Un’estate da ricordare

Un’estate da ricordare

Amo l’estate, da sempre.

Quando andavo a scuola (ricordo sempre più lontano visto il superamento della soglia dei 30) odiavo profondamente anche solo sentire pronunciare la parola “settembre”, per non parlare poi del pensiero delle pioggia, del vento, del freddo aspettando l’autobus.

Avrei voluto una vita in perenne bilico tra la primavera e l’estate.

La crescita è soprattutto cambiamento, metti poi che io sono anche particolarmente volubile ed eccomi qui, a riscoprire la bellezza e la necessità del cambio di stagione (non parlo di quello degli armadi, quello è un castigo).

In questo periodo dell’anno, inizio a vedere le foglie che cambiano colore, mi viene voglia di mangiare i risotti di zucca, di funghi, inizio a pensare al camino acceso, al vino rosso, e siccome sono un caso clinico, io penso già al Natale!

I miei bambini ricominceranno a breve con la scuola materna, e per quanto una parte di me vorrebbe tenerli sempre a casa, l’altra parte sente il bisogno di lasciarli andare, per permettergli di riprendere i loro ritmi, le loro abitudini, e per permettere a me di ritrovare un pochino me stessa.

L’estate che abbiamo trascorso è stata intensa, un po’ all’insegna del “chi si ferma è perduto”.

Siamo stati in Sardegna, abbiamo fatto su e giù tra casa nostra e Jesolo che è sempre il nostro porto sicuro, abbiamo fatto tappa in Umbria per qualche giorno e ci sono stati pochi orari rispettati, e tante cose e stimoli nuovi!

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Il mio pancione non mi ha impedito nulla, anzi, sento di aver approfittato di ogni giorno trascorso con la mia famiglia.

Guardo le foto che abbiamo fatto al mare, e penso che non c’è nulla di più bello nel vedere i bambini che giocano in spiaggia, liberi, un po’ selvaggi, a contatto con la libertà!

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Guardo poi i grembiulini appena stirati, gli zainetti, è tutto pronto per questo nuovo inizio.

Ogni mattina li saluterò quando saliranno sul pulmino, poi tornerò a casa, mi mancheranno ma sarò consapevole di quanto sia necessario separarsi per qualche ora, per il gusto di ritrovarsi e ascoltare i loro racconti su cosa hanno imparato e vissuto in mia assenza.

Ai miei bimbi:

“Ci aspetta un lungo inverno, nascerà il vostro fratellino, e ogni tanto ripenseremo ai nostri giochi sulla sabbia, magari mentre ci faremo le coccole davanti al camino!

Buona ripresa a voi piccoli grandi ometti, che siete il mio unico punto fermo in questo mondo che continua a cambiare così velocemente, che vi stupite assieme a me quando cadono le foglie, che aspetterete la neve guardando fuori dalla finestra, e salterete nelle pozzanghere con gli stivaletti dei Minions, finché sarà di nuovo primavera, e ci aspetterà una nuova estate da riempire di ricordi e aneddoti, come quella appena trascorsa!”

Mammina un caxxo

Mammina un caxxo

Care mamme, siete alla ricerca di letture leggere, e libri da sfogliare sotto all’ombrellone?
Può sembrare una presa in giro la mia, visto che sicuramente una mamma sotto all’ombrellone non avrà mai tempo di leggere!
Io, madre snaturata quale sono, quando vado in spiaggia nemmeno lo prendo l’ombrellone, è già tanto se stendo a terra il telo mare, infatti la mia abbronzatura si concentra tutta sulla zona spalle e schiena, il resto del corpo non può abbronzarsi perché cosparso di sabbia.
Ma mettiamo il caso che la sera i vostri piccoli si addormentano presto, immaginiamoci una sdraio in giardino e un tavolino con prosecco e fragole o semplicemente una fetta di anguria, mettiamo che il padre dei vostri figli si sta guardando qualche partita, e … aggiungo un po’ di climax? Di zanzare nemmeno l’ombra, la vostra pelle profuma solo di doposole e non di Autan: come lo vedete un bel libro da leggere a farvi compagnia?
Quello che vi sto per consigliare non è un semplice libro, ma come lo definisce l’autrice, un “Manuale Scorretto per Genitori Imperfetti”, una raccolta della simpaticissima Katie Kirby, che ha messo nero su bianco ciò che molte di noi pensiamo, ma non abbiamo il coraggio di raccontare, magari per la paura di venire giudicate.
Sfatare certi miti, inoltre, sarebbe come ammettere che il mondo della maternità non è così perfetto come vogliamo a tutti i costi far sembrare!

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“Mammina un caxxo” è un libro leggero, divertente e ironico, ironico al punto giusto, con quel tipo d’ironia che piace a me e che bisogna saper cogliere, perché dietro a della sana ironia mai fine a se stessa, spesso c’è una vera sofferenza che si cerca di esorcizzare.
Mamme, l’ironia ci salverà tutte quante!
Assolutamente tra le mie letture consigliate per non prendersi mai troppo sul serio, e sentirsi un po’ meno sole in questo ruolo che ci vuole così perfette e in modalità “Mulino Bianco”.
Non mi resta che augurarvi una buona lettura, che sia a bordo piscina o dall’alto del vostro wc, con la porta chiusa rigorosamente a chiave (se avete la fortuna di avere delle chiavi in giro per casa), che sia dal divano del salotto finché allattate di notte in silenzio, che sia alle prime ore del mattino quando ancora tutto tace e vi sorseggiate un buon caffè: un libro, è sempre un favoloso compagno per viaggiare un po’ pur restando fermi.

COSE DA GENITORI: COME PROGETTARE UNA FUGA ROMANTICA

COSE DA GENITORI: COME PROGETTARE UNA FUGA ROMANTICA

Me la ricordo bene quella sera di fine gennaio: era stata una domenica pesante, come tutte le domeniche del resto: nei fine settimana la nostra casa assomiglia a un campo di battaglia, e io e Daniele ci vestiamo da arbitri per sopravvivere: di cosa sto parlando? Della nostra famiglia! Quattro fratelli da gestire non sono semplici, metti anche che due sono gemelli e hanno tre anni, e che i “grandi” sono rispettivamente nella pre-adolescenza e nell’adolescenza piena … devo aggiungere altro? Ah si! Tutti maschi!
Così, in un momento di calma semi apparente, guardo Daniele e gli dico: “Amore, sai noi che facciamo a San Valentino quest’anno?”
Vi confesso che nella sua faccia ho letto il terrore per qualche istante, ma poi ho continuato la frase perché mi stava facendo pena: “Prenotiamo due giorni via solo per noi, lasciamo i bambini ai nonni, ci chiudiamo in una spa e CIAO MONDO, CIAO”.
“PRENOTA” mi risponde lui, e io non ci penso due volte.
Mi metto a cercare spa paradisiache non troppo distanti da casa: avete presente quei luoghi che si vedono nelle foto di Instagram, che se ti immedesimi talmente tanto, inizi a girare per casa con l’accappatoio senza motivo, sorseggiando tisane? Ecco, quelle!

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La ricerca è ardua: a quanto pare è pieno di posti simili, ma non ho tempo di leggermi tutte le recensioni e soprattutto non mi faccio ingannare dalle foto che trovo nel web. Poi mi viene in mente di un posto dove avevamo passato giorni bellissimi ben cinque anni fa.

Ora: io sarei per la novità sempre e comunque, ma quando non puoi permetterti di sbagliare (perché chissà quando ci ricapita una cosa simile) devi andare sul sicuro! “L’Hotel Lusnherof di Luson è ciò che fa per noi!” mi dico tra me e me.

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9 MARZO prima disponibilità: è lontanissimo e lo aspetterò come si aspetta il Natale, ma fatta. Abbiamo prenotato. Ora bisogna solo dirlo ai nonni che sono ovviamente all’oscuro di tutto.
“Tu dillo ai tuoi, io lo dico ai miei” concludo io.
Il risultato è che i miei genitori lo hanno saputo un mese prima, i miei suoceri solo con qualche giorno di anticipo!
Nell’attesa, il count-down diventa ragione di vita. Non lo dico quasi a nessuno, solo a pochi fidatissimi che so che saranno felici per me e non mi manderanno macumbe.
Prego affinché i gemelli non si ammalino, prego affinché non accadano imprevisti, prego per l’allineamento dei pianeti, per la pace nel mondo e per l’assottigliamento del giro vita (il mio), ma il momento di fare la valigia arriva, e io per andare sul sicuro metto un costume intero, perché solo le preghiere non bastano e il giro vita diciamo che ha visto momenti migliori. Tiè.
La settimana prima di partire, io e Daniele ci becchiamo la tonsillite ma non c’è problema, vado a svaligiare l’erboristeria e risolviamo tutto.
Faccio la lista delle cose da fare:
Valigia per i gemelli che andranno dai nonni
Valigia per Naomi che andrà da una coppia fidata
Valigia per noi
Restauro mio: unghie, ceretta & co, perché okay costume intero ma il resto deve essere apposto.
Libro da leggere che tanto poi crollerò spalmata sul cuscino, ma una valigia senza libro non è una valigia.
Computer per i momenti ispirati
Outfit da montagna per poter essere soggetto di foto da sogno (da sogno proprio perché poi mi faccio sempre cagare e non le pubblico)
Tutto l’occorrente per la beauty routine
Il giorno prima della partenza ho l’ansia che possa succedere qualsiasi cosa, e invece TUTTO FILA LISCIO.
Arriviamo in paradiso e scopro di aver dimenticato il costume di Daniele, che poraccio gli tocca girare in boxer. Ma hey, siamo qui.

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Siamo qui tra saune, massaggi e trattamenti di coppia. Tra cuscini pessimi (non sono riuscita a chiudere occhio) e paesaggi mozzafiato.
Siamo qui, assieme. E questo è ciò che conta.
Ogni tanto staccare la spina è ciò che serve per tornare carichi alla vita di tutti i giorni, riuscire a farlo senza sensi di colpa non è facile, magari bisogna solo farlo più spesso per prenderci l’abitudine, nonni permettendo ovviamente!

Se anche voi volete provare a soggiornare in questo piccolo angolo di paradiso … vi lascio il link del sito web dell’hotel, e se ci andrete … aspetto i vostri feedback!
http://www.luesnerhof.it/it/hotel-dolomiti/9-0.html

Gemelli e scuola materna: insieme o divisi?

Gemelli e scuola materna: insieme o divisi?

Eccomi un po’ in ritardo, pronta a raccontarvi del nostro inizio alla scuola materna.
“Nostro” perché con loro ho vissuto mille emozioni anche io, sono una mamma chioccia super emotiva che si commuove guardando Masha e Orso, come potevo non farlo per un cambiamento così importante?

La sera prima del grande giorno, ho pianto, ho proprio pianto come una disperata! Me li rivedevo nella culla dell’ospedale appena nati e tra me e me pensavo “non può essere passato già così tanto tempo”.

Non sapevo più dove nascondermi per non farmi vedere dai bambini, che non avrebbero capito quei lacrimoni, e da Daniele che in quanto uomo di acciaio… Figuriamoci! Quando mi ha colta sul fatto, le sue uniche parole di conforto sono state “VANNO ALL’ASILO, NON VANNO MICA IN GUERRA”.

In effetti queste semplici parole da genitore MASCHIO mi hanno fatto capire che le mie emozioni avevano preso il sopravvento, e mi sono data una calmata.

Il mattino seguente, il fermento in casa era tale da rendere quel 7 settembre indimenticabile.

Mattia e Tommaso, ignari di ciò che li aspettava, erano felicissimi e bellissimi dentro ai loro grembiulini a quadretti bianchi e blu, e tenevano stretto il loro sacchettino. Si sono prestati anche a fare le foto ricordo, e questo nuovo inizio è andato davvero bene, direi al di sopra delle aspettative.

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Mi ero immaginata scene tragicomiche, scenette con le maestre che mi allontanavano dai miei figli, pianti strappalacrime, dichiarazioni d’amore e appostamenti fuori dal cancello della scuola: niente di tutto ciò.

I miei figli sono una squadra, esattamente come me e il loro papà, si danno forza a vicenda e l’inserimento è stato semplice e indolore (tranne quella mattina in cui Tommaso ha pianto e io sono partita in macchina e ho pianto per due ore a casa mandando messaggi vocali a Daniele che era in riunione e non li poteva ascoltare). Tagliare la cipolla quel giorno è stata una passeggiata.

Mi sembrano così lontane quelle lacrime! Adesso piango il sabato e la domenica, quando l’asilo è chiuso (scherzo dai!)

Volevo in realtà soffermarmi sulla scelta, sofferta, del non dividerli: dividere, che brutta parola, non mi è mai piaciuta. Da mamma di gemelli poi, io non riesco ancora ad immaginarmeli divisi perché il loro rapporto è davvero speciale.

Quasi tutti mi hanno consigliato l’iscrizione in due classi separate per favorire l’individualità, la socializzazione e il rapporto con il mondo esterno.

Tutte considerazioni che ci hanno fatto riflettere, tanto che io mi ero quasi convinta a farlo ma la praticità di Daniele, ancora una volta, ha avuto la meglio: quando vado in crisi perché valuto ogni cosa da mille angolazioni, arriva lui, che vede sempre tutto in modo estremamente chiaro, e così, il loro debutto in società lo stanno facendo nella stessa classe.

Ancora oggi mi chiedo se ho fatto la scelta giusta, complici i commenti delle persone che mi dicono di aver sbagliato, ma sapete cos’è che non sbaglia mai? L’ ISTINTO MATERNO. Eh si, è quella cosa che tu sai che è giusta, ma poi leggi una pagina Facebook, parli con l’amica che sa tutto lei, ti compri libri su libri e vai su Wikipedia e in un attimo il tuo istinto prende un calcio in culo da tutto questo sapere altrui.

Parlando di gemelli, come per ogni altro ambito, non credo esista una regola assoluta, ma esiste il “so cosa è meglio per noi”.

Ogni famiglia ha le proprie dinamiche, ogni genitore in cuor suo sa cosa è giusto fare, o al contrario quale strada è meglio evitare.

Certo, mi resterà il maledetto tarlo tipico del mio essere: “avrò fatto bene?”, poi però torno alla realtà e realizzo che i miei bambini hanno solo 3 anni e hanno davvero tutta la vita davanti per scegliere le loro strade personali.

Io li ascolterò e accompagnerò in tutto, e per ora sapere che possono contare l’uno sull’altro quando io non sono con loro, mi rende a mia volta più sicura!

E poi hanno delle maestre super, il lavoro di squadra non è più solo fra le mura domestiche!

Nella speranza di essere stata d’ispirazione per qualche genitore di gemelli in vista di future iscrizioni, attendo i vostri commenti.

Al prossimo articolo!

Gemelli, zenzero e tachipirina

Gemelli, zenzero e tachipirina

Me l’ avevano detto.

Me l’avevano detto in tanti: “Vedrai, quando inizieranno ad andare alla materna, il primo anno li avrai più a casa che a scuola”.

Io non volevo crederci: “Ma chi? I miei figli? Ammalarsi? Ma va!”

Sorridevo e schivavo commenti e pronostici odiosi quasi come schivare germi, e invece AVEVANO RAGIONE. I “gufatori seriali” come li chiamo io, ci vedono sempre lungo.

Sono assente da un po’ sulla rubrica, estate impegnativa devo dire, mi ero promessa di regalarvi un pezzo sull’inserimento alla materna, ma non abbiamo fatto in tempo a terminarlo che … dopo una sola settimana, Tommaso prima, e Mattia dopo, si sono ammalati.

Mi stavo abituando a questi sprazzi di libertà che c’ha pensato la nostra prima otite a riportarmi alla dura realtà.

Il bello della gemellanza poi, è la solidarietà anche nelle malattie: l’unica cosa che li divide è il tempo d’incubazione.

Abbiamo passato una luuuuunga settimana a casa, tra pediatra, divano, costruzioni e televisione. Avevo progettato cambio di stagione, pulizie selvagge, pranzi con amiche e sane dormite ma, LEZIONE DELLA SETTIMANA, mai fare programmi, MAI! Soprattutto quando sei una mamma!

Gli unici programmi che noi mamme possiamo scegliere sono quelli dei lavaggi di lavastoviglie e lavatrice, io in effetti mi ci sbizzarrisco proprio.

Comunque, sul più bello che Mattia e Tommaso mostravano netti segni di ripresa, sono crollata io! Sono qui a letto con coperta, tisana zenzero e miele, termometro e le loro urla giocose dal piano di sotto: mia madre è corsa in soccorso stamattina, quando è entrata le ho detto “benvenuta all’ospedale Fate Bene Gemelli” (l’ironia non mi abbandona quasi mai).

Come sempre, cerco di vedere i lati positivi di ogni cosa, infatti continuo a ripetermi che l’autunno è appena iniziato e con questa partenza in salita, il resto non può essere che in discesa! Si accettano eventualmente percorsi in pianura con dossi.

Mi guardo le stories su Instagram: a Milano c’è la Fashion Week e io vorrei tanto essere una mamma influencer, tuttavia sono semplicemente una mamma influenzata. Non posso consigliarvi prodotti per la beauty routine, ma se volete vi apro la dispensa di casa mia e vi mostro i quantitativi di integratori naturali che sto assumendo per aumentare le difese immunitarie (a quanto pare devono ancora fare effetto)

Sperando nella totale guarigione dei gemelli, lunedì inizieranno il tempo pieno all’asilo e finalmente potrò aggiornarvi su questa nuova avventura.

Nel frattempo zenzero e Tachipirina per me e… Buon weekend a voi!

Come sopravvivere al trasloco

Come sopravvivere al trasloco

“Chi mi segue sul mio profilo Fb lo sa che di recente la famiglia Lago si è trasferita.

Siamo nella casa dei nostri sogni, finalmente i gemelli hanno un giardino in cui scorrazzare: si sporcano in continuazione dalla testa ai piedi, e io anziché disperarmi per gli innumerevoli cicli di lavatrice, godo nel vederli così liberi e “ruspanti”.

Ma non è della nostra nuova vita che voglio parlarvi, bensì del fatidico trasloco a cui nemmeno i mille milioni di integratori che ho preso hanno avuto la meglio.

Da questa esperienza ho imparato che:

  • il trasloco possibilmente NON VA FATTO IN ESTATE QUANDO C’è UN CALDO INFERNALE: optate per le mezze stagioni. Ma se proprio le tempistiche prevedono, come nel mio caso, di dover far tutto nei giorni in cui a Studio Aperto parlano dell’allarme temperature elevate, il mio consiglio è quello di credere che il sudore è grasso che piange, così farete tutto molto più volentieri. Sappiate però che non è vero.
  • Trasloco NON PUÒ ASSOLUTAMENTE FARE RIMA CON GEMELLI, NE’ CON BAMBINI PICCOLI: trovate una collocazione per i vostri cuccioli. Io li ho lasciati per due giorni dalla nonna paterna, e se non ci fosse stata lei avrei optato o per una babysitter, o per un servizio di igiene mentale, non per loro ma per me.
  • L’uomo nel trasloco ha un ruolo importante: fategli sentire che tutto procede al meglio grazie a lui. Incassate colpi bassi e critiche alla vostra organizzazione, ci saranno sicuramente occasioni per sdebitarsi ma VIETATO LITIGARE. La spiegazione di tale divieto segue al punto successivo.
  • FUORI GLI ALTARINI: è finita ragazze, durante il trasloco è finita la sceneggiata del NON HO NIENTE DA METTERE. Come le verità che vengono sempre a galla, anche vestiti, scarpe e borse sbucheranno fuori, tra un sogno nel cassetto e uno scheletro nell’armadio, e lì non ci saranno scuse. Quando lui realizzerà i quantitativi del vostro vestiario, occhi dolci e depistaggio: “GUARDA CHE MOLTE COSE LE HO PRESE PER ESSERE BELLA PER TE” oppure “GUARDA CHE PARECCHIE DELLE COSE CHE VEDI LE HO DAI TEMPI DELLE SUPERIORI” oppure carta Jolly: “BEH, QUESTE SONO DI QUANDO ERO INCINTA AMORE COSA PRETENDI, CHE ME LE METTO E POI PENSANO CHE SONO INCINTA DI NUOVO?”.
  • Tutto ciò che potete impacchettare nelle settimane precedenti, IMPACCHETTATELO: questo farà credere a lui che avete la situazione sotto controllo, quando invece state pensando a dove nascondere le cose che acquisterete con gli imminenti saldi.
  • Fate spazio: il trasloco è un’ottima occasione per non portarsi dietro le zavorre del passato. Gettate nel cestino i regali non graditi, i ricordi che fanno male, i vestiti che ci fanno sembrare grasse e tutto ciò che rappresenta un ricordo simile ad una palla al piede: state traslocando e dovrete essere leggere a spiccare il volo, via tutto ciò che di negativo o pesante viene fuori dai cassetti! Io ho buttato via talmente tanta roba che per la legge dei grandi numeri mi sento pure più magra, come nell’immediato post ceretta!
  • Pulite i vetri di casa prima di togliere le tende, perché poi quando le toglierete, l’effetto satinato causato dalle mani dei vostri figli (dentro) e dalla pioggia (fuori), sarà difficile da mandare via. Una tenda non è come i diamanti, una tenda non è per sempre.
  • Preparatevi un beauty d’emergenza per la prima notte nella nuova casa. Puzzerete un sacco, e vano sarà il tentativo di trovare il bagnoschiuma tra i cinquecentomila scatoloni che non hai giustamente catalogato.
  • A tale proposito, CATALOGARE TUTTO.
  • Munitevi di scatoloni delle banane Chiquita come se piovessero: sono indistruttibili, comodi e capienti. Il vostro fruttivendolo di fiducia non potrà dirvi di no.
  • Tutti gli aiuti che vi verranno offerti ACCETTATELI.
  • Non cercate di strafare! Noi la prima sera, dopo l’ennesimo viaggio in macchina ci siamo guardati e senza neanche parlare sapevamo già cosa fare: doccia, tirati a puntino e cena fuori. Sembravamo al primo appuntamento, e invece stavamo brinando alla prima notte nella nostra nuova casa. “Quanno ce vo, ce vo!”

Per quanto riguarda i bambini, il trasloco è un grande cambiamento.

La casa è il loro porto sicuro, e trovarsi in nuovi spazi, magari anche più ampi, può essere destabilizzante.

Tutto ciò che potete fare senza di loro fatelo, perché poi i primi giorni dovrete fargli sentire al massimo la vostra presenza, dedicargli più tempo possibile, anche se le cose da fare saranno tante.

Keep Calm & un passetto per volta!

Sistemate l’essenziale, e poi pensate a far ambientare i vostri cuccioli.

Ritrovare i loro giochi in alcuni ambienti della casa, li farà sentire meno spaesati, ma niente sarà come le braccia di mamma.

A distanza di un mese da questo grande cambiamento, Mattia e Tommaso adesso sono a proprio agio nella nostra nuova casa e, siccome qui da noi non ci si può annoiare mai, ci siamo addentrati nella fase “spannolinamento”: il trasloco può essere stato devastante, ma per ora togliere il pannolino a Mattia e Tommaso è pure peggio!

Magari se il tentativo andrà a buon fine, vi racconterò come è andata in uno dei prossimi post.

A presto!

Seguimi su Instagram @twinmothergram e @gioie_gemelli

 

I papà vengono da Marte, le mamme da Venere

Mezzanotte passata.
Ormai non ricordo più com’è svegliarsi la mattina e andare a dormire la sera dello stesso giorno. I gemelli hanno una forte resistenza al sonno, e quando Morfeo se li prende fra le braccia … io conto le pecore. O i giri della lavatrice, dipende.
Daniele lo perdo generalmente verso metà serata; talvolta lo recupero nel divano, mi assicuro che raggiunga il letto e poi penso un po’ a me.

Da poco ho ripreso con la lettura; l’ultimo libro appena concluso è scritto a quattro mani da Alberto Pellai e Barbara Tamborini “I papà vengono da Marte, le mamme da Venere”.

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Il libro racconta la visione delle diverse tappe dell’essere genitori, dal test di gravidanza ai 3 anni del pargolo. In effetti, avrei dovuto leggerlo prima poiché per la maggior parte dei capitoli ho pensato “Ah, storia vecchia questa”. Lo dico sempre, il tempo vola quando si è intenti a crescere una o più creature, però ripensare a certi periodi (svezzamento, nanna nel lettone, primi capricci ecc) mi ha fatto sorridere e mi sono riconosciuta molto nella figura materna descritta.

Lo consiglio alle neo mamme (sempre che riusciate a trovare il tempo di leggere), perché vi darà la leggerezza di cui avrete bisogno quando vi sembrerà impossibile entrare nella testa del padre di vostro figlio. Io, ad esempio, l’ho acquistato dopo l’ennesima discussione sui capricci, per dire! Vale la pena leggerlo anche solo per fare tesoro del “decalogo per la convivenza pacifica”, che andrebbe stampato e appiccicato sul frigorifero, anche se siamo a ridosso della prova costume e sul frigorifero sarebbe meglio mettere un bel divieto!

Vi lascio con questa frase che un pochino mi ha fatto luccicare gli occhi: “Le mamme regalano radici, i papà un paio di ali”.
Io aggiungo che essere genitori è un magnifico lavoro di squadra, ci si scontra e ci si incontra, ci si arrabbia e si ride assieme, ci si commuove con le prime vittorie.
A chi deciderà di leggerlo, fatemi poi sapere se vi è piaciuto e consigliatemi le vostre letture preferite che ho due anni e mezzo di arretrati 😉

 

 

Mamme, questo è dedicato a noi

In occasione della Festa della Mamma, ho pensato a qualche parola da dedicare a tutte noi, così diverse nel nostro modo di crescere i nostri cuccioli, ma tutte accomunate dal voler dare solo il meglio ai nostri bambini. Queste parole le ho scritte qualche mese fa, per poi tenerle nella memoria del telefono tra le note, ed ora voglio condividerle con voi, sperando possiate riconoscervi.

18447720_1351125194979590_1384437903_nEssere madre è quella cosa che quando li hai sempre tra i piedi, vorresti che ti stessero un po’ più distante, ma quando poi sei distante … ti mancano da matti.
Quando non riesci ad addormentarli, e sei stanca, e non ne puoi più, vuoi solo vederli crollare nel sonno, ma poi loro dormono e tu gli illumini il viso con la luce del telefono per vederli sognare nei loro lettini (nel migliore dei casi) o nel tuo lettone.
Essere madre è voler dormire in un letto fatto per 2, ma poi al primo risveglio quelle gambe morbide avvinghiate a te sono la cosa più bella. Quel respiro cosi cadenzato sa di purezza.

E’ guardare al passato con nostalgia, ma con la certezza che il futuro con loro sarà un’avventura meravigliosa, la più bella di tutte!
E’ aprire il frigorifero e sapere già cosa dovrai prendere, perché loro sono in agguato per afferrare la bottiglia di birra e farla cadere a terra.

18470911_1351125191646257_946760799_nEssere madre è mangiare la nutella di nascosto, perché a loro fa male, ma alla tua anima fa bene! Oh si, fa bene!
E’ dover alzare la voce, per poi perdersi in quegli occhioni e capire che non sono loro a sbagliare, siamo noi mamme un po’ troppo cresciute. E non serve urlare per farsi capire, perché nel momento in cui urli hai già perso.
Essere mamma è interrogarsi sui NO.
E’ chiedersi in continuazione se si sta facendo la cosa giusta, è lavoro di squadra con chi divide quel letto matrimoniale con te, anche se spesso di notte viene sfrattato.

Essere madre è non temere che venga meno l’intimità della coppia nel lasciar dormire i tuoi bambini nel lettone, perché l’intimità di una coppia non si vede di notte nel sonno.
Essere mamma è stupirsi del tempo che passa, chiudere gli occhi e sentire il profumo di neonato … e di rigurgito.
E’ guardarsi le smagliature sulla pancia e rimpiangere il fisico di un tempo, però poi ti senti un po’ Dio per aver messo al mondo qualcosa di così meraviglioso.
E’ paura di sbagliare, è crescita continua, con loro e per loro.

Diventi mamma e ti ritrovi a mediare quando bisticciano fra loro, a vestire i panni dell’arbitro senza fischietto.
E’ raccontare storie, è giocare con il pongo, costruire capanne al riparo dal lupo, comprare dinosauri e draghi o macchinine.
E’ cambiare tanti pannolini, tanti, tantissimi (io doppi), e mentre li cambi sai che in mano hai una possibile arma di distruzione di massa, pronta per essere lanciata addosso a chi ti vorrebbe una madre diversa.
E’ sognare l’asilo, temendo il distacco.

Quando sei mamma, ogni risveglio è il più bello, anche quando non ti hanno fatto dormire. E mentre scrivo mi chiedo: di cosa era fatta la mia vita prima di questo?
Buona festa a tutte le mamme, alla mia in modo particolare!

 


Vieni a trovarmi su gioie_gemelli

Non se ne parla mai: gemelli, allattamento e… stettamento!

Care mamme, sembrava impossibile ma ce l’ho fatta: ho smesso di allattare Mattia e Tommaso al seno alla soglia dei due anni e mezzo. Chi mi conosce sa benissimo che è stata una mission impossible al pari di quella intrapresa da Tom Cruise eppure sono sopravvissuta e sono qui a raccontarvelo.

Faccio una premessa: nonostante io sia immensamente grata alle mie tette, che mi hanno permesso di allattare i miei cuccioli, non voglio scendere nella classica ODE ALL’ ALLATTAMENTO AL SENO. Purtroppo questo è un argomento che divide molto e soprattutto il confine tra raccontare una bella e pura esperienza e il sentirsi accusata di poca sensibilità dalle madri che per vari motivi non hanno allattato, è molto, molto sottile.

Bando alle ciance, sull’allattamento c’è tanto di quel materiale da poter apprendere tutto per osmosi, ma dello STETTAMENTO, come lo chiamo io, sbaglio o se ne parla troppo poco?

 

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Andiamo con ordine: il mio percorso è stato in salita. In ospedale le prime a non credere in me furono proprio le infermiere del nido, che, complici le miei ragadi, mi stavano già deviando all’artificiale perché FIGURATI SE RIUSCIRAI AD ALLATTARE DUE GEMELLI. Mai dire così ad una mamma cazzuta, perché poi una la prende come sfida: detto, fatto! Due mesi di ragadi e sangue, di pianti e testate contro al muro, di ingorghi e “ma chi me lo fa fare”, però poi conosci persone che amano il proprio lavoro, e tutto prende via.

Un’ostetrica dal cuore d’oro ed una farmacista amica dell’allattamento sono state per me fondamentali, ma anche i miei familiari hanno giocato un ruolo importante perché mi hanno sempre sostenuta, soprattutto mamma e suocera. Non per ultimo mio padre, che ha provveduto all’acquisto di birre pregiate artigianali perché secondo lui “la birra fa latte”. Io c’ho provato a dirglielo che al corso pre-parto lo sconsigliano, ma sulla birra belga non si discute, per cui tra una poppata e l’altra ogni tanto mi sono pure gustata qualche bicchiere.

Daniele invece è stato da manuale, gliene devo dare atto; non ha mai pronunciato la fatidica frase “secondo me piange perché non hai abbastanza latte” oppure la peggiore di tutte “il tuo latte non è nutriente”. Forse in cuor suo sapeva che se avesse detto una cosa simile, non avrebbe mai più rivisto le mie tette per ripicca! O forse ha semplicemente avuto fiducia in me e nella natura delle cose. Allattare al seno mi ha semplificato la vita, non sarei mai riuscita a svegliarmi la notte per riscaldare i biberon! E poi diciamocelo, che meraviglia dover comprare reggiseni di due taglie più grandi! In compenso, voglio essere sincera nel dire che Mattia e Tommaso hanno iniziato a dormire TUTTA LA NOTTE da quando gli nego le loro amate poppe, quindi col senno di poi mi chiedo se forse non era meglio fermarsi prima.

L’ultimo periodo è stato tosto, non ne potevo più! Per loro era un’ossessione: durante il gioco, durante la cena, davanti alla televisione, sempre e solo tetta! In alcuni momenti ho rimpianto questa scelta, devo ammetterlo, però adesso mi guardo indietro e so di avergli dato tanto. Gli ho dato il mio tempo, il mio corpo, li ho nutriti del mio amore e spero di avergli dato le basi per una buona salute. Quei momenti erano solo nostri, e li custodirò per sempre nel mio cuore.

Ma loro come l’hanno presa? Direi bene, perché ho compensato con tante coccole fatte di abbracci lunghissimi, carezze ai capelli, baci, storie della buonanotte e qualche fetta di pane e nocciolata! Ora i nostri giochi non hanno più interruzioni, però ogni tanto ammetto che danno una controllatina per vedere se è tutto ok e se ci sono ancora. Ah, dimenticavo: finalmente posso indossare nuovamente le magliette girocollo, perché anche sull’abbigliamento durante l’allattamento si potrebbe scrivere un libro. Volete proprio sapere come ho fatto? Allora vi avviso che il mio stettamento non è stato da manuale ma del resto l’avrete capito che sono una madre imperfetta per cui… EBBENE SI, mi sono cosparsa per giorni d’aglio e per questo chiedo scusa a tutte le persone che mi hanno incrociato in quei dannati giorni e che probabilmente hanno sentito che puzzavo.

L’aglio mi ha aiutata a tenerli lontani con la luce del sole, mentre per la notte ho potuto usufruire della gentile collaborazione di Daniele, che ha placato il mio pianto inconsolabile e disperato per quattro notti filate. E’ stata una settimana d’inferno, lo ammetto. Di giorno non ero io ad andare in giro con le occhiaie, erano le occhiaie che portavano a spasso me. Occhiaie + puzza d’aglio = vita sociale in declino.

Per fortuna il tutto è durato talmente poco… ho ancora un uomo che torna a casa la sera e della gente che vuole parlarmi senza indossare la mascherina. E’ stato un bel capitolo della mia vita, sono felice e fiera di aver allattato i miei piccoli e invito tutte le mamme che sono titubanti a farsi aiutare, ad ascoltare di più il proprio istinto e a dare meno retta a chi scoraggia una delle cose più importanti per mamma e bambino, fermo restando che siamo tutte bravissime mamme e vogliamo tutte il meglio per i nostri cuccioli, a prescindere dall’allattamento.

CARE POPPE, AMICHE CARE, SIETE STATE ESSENZIALI. GRAZIE PER IL VOSTRO PRONTO INTERVENTO OGNI VOLTA CHE C’ERA DEL MALCONTENTO. FEBBRE, VACCINI, CAPRICCI E STANCHEZZA, SIETE STATE LA MIA SALVEZZA. PORTERO’ SEMPRE NEL CUORE IL RICORDO DEL VOSTRO CALORE.

MA ORA IN PACE VI LASCIO STARE, VI PREGO SOLO DI NON CROLLARE!

 


 

E voi, come avete affrontato il saluto alla tetta? Aspetto i vostri commenti sulla mia pagina instagram gioie_gemelli

 

 

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Mamme imperfette: alla ricerca dell’equilibrio

Sono una persona poco coerente, ho iniziato ad ammetterlo a me stessa da poco tempo.

Da quando ne ho preso coscienza, sto molto meglio perché ad ogni mia contraddizione non equivale più il senso di colpa o la voglia di cercare soluzioni diverse. No, c’è solo la presa d’atto che il mio essere è formato da un ventaglio fittissimo di sfumature.

Non parlo delle sfumature di Christian Gray, sia chiaro. Parlo degli sbalzi d’umore, degli attacchi di rabbia per poi pentirsi, di quando sgridi i tuoi figli e poi ti penti e giù di baci che poi loro si puliscono schifati. Parlo di quella voglia di stare un po’ sola e poi invece quando sei sola loro ti mancano, e organizzi una cena fuori e di cosa parli? Di figli, ovvio!

La verità è che ho realizzato di non essere fatta per essere rilegata ad un ruolo, o ad un’immagine.

Non sono un quadro, io sono la tavolozza che oggi disegna un paesaggio e domani si improvvisa ritrattista, e in tutto ciò magari non sa dipingere. Lo metto nero su bianco adesso, nel silenzio che regna in casa mia in un giornata in cui i bambini sono dalla nonna e mi sono goduta un po’ di divano, un po’ di musica, un po’ di riposo. Fa parte della mia incoerenza ammettere che diventare madre di due bambini meravigliosi come Mattia e Tommaso è stata la cosa più bella che potesse accadermi. Li amo in modo viscerale e so che voi madri mi capirete senza tanti giri di parole. Ma è anche vero che prima di loro ero un io alla ricerca della propria dimensione, e ogni tanto stare sola senza loro mi ricarica le energie per ritrovare le sfumature color pastello.

Poi mi arriva il senso di colpa, penso ai loro visetti e al momento in cui entreranno dalla porta con il loro papà, penso alla gioia che portano anche quando mi chiamano 10 volte al secondo. Penso a quanto odio metterci ore per addormentarli, per poi accorgermi che questi momenti mi mancheranno quando si addormenteranno da soli senza bisogno del mio aiuto, e io magari non riuscirò a dormire e mi metterò lì vicino a loro per guardarli sognare. Come quando avevo quel pancione immenso e non vedevo l’ora che nascessero, e ogni tanto quel pancione mi manca. Ma mi manca anche la mia pancia piatta priva di smagliature.

Per noi donne è dura: viviamo in una società che vuole la donna emancipata e padrona della propria vita, ma se poi ti scappa di dire che vai in palestra per addirittura 2 ore settimanali (considerando che la giornata media di una mamma con due figli nottambuli tipo i miei dura almeno 20 ore) c’è chi si scandalizza e te lo fa pesare, perché quel tempo lo togli ai tuoi figli. Però poi presto fanno a dirti che la pancia non è più quella di un tempo. Eh, grazie al cazzo oh! (passatemi il termine).

Forse, ma dico forse, la vera coerenza è sapere che abbiamo bisogno di più cose per essere complete, che non tutto è bianco o nero, e che oggi siamo cuoche ma domani prendiamo una pizza. Che ok lo shampoo a secco perché non ho tempo per la doccia, ma la prossima settimana una piega dalla parrucchiera me la regalo, toh!

Sono una mamma, ma sono sempre io, quella di prima.

Dicono che l’amore non si divide, ma si moltiplica e questo non vale solo quando arriva un fratello o una sorella, vale anche per noi stesse. Amo i miei figli, ma se non amassi così tanto anche me stessa non riuscirei a trasmettere loro il senso del volersi bene per poter accogliere tutto ciò che la vita ha da regalarci, nel bene e nel male. Mattia e Tommaso sono arrivati da me probabilmente per farmi capire l’importanza del saper stare in equilibrio pur essendo sempre in movimento, in un mondo che ci vuole ferme, ancorate all’immagine della madre perfetta.

Mamme si diventa, non si nasce. Tutto si impara strada facendo, e tra un passo e l’altro … mi fermo e faccio due addominali che la pancia della Ferragni mi fa troppa invidia!

 

 


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