parlare sapevamo già cosa fare: doccia, tirati a puntino e cena fuori. Sembravamo al primo appuntamento, e invece stavamo brinando alla prima notte nella nostra nuova casa. “Quanno ce vo, ce vo!”

Per quanto riguarda i bambini, il trasloco è un grande cambiamento.

La casa è il loro porto sicuro, e trovarsi in nuovi spazi, magari anche più ampi, può essere destabilizzante.

Tutto ciò che potete fare senza di loro fatelo, perché poi i primi giorni dovrete fargli sentire al massimo la vostra presenza, dedicargli più tempo possibile, anche se le cose da fare saranno tante.

Keep Calm & un passetto per volta!

Sistemate l’essenziale, e poi pensate a far ambientare i vostri cuccioli.

Ritrovare i loro giochi in alcuni ambienti della casa, li farà sentire meno spaesati, ma niente sarà come le braccia di mamma.

A distanza di un mese da questo grande cambiamento, Mattia e Tommaso adesso sono a proprio agio nella nostra nuova casa e, siccome qui da noi non ci si può annoiare mai, ci siamo addentrati nella fase “spannolinamento”: il trasloco può essere stato devastante, ma per ora togliere il pannolino a Mattia e Tommaso è pure peggio!

Magari se il tentativo andrà a buon fine, vi racconterò come è andata in uno dei prossimi post.

A presto!

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I papà vengono da Marte, le mamme da Venere

Mezzanotte passata.
Ormai non ricordo più com’è svegliarsi la mattina e andare a dormire la sera dello stesso giorno. I gemelli hanno una forte resistenza al sonno, e quando Morfeo se li prende fra le braccia … io conto le pecore. O i giri della lavatrice, dipende.
Daniele lo perdo generalmente verso metà serata; talvolta lo recupero nel divano, mi assicuro che raggiunga il letto e poi penso un po’ a me.

Da poco ho ripreso con la lettura; l’ultimo libro appena concluso è scritto a quattro mani da Alberto Pellai e Barbara Tamborini “I papà vengono da Marte, le mamme da Venere”.

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Il libro racconta la visione delle diverse tappe dell’essere genitori, dal test di gravidanza ai 3 anni del pargolo. In effetti, avrei dovuto leggerlo prima poiché per la maggior parte dei capitoli ho pensato “Ah, storia vecchia questa”. Lo dico sempre, il tempo vola quando si è intenti a crescere una o più creature, però ripensare a certi periodi (svezzamento, nanna nel lettone, primi capricci ecc) mi ha fatto sorridere e mi sono riconosciuta molto nella figura materna descritta.

Lo consiglio alle neo mamme (sempre che riusciate a trovare il tempo di leggere), perché vi darà la leggerezza di cui avrete bisogno quando vi sembrerà impossibile entrare nella testa del padre di vostro figlio. Io, ad esempio, l’ho acquistato dopo l’ennesima discussione sui capricci, per dire! Vale la pena leggerlo anche solo per fare tesoro del “decalogo per la convivenza pacifica”, che andrebbe stampato e appiccicato sul frigorifero, anche se siamo a ridosso della prova costume e sul frigorifero sarebbe meglio mettere un bel divieto!

Vi lascio con questa frase che un pochino mi ha fatto luccicare gli occhi: “Le mamme regalano radici, i papà un paio di ali”.
Io aggiungo che essere genitori è un magnifico lavoro di squadra, ci si scontra e ci si incontra, ci si arrabbia e si ride assieme, ci si commuove con le prime vittorie.
A chi deciderà di leggerlo, fatemi poi sapere se vi è piaciuto e consigliatemi le vostre letture preferite che ho due anni e mezzo di arretrati 😉

 

 

Mamme, questo è dedicato a noi

In occasione della Festa della Mamma, ho pensato a qualche parola da dedicare a tutte noi, così diverse nel nostro modo di crescere i nostri cuccioli, ma tutte accomunate dal voler dare solo il meglio ai nostri bambini. Queste parole le ho scritte qualche mese fa, per poi tenerle nella memoria del telefono tra le note, ed ora voglio condividerle con voi, sperando possiate riconoscervi.

18447720_1351125194979590_1384437903_nEssere madre è quella cosa che quando li hai sempre tra i piedi, vorresti che ti stessero un po’ più distante, ma quando poi sei distante … ti mancano da matti.
Quando non riesci ad addormentarli, e sei stanca, e non ne puoi più, vuoi solo vederli crollare nel sonno, ma poi loro dormono e tu gli illumini il viso con la luce del telefono per vederli sognare nei loro lettini (nel migliore dei casi) o nel tuo lettone.
Essere madre è voler dormire in un letto fatto per 2, ma poi al primo risveglio quelle gambe morbide avvinghiate a te sono la cosa più bella. Quel respiro cosi cadenzato sa di purezza.

E’ guardare al passato con nostalgia, ma con la certezza che il futuro con loro sarà un’avventura meravigliosa, la più bella di tutte!
E’ aprire il frigorifero e sapere già cosa dovrai prendere, perché loro sono in agguato per afferrare la bottiglia di birra e farla cadere a terra.

18470911_1351125191646257_946760799_nEssere madre è mangiare la nutella di nascosto, perché a loro fa male, ma alla tua anima fa bene! Oh si, fa bene!
E’ dover alzare la voce, per poi perdersi in quegli occhioni e capire che non sono loro a sbagliare, siamo noi mamme un po’ troppo cresciute. E non serve urlare per farsi capire, perché nel momento in cui urli hai già perso.
Essere mamma è interrogarsi sui NO.
E’ chiedersi in continuazione se si sta facendo la cosa giusta, è lavoro di squadra con chi divide quel letto matrimoniale con te, anche se spesso di notte viene sfrattato.

Essere madre è non temere che venga meno l’intimità della coppia nel lasciar dormire i tuoi bambini nel lettone, perché l’intimità di una coppia non si vede di notte nel sonno.
Essere mamma è stupirsi del tempo che passa, chiudere gli occhi e sentire il profumo di neonato … e di rigurgito.
E’ guardarsi le smagliature sulla pancia e rimpiangere il fisico di un tempo, però poi ti senti un po’ Dio per aver messo al mondo qualcosa di così meraviglioso.
E’ paura di sbagliare, è crescita continua, con loro e per loro.

Diventi mamma e ti ritrovi a mediare quando bisticciano fra loro, a vestire i panni dell’arbitro senza fischietto.
E’ raccontare storie, è giocare con il pongo, costruire capanne al riparo dal lupo, comprare dinosauri e draghi o macchinine.
E’ cambiare tanti pannolini, tanti, tantissimi (io doppi), e mentre li cambi sai che in mano hai una possibile arma di distruzione di massa, pronta per essere lanciata addosso a chi ti vorrebbe una madre diversa.
E’ sognare l’asilo, temendo il distacco.

Quando sei mamma, ogni risveglio è il più bello, anche quando non ti hanno fatto dormire. E mentre scrivo mi chiedo: di cosa era fatta la mia vita prima di questo?
Buona festa a tutte le mamme, alla mia in modo particolare!

 


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Non se ne parla mai: gemelli, allattamento e… stettamento!

Care mamme, sembrava impossibile ma ce l’ho fatta: ho smesso di allattare Mattia e Tommaso al seno alla soglia dei due anni e mezzo. Chi mi conosce sa benissimo che è stata una mission impossible al pari di quella intrapresa da Tom Cruise eppure sono sopravvissuta e sono qui a raccontarvelo.

Faccio una premessa: nonostante io sia immensamente grata alle mie tette, che mi hanno permesso di allattare i miei cuccioli, non voglio scendere nella classica ODE ALL’ ALLATTAMENTO AL SENO. Purtroppo questo è un argomento che divide molto e soprattutto il confine tra raccontare una bella e pura esperienza e il sentirsi accusata di poca sensibilità dalle madri che per vari motivi non hanno allattato, è molto, molto sottile.

Bando alle ciance, sull’allattamento c’è tanto di quel materiale da poter apprendere tutto per osmosi, ma dello STETTAMENTO, come lo chiamo io, sbaglio o se ne parla troppo poco?

 

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Andiamo con ordine: il mio percorso è stato in salita. In ospedale le prime a non credere in me furono proprio le infermiere del nido, che, complici le miei ragadi, mi stavano già deviando all’artificiale perché FIGURATI SE RIUSCIRAI AD ALLATTARE DUE GEMELLI. Mai dire così ad una mamma cazzuta, perché poi una la prende come sfida: detto, fatto! Due mesi di ragadi e sangue, di pianti e testate contro al muro, di ingorghi e “ma chi me lo fa fare”, però poi conosci persone che amano il proprio lavoro, e tutto prende via.

Un’ostetrica dal cuore d’oro ed una farmacista amica dell’allattamento sono state per me fondamentali, ma anche i miei familiari hanno giocato un ruolo importante perché mi hanno sempre sostenuta, soprattutto mamma e suocera. Non per ultimo mio padre, che ha provveduto all’acquisto di birre pregiate artigianali perché secondo lui “la birra fa latte”. Io c’ho provato a dirglielo che al corso pre-parto lo sconsigliano, ma sulla birra belga non si discute, per cui tra una poppata e l’altra ogni tanto mi sono pure gustata qualche bicchiere.

Daniele invece è stato da manuale, gliene devo dare atto; non ha mai pronunciato la fatidica frase “secondo me piange perché non hai abbastanza latte” oppure la peggiore di tutte “il tuo latte non è nutriente”. Forse in cuor suo sapeva che se avesse detto una cosa simile, non avrebbe mai più rivisto le mie tette per ripicca! O forse ha semplicemente avuto fiducia in me e nella natura delle cose. Allattare al seno mi ha semplificato la vita, non sarei mai riuscita a svegliarmi la notte per riscaldare i biberon! E poi diciamocelo, che meraviglia dover comprare reggiseni di due taglie più grandi! In compenso, voglio essere sincera nel dire che Mattia e Tommaso hanno iniziato a dormire TUTTA LA NOTTE da quando gli nego le loro amate poppe, quindi col senno di poi mi chiedo se forse non era meglio fermarsi prima.

L’ultimo periodo è stato tosto, non ne potevo più! Per loro era un’ossessione: durante il gioco, durante la cena, davanti alla televisione, sempre e solo tetta! In alcuni momenti ho rimpianto questa scelta, devo ammetterlo, però adesso mi guardo indietro e so di avergli dato tanto. Gli ho dato il mio tempo, il mio corpo, li ho nutriti del mio amore e spero di avergli dato le basi per una buona salute. Quei momenti erano solo nostri, e li custodirò per sempre nel mio cuore.

Ma loro come l’hanno presa? Direi bene, perché ho compensato con tante coccole fatte di abbracci lunghissimi, carezze ai capelli, baci, storie della buonanotte e qualche fetta di pane e nocciolata! Ora i nostri giochi non hanno più interruzioni, però ogni tanto ammetto che danno una controllatina per vedere se è tutto ok e se ci sono ancora. Ah, dimenticavo: finalmente posso indossare nuovamente le magliette girocollo, perché anche sull’abbigliamento durante l’allattamento si potrebbe scrivere un libro. Volete proprio sapere come ho fatto? Allora vi avviso che il mio stettamento non è stato da manuale ma del resto l’avrete capito che sono una madre imperfetta per cui… EBBENE SI, mi sono cosparsa per giorni d’aglio e per questo chiedo scusa a tutte le persone che mi hanno incrociato in quei dannati giorni e che probabilmente hanno sentito che puzzavo.

L’aglio mi ha aiutata a tenerli lontani con la luce del sole, mentre per la notte ho potuto usufruire della gentile collaborazione di Daniele, che ha placato il mio pianto inconsolabile e disperato per quattro notti filate. E’ stata una settimana d’inferno, lo ammetto. Di giorno non ero io ad andare in giro con le occhiaie, erano le occhiaie che portavano a spasso me. Occhiaie + puzza d’aglio = vita sociale in declino.

Per fortuna il tutto è durato talmente poco… ho ancora un uomo che torna a casa la sera e della gente che vuole parlarmi senza indossare la mascherina. E’ stato un bel capitolo della mia vita, sono felice e fiera di aver allattato i miei piccoli e invito tutte le mamme che sono titubanti a farsi aiutare, ad ascoltare di più il proprio istinto e a dare meno retta a chi scoraggia una delle cose più importanti per mamma e bambino, fermo restando che siamo tutte bravissime mamme e vogliamo tutte il meglio per i nostri cuccioli, a prescindere dall’allattamento.

CARE POPPE, AMICHE CARE, SIETE STATE ESSENZIALI. GRAZIE PER IL VOSTRO PRONTO INTERVENTO OGNI VOLTA CHE C’ERA DEL MALCONTENTO. FEBBRE, VACCINI, CAPRICCI E STANCHEZZA, SIETE STATE LA MIA SALVEZZA. PORTERO’ SEMPRE NEL CUORE IL RICORDO DEL VOSTRO CALORE.

MA ORA IN PACE VI LASCIO STARE, VI PREGO SOLO DI NON CROLLARE!

 


 

E voi, come avete affrontato il saluto alla tetta? Aspetto i vostri commenti sulla mia pagina instagram gioie_gemelli

 

 

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Mamme imperfette: alla ricerca dell’equilibrio

Sono una persona poco coerente, ho iniziato ad ammetterlo a me stessa da poco tempo.

Da quando ne ho preso coscienza, sto molto meglio perché ad ogni mia contraddizione non equivale più il senso di colpa o la voglia di cercare soluzioni diverse. No, c’è solo la presa d’atto che il mio essere è formato da un ventaglio fittissimo di sfumature.

Non parlo delle sfumature di Christian Gray, sia chiaro. Parlo degli sbalzi d’umore, degli attacchi di rabbia per poi pentirsi, di quando sgridi i tuoi figli e poi ti penti e giù di baci che poi loro si puliscono schifati. Parlo di quella voglia di stare un po’ sola e poi invece quando sei sola loro ti mancano, e organizzi una cena fuori e di cosa parli? Di figli, ovvio!

La verità è che ho realizzato di non essere fatta per essere rilegata ad un ruolo, o ad un’immagine.

Non sono un quadro, io sono la tavolozza che oggi disegna un paesaggio e domani si improvvisa ritrattista, e in tutto ciò magari non sa dipingere. Lo metto nero su bianco adesso, nel silenzio che regna in casa mia in un giornata in cui i bambini sono dalla nonna e mi sono goduta un po’ di divano, un po’ di musica, un po’ di riposo. Fa parte della mia incoerenza ammettere che diventare madre di due bambini meravigliosi come Mattia e Tommaso è stata la cosa più bella che potesse accadermi. Li amo in modo viscerale e so che voi madri mi capirete senza tanti giri di parole. Ma è anche vero che prima di loro ero un io alla ricerca della propria dimensione, e ogni tanto stare sola senza loro mi ricarica le energie per ritrovare le sfumature color pastello.

Poi mi arriva il senso di colpa, penso ai loro visetti e al momento in cui entreranno dalla porta con il loro papà, penso alla gioia che portano anche quando mi chiamano 10 volte al secondo. Penso a quanto odio metterci ore per addormentarli, per poi accorgermi che questi momenti mi mancheranno quando si addormenteranno da soli senza bisogno del mio aiuto, e io magari non riuscirò a dormire e mi metterò lì vicino a loro per guardarli sognare. Come quando avevo quel pancione immenso e non vedevo l’ora che nascessero, e ogni tanto quel pancione mi manca. Ma mi manca anche la mia pancia piatta priva di smagliature.

Per noi donne è dura: viviamo in una società che vuole la donna emancipata e padrona della propria vita, ma se poi ti scappa di dire che vai in palestra per addirittura 2 ore settimanali (considerando che la giornata media di una mamma con due figli nottambuli tipo i miei dura almeno 20 ore) c’è chi si scandalizza e te lo fa pesare, perché quel tempo lo togli ai tuoi figli. Però poi presto fanno a dirti che la pancia non è più quella di un tempo. Eh, grazie al cazzo oh! (passatemi il termine).

Forse, ma dico forse, la vera coerenza è sapere che abbiamo bisogno di più cose per essere complete, che non tutto è bianco o nero, e che oggi siamo cuoche ma domani prendiamo una pizza. Che ok lo shampoo a secco perché non ho tempo per la doccia, ma la prossima settimana una piega dalla parrucchiera me la regalo, toh!

Sono una mamma, ma sono sempre io, quella di prima.

Dicono che l’amore non si divide, ma si moltiplica e questo non vale solo quando arriva un fratello o una sorella, vale anche per noi stesse. Amo i miei figli, ma se non amassi così tanto anche me stessa non riuscirei a trasmettere loro il senso del volersi bene per poter accogliere tutto ciò che la vita ha da regalarci, nel bene e nel male. Mattia e Tommaso sono arrivati da me probabilmente per farmi capire l’importanza del saper stare in equilibrio pur essendo sempre in movimento, in un mondo che ci vuole ferme, ancorate all’immagine della madre perfetta.

Mamme si diventa, non si nasce. Tutto si impara strada facendo, e tra un passo e l’altro … mi fermo e faccio due addominali che la pancia della Ferragni mi fa troppa invidia!

 

 


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I terribili DUE… anni: alla scoperta della pazienza

Care mamme, eccomi qua! Ci siamo lasciate con gli auguri per il nuovo anno, e ci ritroviamo già proiettate verso una primavera che sembra lontanissima ma in realtà è più vicina di quello che sembra.
Un po’ come quando cresci tuo figlio: il tempo sembra non passare mai, la strada sembra lunga ed in salita… ma poi ti ritrovi come me ad avere a che fare con “i terribili due… anni” e nel mio caso con i “terribili due … gemelli!”.

A breve ci trasferiremo, così a piccoli sorsi sto improntando varie scatole con l’abbigliamento: i traslochi sono sempre una buona occasione per fare pulizia, e mi sono imbattuta in alcuni vestitini di Mattia e Tommaso talmente piccoli che mi hanno fatto venire il magone. Non li ho nemmeno toccati, ho chiuso la scatola e ho pensato che per ora stanno bene lì, non sono ancora pronta a disfarmene. Per i ricordi lo spazio va trovato, perché a volte non basta guardare qualche foto o viaggiare indietro nel tempo con il pensiero, a volte abbiamo bisogno di toccare con mano quegli oggetti che ti mostrano il cammino che hai fatto e che ti ha portato ad essere esattamente dove sei.

Eh si, il tempo passa in fretta care mamme, ti guardi indietro e le coliche sono preistoria e ti senti addosso l’esperienza di Maria Pollacci (che donna ragazze, l’avete vista a San Remo?)

Quando ancora i gemelli erano da qualche parte nell’universo in attesa di scegliermi per portarli alla luce, adoravo perdermi nelle serie TV, tra cui Sex and the City, la mia Bibbia al femminile. Nel secondo e ultimo film, Charlotte che vuole incarnare la madre perfetta, è alle prese con i cosiddetti “terrible twos” della figlia Rose: la scena in cui brinda con Miranda mi ritorna in mente con tanta simpatia, e adesso capisco a cosa si riferivano, ve lo allego qui sotto (la versione inglese è ancora meglio!)

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Ed ora veniamo a noi: Mattia e Tommaso sono due tornado, la pediatra ha scritto ARGENTO VIVO sul loro libretto sanitario per il bilancio crescita dei due anni, della serie HO UNA TESTIMONE ED E’ ALQUANTO ATTENDIBILE. Parlano poco ma capiscono e ascoltano TUTTO; Hanno un’ottima padronanza della parola NO. Nella fattispecie non vogliono cambiarsi la mattina, non vogliono cambiare il pannolino quando è ora di cambiarlo (e il rischio è quello di morte per asfissia) così ti ritrovi ad aprire le finestre anche se sei in pieno inverno;
Tutto ciò che non è pasta al pomodoro o carne o nocciolata è semplicemte BLEAH;
Non vogliono farsi il bagnetto e successivamente non vogliono uscire dal bagnetto;
Non vogliono la crema per la pelle secca ma non vogliono neanche la pelle secca;
Non vogliono rinunciare alla tetta, ed io spesso la uso come sedativo perché ad un certo punto vale la regola SE NON PUOI COMBATTERLI, FATTELI AMICI;
Non vogliono stare sul passeggino, ma non voglio camminare;
Non vogliono mai andare a letto e la mattina non vogliono svegliarsi;
Non vogliono soffiarsi il naso, ma soprattutto (rullo di tamburi) NON ACCETTANO I MIEI NO.

Ogni NO impartito da me e dal loro papà equivale a crisi di pianto isterico con allerta della Protezione Civile e chiamata dei vicini presso i servizi a tutela del minore.
Io in quei momenti, per non cedere alla scena strappalacrime, mi estraneo dalla realtà e con il teletrasporto vado in Via Montenapoleone a spendere soldi in borse e scarpe per i prossimi 20 anni.
E’ un buon esercizio, perché do sfogo alla mia vena fashionista e poi quando torno in me, loro hanno già smesso di piangere e nel migliore dei casi hanno già dimenticato l’accaduto, e io ho la carta di credito ancora piena.
Insomma, io durante i capricci vado a Milano, ecco. Provateci anche voi.

E poi la passione per l’acqua, per i rubinetti, per il forno, per la lavastoviglie. Non manca neppure la passione per l’aspirapolvere che è sottochiave. La voglia di imitare “i grandi” in tutto e per tutto (o quasi, perché io non mi metto in bocca il mocio Vileda eh).
Interrompere un lavaggio della lavatrice e far partire l’asciugatrice? Anche questo è successo qui.
Scarabocchiare i campioni del pavimento per la casa nuova? Fatto!
Rompere il cavo di sky del televisore? E le incursioni di nascosto nelle camere dei fratelli maggiori? Qui i più grandi sono arrivati al punto di dover togliere la maniglia della porta per non farli entrare.

Per loro è la scoperta del mondo, per te è la scoperta della pazienza, questa sconosciuta.

E tutti a dirmi “Eh ma è una fortuna averne due assieme, vedrai quanta compagnia si faranno, vedrai quanto giocheranno assieme!”

…PARLIAMONE! Sulla fortuna di averne due assieme siamo tutti d’accordo, sulla compagnia anche, ma mi sento di dover fare un appunto su quel “giocheranno assieme”: ogni gioco può diventare l’oggetto della sciagura, ogni gioco che non è doppio può diventare potenzialmente la causa di liti a suon di morsi e pizzichi, e adesso che la chioma si è infoltita non mancano le reciproche tirate di capelli.

Esci e gli prendi un pensierino ciascuno, e cosa fai? Lo prendi diverso! HAI SBAGLIATO CARA MAMMA, perché ai tuoi figli la diversità non piace, nella loro testa due giochi diversi significa lotta per il dominio di entrambi.

Quando coloreranno e ci sarà un solo colore rosso, sappi che tutti e due in quel preciso istante vorranno il colore rosso; quando troveranno quella palla che avevi nascosto pensando che tanto lì non l’avrebbero mai trovata, sappi che rimpiangerai di non aver comprato due palle quella volta, e capirai che a volte risparmiare sui giocattoli equivale ad accrescere l’esaurimento nervoso.

I “terribili due anni” sono ciò che fa sentire terribile anche te, perché loro crescono in un mondo che devono ancora scoprire, e tu invece realizzi che quel mondo che credevi conoscere bene in realtà spesso può esserti ostile quando il confronto con un piccolo esserino fa crollare tutte le leggi della natura.
Come puoi tu, così piccolo, avere una forza di volontà tale da far vacillare la mia? Eppure sono tosti! Ti guardano negli occhi e sanno già che cederai, questi piccoli concentrati di empatia sanno già viaggiare per raggiungere la meta e la strada che percorrono è quella delle regole che tu, madre, credevi di aver fissato.

Sapete qual è per me la vera difficoltà? Voler dar loro il meglio senza rendermi conto che spesso il meglio come lo idealizziamo noi genitori, non necessariamente è il meglio per i nostri figli.

Troppe aspettative, troppi progetti e troppe responsabilità, soprattutto oggi che siamo bombardate da tante, forse troppe informazioni: la scelta dell’asilo, inglese si o inglese no? Mensa interne o esterne? Classi miste o no?
Mi sono imposta di ascoltare di più il mio istinto, un po’ come dire “back to basics” che va tanto di moda oggi. Già, torniamo alle origini allora.
Ci possiamo adoperare per spianargli la strada e immetterli nella via che giudichiamo migliore, ma loro comunque quella strada la percorreranno personalizzando il cammino, e tutto ciò che possiamo fare è dargli la certezza che noi la percorreremo con loro, mano nella mano. Io con due mani, e con la promessa che ogni mattina li sveglierò a suon di baci, e ogni sera li addormenterò pregando che ci sia qualcuno pronto a proteggerli qualora non potessi farlo io.

Voglio salutarvi con una riflessione che facevo qualche giorno fa mentre leggevo del materiale sui “terribili due”, sperando di strapparvi un sorriso.

Leggo e cito testuali parole: “molto spesso i bambini a quest’età non capiscono ancora cosa desiderano o non sanno esprimere i loro bisogni, tendono ad agirli anziché verbalizzarli, di conseguenza quando non sono compresi, si stizziscono e si arrabbiano”

Ora dico io, non vi sembra la descrizione del maschio contemporaneo? No perché, se tanto mi da tanto, ho il sentore che passerò la vita intera ad avere a che fare con i terribili due!

Per un nuovo anno a prova di mamma

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Alle mamme, alle donne
alle amiche, zie e nonne.
Alla madre che sei stata
forte, fiera o scoglionata.
Agli aiuti che non son mai troppi,
al Natale con i suoi addobbi.

A quella pancia che non torna più piatta,
alle volte in cui ti vedi un po’ sciatta.
Alle occhiaie che vuoi coprire,
al sonno che non sai più come gestire.
Alle docce fatte in fretta,
per non parlare della ceretta…

Al tuo seno più abbondante,
per il tuo bimbo il miglior calmante.
Alla pazienza che non sapevi di avere,
alle scoperte che continui a fare.
Alle culle, ai lettoni condivisi,
ai loro piedini, ai loro sorrisi.
Ai giorni che sembrano non passare mai,
alle candeline che poi spegnerai.

Ai papà, mariti, compagni
sempre così pieni d’impegni.
Alla loro forza e comprensione
nel gestire la nostra agitazione.
Ai nonni sempre presenti
che ti salvano in certi momenti.
Alle famiglie imperfette ed originali,
al non sentirsi mai normali.
Ai figli, alle nostre creature,
così pieni di sfumature.

Ai consigli non richiesti,
alle osservazioni che mai ti aspetteresti.
Alle serie TV che non puoi più guardare,
ai cartoni animati che riscopri di amare.
Alle vacanze al mare, ai piedini sulla sabbia che scotta,
a quelle piccole spalle abbronzate sotto alla canotta.
Ai libri acquistati per diventare una madre perfetta,
all’ingenuità nell’aver pensato che esista una ricetta.
Questo è davvero il mestiere più difficile del mondo,
perché si ha a che fare con l’amore più profondo.

Tanti progetti , obiettivi ed ambizioni…
sicuramente tante emozioni!
Questo è forse l’augurio migliore,
EMOZIONATEVI CON IL CUORE.

Anche se sarete impegnate tra lavoro e fornelli,
vi aspettiamo qui, su Gioie&Gemelli!

BUON 2017

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Termometro e nasi che colano: il Natale è alle porte

Care mamme che mi leggete, ormai siamo agli sgoccioli! Manca pochissimo a Natale, mi chiedevo … Quante tisane alla cannella vi state gustando tra un pacchetto regalo e l’altro? Io ne ho bevuta una poco fa, ma Tommaso non poteva aspettare, mi tirava con la mano perché qui il detto “a Natale siamo tutti più buoni” non vale per i miei figli: “la tisana è un mio diritto Tommaso, adesso la bevo e poi verrò da te.” CAVO ORALE USTIONATO. Non avevo così male dai tempi del piercing alla lingua, ve lo dico.

Tornando a noi, che aria si respira a casa vostra? Profumo di regali? Cioccolata calda? Vacanze a Cortina? Settimana bianca?

Qui da noi in questi giorni si respirano germi e tensioni, ogni tanto quindi accendo una yankee candle giusto per appagare il senso dell’olfatto… finché ne sarò in possesso perché temo che il contagio sia in atto. Eh si, l’influenza è arrivata da noi, ma non quella cattiva eh.. siamo solo al primo raffreddore di stagione. Del resto, non potevamo mica vivere di rendita ancora per molto!

La mattina dell’8 dicembre, galeotto fu il naso di Mattia che colava. A seguire giornata di starnuti, nottata demmerda con figlio in apnea che si svegliava ogni 2 secondi e che svegliava anche il fratello. Il padre si è reso utile dalla camera accanto, a modo suo (questa storia che solo io posso allattarli deve finire). Oggi, dopo 2 giorni, è il turno di Tommaso. E io? Io sono qui, chiedendomi se le famose cure preventive serviranno a qualcosa o se verrò inevitabilmente contagiata, visto che ho avuto più baci con il muco in questi giorni che in tutta la mia vita. Certo che, se dopo mesi di Rosa Canina, miele, pappa reale, succhi di melograno, vitamine e lactobacilli mi ritroverò a letto con la febbre, giuro che in futuro il mio unico integratore alimentare sarà la Nocciolata Novi.

Giro per casa con i leggings neri che sembrano in lurex, perché i gemelli quando non trovano niente per asciugarsi il naso lo fanno su di me. Mi passo le mani fra i capelli, e le dita si fermano a metà perché forse si sono puliti il naso anche li: Ooookeiii dai, non possono gocciolare per sempre quei nasetti (auto convinzione volta alla sopravvivenza).

E l’albero l’avete fatto? Il mio padroneggia sopra la credenza. Questo vi da una vaga idea delle dimensioni? Prima dei bambini l’albero di Natale era una ragione di vita, più di 2 metri di addobbi e luci e regali che aspettavano solo di essere aperti. Adesso invece ho l’albero bonsai, piccolo ma simbolico, con le luci che vanno con le batterie perché alle prese elettriche non possiamo più attaccarci nulla, qualsiasi filo qui in casa potrebbe essere scambiato per una liana. I regali invece sono sigillati in armadio, della serie NON APRIRE QUELLA PORTA. Stavo proprio ragionando sul fatto che quando toglierò i pacchi che ho nascosto, il vuoto sarà tale che dovrò colmarlo con nuovi vestiti. Quest’anno non ho nemmeno fatto una wishlist personale, non ne ho davvero avuto il tempo e poi la saggezza aumenta con l’età e se mi chiedo “cosa vorrei?” la risposta è NIENTE, ho già tutto, VORREI SOLO DORMIRE. Difatti credo che come regalo di Natale chiederò ai miei genitori di tenermi i bambini una notte! Ma non con il pensiero eh, per davvero.

A pranzo che farete? Andrete fuori? Noi no. Fuori proprio no, di testa si, probabilmente, ma per quanto riguarda la mia famiglia, il pranzo di Natale è rigorosamente a casa: non c’è niente di più tradizionale che i cappelletti in brodo fatti da mia madre. Visto che siamo in tema, l’altro giorno ho guardato le foto del primo Natale con i gemelli: avevano appena un mese. Vi giuro, io e Daniele due facce che neanche a “Chi L’ha visto”! Io sembravo un parallelepipedo con dei capelli dalla piega improbabile e la stanchezza di chi pensa che al Natale successivo non ci arriverà. Daniele un sorriso stampato tipo paresi facciale, con l’espressione di chi pensa “ma chi me l’ha fatto fare”

Eppure siamo al terzo Natale, e io sarò di parte perché adoro questa festa sin da bambina, (merito dei miei genitori che mi hanno sempre coinvolto nella magica attesa) però adesso che sono mamma è anche meglio, anche se ho dovuto rinunciare alle maratone di film Natalizi.

Quando la realtà delle cose si fonde con quella poca magia che resta in questo mondo, allora non potrà che essere un momento speciale, anche se a Natale ci arriverai come lo scorso anno con l’influenza, con il naso rosso come Rudolph la renna, anche se vorrai la perfezione in tutto e invece qualcosa andrà diversamente da come te lo aspettavi, anche se per l’ennesima notte non dormirai, da quando le feste sono “a prova di mamma” il Natale è più bello. E da noi, con i gemelli … tanta fatica, probabilmente doppia, ma anche le gioie viaggiano in coppia!

Alle pance che crescono, ai futuri papà, ai fratelli maggiori, alle neo mamme, a chi sotto l’albero avrà un bimbo che gattona, a chi invece vedrà muovere i primi passi… a chi scriverà le prime letterine, a chi sfornerà biscottini buonissimi e a chi come me preferirà comprarli già fatti!

Tanti auguri per un Natale “a prova di mamma” da Gioie&Gemelli

 

Ps. Ricordate il Mio racconto sul set natalizio di Mattia e Tommaso? Ecco il risultato!  direi che la fatica è stata ben ripagata, siamo noi nel nostro caos

PS: Ricordate il mio racconto sul set natalizio di Mattia e Tommaso? Ecco il risultato! direi che la fatica è stata ben ripagata, siamo noi nel nostro caos

 

 

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Le cene ad alto contatto: il galateo riscritto dai gemelli

Facebook mi ricorda che un’anno fa io e Daniele ci concedevano una cena fuori. Ecco le mie parole di allora:

“Stasera io e vintage a cena fuori dopo lunghissimi e interminabili mesi di cene con in braccio minimo un figlio a testa, pappe spalmate nei capelli, maglioni, pantaloni, zuppe di verdure, tante zuppe di verdure, pizze salva cena, bicchieri rotti (e non solo bicchieri raga) lavastoviglie da caricare di nascosto per non essere attaccati dai nani, pezzi di pane e biscotti che te li ritrovi anche nel reggiseno, tira la tovaglia, no il coltello no Mattia! Tommaso non mordere tuo fratello! Amore mi tagli la carne? E mi imbocchi anche che con due braccia occupate tu sei più libero di me? No guarda dato che ci sei mangia anche per me però poi non lamentarti se le camicie non ti si chiudono (capito perché io sempre più magra?) E le tisane, tante tisane, tutte rilassanti che poi gli unici rilassati siamo noi. Forse dovremmo farla bere ai gemelli la camomilla. Stasera solo noi, e di cosa parleremo? DI FIGLI. Amo la mia vita”

 

A distanza di un anno cos’è cambiato? Le cene sono sempre un terno al lotto, ahimè. Purtroppo il seggiolone a casa nostra non ha avuto affatto successo, quindi nelle sere “ad alto contatto” si cena tutti assieme appassionatamente, e la passione sta proprio sullo stomaco, coi piedi puntati di chi vuole salire sul tavolo per fare disastri.

A volte mi ritrovo con Mattia seduto sopra di me e Tommaso che da dietro fa il cavallino sulle mie spalle, difatti vorrei proporre dei corsi di disostruzione genitoriale oltre che pediatrica perché io ogni tanto rischio il soffocamento, ve lo dico. Quando invece il mood è più tranquillo, i bambini cenano un po’ prima attorno a loro tavolino e noi riusciamo a conversare (tra un “mi versi il vino e mi passi il pane, riusciamo anche a raccontarci le rispettive giornate).

La presentazione della tavola è minimal, meno distrazioni ci sono, meno saranno stimolati dal combinare guai. Per un periodo siamo stati senza tovaglia, io ho pure pensato di iniziare a mangiare senza posate, preferivo le mani sporche alla cecità causa forchetta conficcata in un occhio. Poi, invece, hanno vinto le buone maniere.

Le tisane restano ancora un punto fermo della nostra routine, solo che adesso la bevono anche i gemelli, 4 tazze is mejo che 2! La pizza con consegna a domicilio con cadenza infrasettimanale per noi resta un must: credo che se producessero delle fidelity card noi potremmo mangiare gratis a vita. Altra cosa che è cambiata: le sue camicie si stringono un po’ meno, ma solo perché si è iscritto in palestra!

Quanto a me… sto pensando di riscrivere il galateo a tavola, un galateo A PROVA DI MAMMA!

 

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