Settembre tra mille emozioni

Settembre tra mille emozioni

È iniziato settembre e in un lampo è anche già finito..
Questo mese per me è stato importante, la mia bimba grande ha cominciato l’asilo!
Devo dire che le mie emozioni sono esattamente come tutte le mamme descrivono, nella mente girano frasi come “finalmente, meno una”; subito dopo invece dici “quanto mi mancherà la mia bambina” e giù a piangere. Ho passato le prime mattinate a sentirmi in colpa anche ad andare a fare la spesa perché so che lei adora il supermercato, o a guardare il telefono centomila volte pensando che sicuramente mi avrebbero chiamata perché piangeva.
Non è stato facile, dopo 3 anni assieme 24su24 è stata davvero dura dividersi, soprattutto perché lei è una bambina super abitudinaria e sensibile e ogni volta che c’è un cambiamento soffre molto.

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Il suo modo di soffrire è molto pesante, durante il giorno è allegra e spensierata. La notte diventa un incubo, purtroppo per tutti.
Sofia soffre di pavor notturni, abbiamo scoperto questo suo modo di sfogare le emozioni, appena cambiato casa a dicembre dell’anno scorso.

I pavor notturni sono delle crisi che il bambino ha durante la notte, si manifestano con grida forti, occhi sbarrati o serrati, si dimena e calcia. Sono molto impressionanti da vedere e vivere.
Fortunatamente non sono problemi patologici o neurologici, ma semplicemente è un modo in cui il bambino metabolizza emozioni ed esperienze che vive in quel periodo.
Le crisi durano poco e finiscono da sole; noi genitori non possiamo fare nulla, in quel momento non accettano abbracci e non recepiscono nulla di ciò che dici. Io personalmente le leggo il suo libro preferito, non so se può aiutarla ma almeno ci provo. Non riesco a stare li ferma a guardarla.
La mattina dopo non ricorda più nulla per fortuna e tutto riparte con la sua allegria.

Per rendere tutta questa nuova vita più semplice ho instaurato delle routine, per tutti!
Sono cose molto semplici ma che davvero efficaci anche per noi mamme! Ma ve ne parlerò nello specifico nel mio prossimo articolo!

Questo post per rincuorare le mamme e i papà che non sanno come affrontare questa situazione. Le crisi sono passeggere e, per quanto possiamo soffrire nel vederli così, come arrivano se ne vanno e  i nostri bimbi non ricordano niente di quel brutto incubo.

Se volete raccontarmi le vostre esperienze, vi aspetto nei commenti!

A presto,

Valentina4cuori

La mamma perfetta? E’ quella senza figli

La mamma perfetta? E’ quella senza figli

Accade questo: quando sei incinta ti riempi di buoni propositi. Si perché, diciamocelo, inizi a guardarti un po’ intorno, a sentire le amiche, a spiare i bambini degli altri per capire come potrà essere. Inizi a guardare gli altri genitori e a giudicare in gran segreto i loro atteggiamenti. E in quel momento inizi a pensare a cosa faresti tu al loro posto. Eh certo… perché tu in quel momento, in effetti , sei una mamma perfetta.

La “mamma perfetta” per definizione, è una mamma senza figli.

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Anche io lo sono stata eh! Quando aspettavo Marco ero una mamma perfetta con un bimbo perfetto piena di “questo non lo farò mai!” e “questo non lo dirò mai!”. Non mi importava nulla di quelle voci di amici e parenti che dicevano “vedrai che poi sarà diverso” “vedrai…vedrai…vedrai…”. Ma va… Andrà tutto come deciderò io.

Ok.

Poi arrivano loro…i figli! Quelli veri, in carne ed ossa, non quelli nella tua testa; e da mamma perfetta con un figlio perfetto quale eri, ti trasformi in una bestia umana. Come Hulk. E i tuoi buoni propositi diventano foglie al vento.

Ecco una classifica dei miei 10 migliori propositi che ho pian piano buttato giù per il water, siete pronte?

Numero 10 – “ Io allatterò giusto finché non si alimenterà da solo”

Marco ha un anno e mezzo e la sua prima parola è stata “Poppa”. Eh vabbè… Quando a 15 anni cercherà la poppa di qualcun’altra, glielo ricorderò in modo che questa immagine gli si proietti nella mente ogni volta che slaccia una camicetta. Tiè!!

Numero 9- “Una sberla??? MAI”

Mai più senza, vorrai dire!!! Lo so, non è il massimo del sistema educativo (e non passo così la mia giornata eh), ma al quarto morsicone che mi tiri perché ti ho portato via dallo scivolo, una bella sberla sul sedere te la tiro eccome! E ritieniti fortunato che hai il pannolino! 😉

Numero 8- “Ah… Lo lascio piangere”

Si, certo! Per 1 minuto! Poi intervengo prima che i miei vicini chiamino i servizi sociali.

Numero 7- “Non lo terrò tanto in braccio! Non voglio essere una mamma ad alto contatto”

Ed ecco a voi un nuovo programma su real time “100 cose che si possono fare con una mano e il bambino in fascia”

Numero 6- “Nel lettone… Mai! Ho un intimità da difendere”

E fu così che, dopo 4 mesi di maratona notturna lettone-lettino, lettino-lettone, l’intimità la cedo volentieri con qualche ora di sonno in più! Del resto mio marito sarà mio marito per sempre, mio figlio crescerà anche troppo in fretta ahimè. Portiamo pazienza e aspettiamo tempi migliori!

Numero 5- “Mio figlio non sarà un problema! Farò tutto quello che facevo prima, ma con lui”

Finché non cammina… Poi, a meno che tu non lo tenga legato al guinzaglio fuori dal supermercato o dalla palestra, meglio che ridimensioni un po’ gli impegni.

Numero 4- “…da mangiare? Solo cose sane e genuine”

In effetti le patate sono da considerarsi come verdura…anche se fritte!

Numero 3- “Il figlio è mio, l’ho voluto e non lo lascio dai nonni per farmi gli affari miei”

Poi ti ritrovi al punto 5…prendi tuo figlio di peso, lo carichi in macchina, e praticamente in marcia lo lanci dal finestrino direttamente nel giardino dei tuoi suoceri con appeso al collo un cartello con scritto “torno subito” e scappi dalla parrucchiera che quasi non ti riconosce sotto quel ciuffo che ti nasconde tre quarti di viso.

Numero 2- “Lo abituerò fin da subito a dormire ovunque”

Ok… Questa in parte l’ho mantenuta, nel senso che l’ho sempre portato ovunque, pure ai concerti. Il problema qui è un altro, mio figlio se c’è casino non dorme perché vuole partecipare. Vuole essere al centro della festa. Vabbè, qui almeno non mi posso rimproverare nulla, se non di aver dato al mondo un futuro animatore turistico.

E alla Numero 1…….. Rullo di tamburi…… “Il tablet? La tv? Ma siamo matti????”

Poi finalmente riesci a riordinare, cucinare, riesci perfino a mangiare seduta al ristorante il primo, il secondo, il dessert e pure il caffè! E capisci che i mali del mondo sono altri e che Topo Tip, in fondo, non è poi così fastidioso!

Ecco, è così che mi sono trasformata da mamma perfetta per il mondo… A mamma perfetta per mio figlio!

Si perché il segreto è questo! Per il tuo bambino resterai sempre e comunque la più bella, la più buona, la più divertente, la più meravigliosa mamma di tutto il mondo.

Fino all’adolescenza almeno!

 

#insensocontrariadimarcia

La nostra prima vacanza oltreoceano… In tre!

La nostra prima vacanza oltreoceano… In tre!
Buongiorno mamme, eccomi finalmente tornata dalle vacanze.
Ora bisogna rimettersi in carreggiata ma prima vorrei raccontarvi la nostra ultima avventura di famiglia.
Quest’estate io e il mio compagno abbiamo deciso di passare le nostre vacanze oltreoceano. All’inizio avevamo pensato di organizzare tutto da soli, ma visto che con noi avevamo la nostra piccina di un anno e mezzo alla fine ci siamo rivolti ad una agenzia che in mezza giornata ci ha organizzato tutto.
Se noi eravamo felicissimi di partire, i nonni lo erano un po meno. Potete immaginare, portavamo il loro gioiellino dall’altra parte del mondo, più precisamente in Messico.
Non vi dico il terrorismo psicologico sulle troppe ore di aereo, sul fuso orario, cibo, sanità ecc.. Ma noi non ci siamo fatti scoraggiare e alla fine siamo partiti!
Come siamo sopravvissuti quindi a 14h di aereo e a 7 h di fuso orario?? Ecco a voi!
Innanzitutto in aereo chi ha bimbi piccoli può richiedere i posti più comodi, ossia quelli senza sedili davanti con più spazio per le gambe ma soprattutto più spazio per i giochi 😉 Inoltre se prenotate per tempo vi possono dotare di una culla (aggiungerei “Santa Culla) che al momento del bisogno vi monteranno davanti ai vostri sedili in modo da farvi riposare più comodamente. Potete anche chiederla direttamente in aereo, correndo però il rischio che sia già stata assegnata. Il tutto dipende dal numero di bambini presenti sul volo, con la prenotazione invece vi assicurate il posto.
Problema 1 risolto, ma poi nelle ore in cui sta sveglio che si può fare? Eh niente, bisogna armarsi di taaaanta pazienza e fantasia.
Riempite lo zainetto del bambino di tutti i giochi che vi vengono in mente, di tanti snack sia dolci che salati e quindi via alle pitture, libri colorati, cose da sgranocchiare, album di adesivi, bambolotti da coccolare e chi più ne ha più ne metta. Anche se vedrete che poi finiranno a giocare con le riviste in dotazione durante il volo. Un altro modo per passare il tempo è renderli partecipi del viaggio, ad esempio spiegare loro come si allacciano le cinture, descrivere l’aereo, far vedere immagini del posto in cui si sta andando, guardare fuori dal finestrino.
I bimbi sono curiosi, qualsiasi cosa mai vista prima per loro sarà una buona distrazione.
C’è  da dire che Victoria è stata davvero molto collaborativa, tra spuntini, cambi pannolino, giochi, guardare fuori dal finestrino, pisolini e la sua “nanna” ( lei il seno lo chiama cosi ) le 14 h di volo sono state una “passeggiata”.
Ultima cosa importante: noi in aereo avevamo i pasti e gli snack compresi, non sapevamo però che non spettasse nulla ai più piccoli. Alla fine con Victoria non ho avuto problemi visto che mangia di tutto e ho diviso i pasti con lei, ma se avete dei bimbi pignoli non dimenticatevi le loro pappe, ve le scalderanno volentieri e se non allattate mi raccomando portatevi anche il latte, li non hanno nemmeno quello vaccino.
Non dimenticatevi di richiedere al personale il “battesimo di volo” appena salite in aereo, sarà un bellissimo ricordo da custodire.
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Superato il viaggio dovevamo fare i conti con il fuso orario, dopo le prime due notti però abbiamo preso subito il ritmo.
Abbiamo alloggiato al Catalonia Playa Maroma Resort, un luogo fantastico immerso nel verde della foresta che si affacciava su una delle spiagge più belle della Riviera Maya.
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Assolutamente babyfriendly, troverete a disposizione un mini parco giochi per i più piccini e un mini club con sala giochi interna dotata di tv, raccolta film, libretti e giochi per tutte le età . Alla sera invece minidisco con babydance.
Il miniclub parte dai 3 anni, e sempre da quell’età parte anche il servizio di babysitting per chi vuole concedersi qualche cena romantica o escursione avventurosa.
La cosa più bella era essere in costante contatto con la natura, ogni mattina potevi incontrare famiglie di procioni aggirarsi per i giardini del Resort in cerca di cibo. Un’esperienza meravigliosa, per non parlare dei vari tipi di volatili esotici che si facevano ammirare in tutta la loro bellezza.
Svegliarsi la mattina con i rumori della foresta è uno dei ricordi più belli che ho.
Per quanto riguarda i pasti, essendoci una grande varietà di scelta con Victoria non abbiamo avuto problemi, mentre per chi ha bimbi in età di svezzamento su richiesta si possono avere le pappe adatte ai più piccini. Insomma cordialità e disponibilità erano all’ordine del giorno.
Inutile dire che tra bagni, giochi e pisolini, le giornate con la piccola trascorrevano tranquille. Crollava con niente e noi ci rilassavamo un po.
Con lei siamo riusciti inoltre a fare anche 2 escursioni.
La prima a Playa del Carmen dove prima abbiamo visitato il famoso “Museo della Tequila” e poi trascorso del tempo libero nella Quinta Avenida, la più famosa via della città con negozi di tutti i tipi, centri commerciali, ristoranti ecc. Molto carina da vedere, una specie di Fifth Avenue ma molto Mexican style! :)
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Il giorno dopo invece abbiamo optato per Sian Ka’an, una meravigliosa riserva naturale circondata da acque cristalline dalle mille sfumature di azzurro e da una vastissima biosphera.
Qui infatti abbiamo potuto vedere delfini, leoni marini, tartarughe giganti e anche coccodrilli , per poi finire in bellezza con un bagno nelle piscine naturali.
Insommma un’esperienza indimenticabile!
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Questa gita era tosta ma noi, conoscendo la nostra bambina, abbiamo affrontato questa avventura con molta positività e alla fine lei si è divertita tantissimo.
Partiti alle 7 di mattina , siamo arrivati in Resort giusto all’ora di cena.
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Gli altri giorni invece li abbiamo passati in totale relax; qui famiglie non le mancavano, ovunque ti giravi c’erano bambini.
Questo è sicuramente un Resort che consiglierei a chiunque, sia ai giovani che vogliono divertirsi che alle coppie con bimbi.
Per chi invece cerca una vacanza un po più calma esiste un’alternativa a Tulum (a mezz’ora da dove alloggiavamo noi) un Hotel della stessa categoria dove possono entrare solo adulti. Magari se qualche coppia vuole passare una settimana di assoluto relax questo è il posto giusto.
Bene care mamme questa è stata la nostra prima vera vacanza di famiglia oltreoceano. Che dire, se all’inizio eravamo un po spaventati da questa nuova avventura, ora invece non vediamo l’ora di prendere il prossimo aereo!
Se anche voi come noi siete una coppia di genitori che ama viaggiare, ma che ha messo questa passione da parte dopo la nascita dei più piccini, io vi dico osate! I bambini ci sanno sempre stupire, ed hanno una capacità di adattamento pazzesca. Ovviamente ogni bimbo è diverso, solo voi potete sapere cosa è meglio per la vostra famiglia.
Spero in ogni caso di avervi tolto qualche dubbio e trasmesso qualche sicurezza in più.
Ci vediamo presto con il mio prossimo articolo sulla mia “Vita da mamma Fit”.
Le vacanze sono finite è ora di rimetterci al lavoro .
Per dubbi o curiosità mi potete trovare come sempre nelle mie pagine Facebook e Instagram

Gemelli, zenzero e tachipirina

Gemelli, zenzero e tachipirina

Me l’ avevano detto.

Me l’avevano detto in tanti: “Vedrai, quando inizieranno ad andare alla materna, il primo anno li avrai più a casa che a scuola”.

Io non volevo crederci: “Ma chi? I miei figli? Ammalarsi? Ma va!”

Sorridevo e schivavo commenti e pronostici odiosi quasi come schivare germi, e invece AVEVANO RAGIONE. I “gufatori seriali” come li chiamo io, ci vedono sempre lungo.

Sono assente da un po’ sulla rubrica, estate impegnativa devo dire, mi ero promessa di regalarvi un pezzo sull’inserimento alla materna, ma non abbiamo fatto in tempo a terminarlo che … dopo una sola settimana, Tommaso prima, e Mattia dopo, si sono ammalati.

Mi stavo abituando a questi sprazzi di libertà che c’ha pensato la nostra prima otite a riportarmi alla dura realtà.

Il bello della gemellanza poi, è la solidarietà anche nelle malattie: l’unica cosa che li divide è il tempo d’incubazione.

Abbiamo passato una luuuuunga settimana a casa, tra pediatra, divano, costruzioni e televisione. Avevo progettato cambio di stagione, pulizie selvagge, pranzi con amiche e sane dormite ma, LEZIONE DELLA SETTIMANA, mai fare programmi, MAI! Soprattutto quando sei una mamma!

Gli unici programmi che noi mamme possiamo scegliere sono quelli dei lavaggi di lavastoviglie e lavatrice, io in effetti mi ci sbizzarrisco proprio.

Comunque, sul più bello che Mattia e Tommaso mostravano netti segni di ripresa, sono crollata io! Sono qui a letto con coperta, tisana zenzero e miele, termometro e le loro urla giocose dal piano di sotto: mia madre è corsa in soccorso stamattina, quando è entrata le ho detto “benvenuta all’ospedale Fate Bene Gemelli” (l’ironia non mi abbandona quasi mai).

Come sempre, cerco di vedere i lati positivi di ogni cosa, infatti continuo a ripetermi che l’autunno è appena iniziato e con questa partenza in salita, il resto non può essere che in discesa! Si accettano eventualmente percorsi in pianura con dossi.

Mi guardo le stories su Instagram: a Milano c’è la Fashion Week e io vorrei tanto essere una mamma influencer, tuttavia sono semplicemente una mamma influenzata. Non posso consigliarvi prodotti per la beauty routine, ma se volete vi apro la dispensa di casa mia e vi mostro i quantitativi di integratori naturali che sto assumendo per aumentare le difese immunitarie (a quanto pare devono ancora fare effetto)

Sperando nella totale guarigione dei gemelli, lunedì inizieranno il tempo pieno all’asilo e finalmente potrò aggiornarvi su questa nuova avventura.

Nel frattempo zenzero e Tachipirina per me e… Buon weekend a voi!

Una cicogna senza navigatore

Una cicogna senza navigatore

Ovvero la storia di una cicogna che non trovava la strada per casa mia!

Si perché avere un bambino è una cosa semplice, nella teoria, ma se nella pratica non dovesse essere così facile?

Quando Marco è entrato teoricamente nelle nostre teste, era Natale. Volevamo farci proprio un bel regalo quell’anno, allargare la famiglia!

Ma purtroppo poco dopo ecco il ciclo che arriva a ricordarmi che nella vita non si può sempre avere tutto e subito. Pazienza, aspetteremo il mese prossimo. Nel frattempo decido di fare una vita un pochino più regolare: basta fumo, basta alcool, basta carne cruda e basta pesce crudo. Tanto, cosa sarà mai rinunciare a queste piccole cose per un pò ?!

Dunque, dove eravamo? A dicembre giusto? Bene… Passano così pure gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio e pure giugno. Tiè!

Ok… Qui la cicogna si è persa, non sapevo a cosa pensare!

Anche perché ovviamente, mentre tu segretamente sei presa con questa battaglia personale con cicogna e cavoli, sei circondata da pance! Pance che c’hanno messo poco, più precisamente.

Per cercare di capire i motivi per cui mi trovavo in questa situazione ho cercato delle informazioni; quindi vediamo di capire un attimo insieme quali possono essere alcune delle più probabili cause di un mancato concepimento:

1 – I tempi sbagliati

Io non ho un ciclo regolare…quindi ho detto tutto! Trovare i giorni giusti dell’ovulazione è più difficile che trovare il tanga che tanto ti piaceva nei cestoni dei saldi da intimissimi.

2- Lo stress

Eh si care, il fattore psicologico è una brutta bestia! Più ci pensi, meno accade, meno ci pensi e più accade. Chiaro no?

3- Scompensi ormonali

Il che in parte richiamano il punto uno mentre in parte può riguardare riguardare altro. Ad esempio una mia carissima amica (alla quale auguro di darmi un “nipotino” moooolto presto!) aveva dei valori sballati alla tiroide, con un esame del sangue nella maggior parte dei casi può aiutare ad individuare tali scompensi.

4- La sindrome dell’ovaio policistico (PCO)

Ovvero le donne con questa sindrome possono avere un ingrossamento delle ovaie che contengono piccoli accumuli di cisti liquide – i follicoli – situati in ciascuna ovaia.

Solitamente questo disturbo viene rilevato dal ginecologo con un ecografia.

5- Problemi di natura genetica

Qui non entro troppo nel merito perché non voglio dilungarmi e soprattutto non sono un medico ma possono esserci purtroppo, ed essendo genetici probabilmente sai già di averli o comunque sai che delle difficoltà ci sono state in entrambe le famiglie. Anche qui, valutate da uno specialista quale sia la strada da intraprendere, e avanti tutta!

6-  E se fosse lui il problema?

Se hai già escluso la maggior parte dei punti, forse il problema riguarda il partner.

Una visita specialistica è la miglior cosa per escludere anche questo punto. Bada bene però, il tuo lui potrebbe essere restio nel farla. È bene comportarsi come se avessi già un bambino. Lo accompagni dal dottore facendogli credere che andate allo stadio, tienigli la mano e soprattutto finita la visita… Compragli un bel gelato!

Ora, io ho elencato a grandi linee, solo alcune delle cause più lievi, comuni e curabili che possono ritardare il concepimento.

Teniamo sempre presente che solo dopo almeno 6 mesi di tentativi, senza che la donna sia rimasta incinta, si può cominciare a parlare di “difficoltà di concepimento”; ma non ancora di sterilità, che può venire diagnosticata da uno specialista dopo almeno 12 mesi di tentativi mancati.

Quindi, per tornare alla mia esperienza, agli sgoccioli dei 6 mesi di tentativi, e al netto di ben 3 test negativi, sono arrivate loro… No, non le mestruazioni questa volta, ma due meravigliose linee blu!

Siate serene donne, e non preoccupatevi, la cicogna, a volte, ha solo bisogno di aggiornare le mappe del navigatore.

A presto!

@insensocontrariodimarcia

In principio c’erano Mamma e Papà

In principio c’erano Mamma e Papà

“In principio c’erano Mamma e Papà”

Eh si, perché se sono qui a narrare le memorabili gesta del mio ometto è perché Mamma e Papà, molto tempo fa, si sono conosciuti.

15 anni fa, per la precisione. 15 anni come amici, 10 anni come fidanzati, 4 anni come sposi e 1 anno e ½ come genitori.

Ci siamo incontrati per sbaglio alle superiori, Mamma andava a scuola vicino all’ospedale e, come spesso accadeva, lei e una sua compagna di classe andavano proprio al bar dell’ospedale a fare uno spuntino quando uscivano un’ora prima. Quel giorno, purtroppo, li c’era anche Papà; ricoverato per il terzo intervento a quei poveri polmoni che lo hanno messo a dura prova.

La mia amica Kicca mi chiede: “ti dispiace se andiamo a trovare un mio amico?” e dal mio “si, certo!” è partito tutto!

E’ vero, l’incontro non ha molto di romantico in effetti, ma siamo solo all’inizio. Suvvia, datemi tempo… Dove eravamo rimasti? Ah si… Da quell’incontro in ospedale abbiamo iniziato ad uscire insieme nella stessa compagnia, una di quelle numerose che si vedevano spesso ormai quasi vent’anni fa. Nulla di “importante” in realtà se non fosse che, sotto sotto, lui era già cotto mentre io, come nelle più classiche delle storie adolescenziali, ero innamorata del suo amico. E questo successe per ben due volte di fila, con ben due amici diversi. Poveretto, Mamma era piccola e non capiva cosa rischiava di perdere!

Intanto il tempo passa e, nonostante gli amori diversi, da semplici amici di compagnia siamo diventati migliori amici, di quelli che si raccontano di tutto e di più. Uscivamo insieme, facevamo l’uno i compiti dell’altro (forse questo non dovevo dirlo 😉 ) insomma, eravamo davvero inseparabili. Ma ahimè, anche le cose belle alle volte sono destinate a finire, e si sa, tutto può cambiare in fretta quando si è ragazzi; infatti finite le superiori, tra chi ha iniziato a lavorare e chi ad andare all’università, le nostre strade presero direzioni diverse per un intero e LUUUUNGHISSIMO anno.

Poi l’incontro fatale!

Entrambi fidanzati e dopo quel periodo di stop, ci siamo rivisti.. E li signore mie, non ce n’è stato più per nessuno!

 

Chissà, forse la lontananza ci ha fatto bene perché, lasciati i rispettivi fidanzati, da quel momento INSEPARABILI lo siamo diventati per davvero, tanto che dal nostro amore (finalmente ricambiato pure dalla sottoscritta) è arrivato un bel matrimonio e qualche anno più tardi un bellissimo fiocco azzurro.

Quale miglior lieto fine?

Tempo di… Asilo nido

Tempo di… Asilo nido

Per la prima volta da quando è nato, dovrò separarmi da mio figlio. Non sono stata lontana da Federico per più di un’ora e adesso ci viene chiesto di stare divisi per un tempo che a me pare lunghissimo.

Mi sento in colpa se ripenso al tempo trascorso finora, passato a lamentarmi per il fatto che non dorme, ad imprecare per quelle pappe che non ha voluto neanche assaggiare, a litigare con il papà per la suddivisione dei compiti domestici.. Mi pervade quella sensazione di non aver fatto abbastanza per lui, di aver bisogno di più tempo adesso per poter stare con il mio piccolo, quel tempo che ho stupidamente sprecato per fare tutt’altro invece di passarlo con lui.

Ora trascorrerà la giornata con altri bambini, in un’altra casa e con un’educatrice; il mio tempo sarà pregno di scartoffie e riunioni, di colloqui e incontri programmati e rimpiangerò quei giorni che sembravano eterni (e le notti ancora di più), dove non esistevano orologi perché tanto era lui a ricordarmi quando era arrivato il tempo per la pappa, per la nanna o quello del cambio… Tutti questi gesti mi sono parsi così meccanici e routinari da non aver dato loro il valore che meritavano, ora invece dovranno essere scanditi dai miei ritmi di lavoro.

È buffo se penso a quante volte ho desiderato un po’ di tempo per me quando stavo tutto il giorno con lui e adesso che ne ho la possibilità non vorrei lasciarlo neanche per andare in bagno. La Anita razionale direbbe “Quello che provi è umano tesoro, mica sei fatta di latta”. Non avrei mai creduto che un esserino così piccolo potesse suscitare emozioni così forti e molte volte contrastanti.

 

Io e papà gli abbiamo comprato per l’occasione uno zainetto a forma di drago. In realtà è più grande di lui, ma quando glielo abbiamo fatto indossare era così euforico che ci ha giocato tutto il giorno. Noi in compenso lo guardavamo con gli occhi lucidi pensando che forse è ancora troppo piccolo per affrontare questo importante passo, o forse siamo noi genitori che non riusciamo ad accettare questa separazione.

Mi sembra di rivivere le stesse emozioni del mio primo giorno di scuola: guardavo mia mamma che mi salutava sorridendo credendo fosse contenta di lasciarmi. Probabilmente provava le stesse cose che provo io ora, guardandomi a sua volta entrare in aula, e so che dietro quel sorriso stampato in faccia in realtà si celava tristezza.

Questo mi ricorda che prima di essere genitori siamo figli a nostra volta e che separarsi da qualcuno che si ama fa male a 9 mesi come a 90 anni, soprattutto se quel qualcuno è sangue del nostro sangue.

Federico inizierà l’asilo nido e piangerà. Noi piangeremo. Lui si aggrapperà con tutte le sue forze alle nostre gambe e noi ci ritroveremo impotenti di fronte a questa immagine. I cambiamenti sono così. Quelli più importanti spaventano ma sappiamo anche che saranno quelli più intensi e belli.

Buon cammino piccolo, mamma e papà ti sono accanto.

 

Estate, pronti, partenza, via con Linea MammaBaby

Estate, pronti, partenza, via con Linea MammaBaby

Eccomi tornata!

Questo mese vi voglio parlare di una linea di prodotti per la cura del corpo dei bambini che ho provato; si tratta di Linea MammaBaby, una gamma di prodotti realizzati interamente in Italia, con lo scopo di garantire altissima qualità per la pelle dei nostri bambini.

Sono prodotti dermatologicamente testati, no peg, testati su nichel cromo e cobalto, privi di coloranti, parabeni, laurilsolfato di sodio (sodium laureth sulfate), sodio laurietere solfato (sodium lauryl sulfate), garantiti presso il Centro di Cosmetologia dell’Università di Ferrara.

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Ho acquistato la Crema al Pantenolo Baby, il Sapone Baby, le Salviettine Baby, la Protezione Solare +50 e il Dopo Sole Baby. Un beauty nuovo di zecca!

 

Devo dire che nel complesso mi sono trovata davvero bene con tutti i prodotti! La crema era della giusta consistenza, facile da spalmare anche in velocità e nelle posizioni più assurde visto che la mia più piccola diventa un serpente quando è l’ora di cambiarla.

Il sapone l’ho usato per lavare manine e visetto durante la giornata, non fa troppa schiuma, ha un profumo delicato e soprattutto si sciacqua bene e velocemente, così anche se Sofia si lava le mani da sola e frettolosamente, non rischio che rimanga con le manine insaponate.

Le salviettine sono un must have e le ho tenute in borsa sempre per mani e viso pronte per essere utilizzate quando eravamo fuori casa. Al tatto sono morbidissime e non lasciano la pelle unta, anzi fresca e profumata. Sono facili da estrarre dalla confezione, ma l’unica pecca è la chiusura adesiva che si è staccata e, oltre a bagnarmi l’interno della borsa, ho dovuto finirle velocemente per non farle seccare.

Con i solari mi sono trovata molto bene, la protezione a spray è comodissima e sono riuscita a mettergliela anche rincorrendole per la spiaggia 😉 inoltre non appiccica troppo e si asciuga in fretta. Ho la fortuna che le mie bambine hanno una pelle non delicata e di suo già un pò scura, ma ho comunque usato la +50 e non ho mai avuto problemi di scottature e nemmeno arrossamenti. Anche qui le profumazioni sono fantastiche, unico punto dolente è la quantità, in un mese e mezzo tra parco giochi, piscina e mare l’ho già finita.

Ovviamente non posso finire senza parlare del packaging, disegni semplici e colorati con lo scopo di aiutare il bambino a riconoscerli! Ogni disegno e quindi ogni prodotto, ha il suo nome. Noi avevamo Margherita Sapone, Albertino Gelato la protezione, Giovannino Ghiacciolo il dopo sole, Mariuccina la Crema e Momina Luna le salviettine.. Che dire, troppo simpatica come idea!

Sicuramente acquisterò altri prodotti perché oltre ad essere sicura della qualità degli ingredienti hanno anche un buon prezzo.

E voi, li avete provati? Fatemi sapere se avete altri prodotti da consigliarmi!

Un bacio,

a presto!

 

Seguitemi su instagram @valentina4cuori e su facebook @Valentina Jennifer Peruzzo 

Come sopravvivere al trasloco

Come sopravvivere al trasloco

“Chi mi segue sul mio profilo Fb lo sa che di recente la famiglia Lago si è trasferita.

Siamo nella casa dei nostri sogni, finalmente i gemelli hanno un giardino in cui scorrazzare: si sporcano in continuazione dalla testa ai piedi, e io anziché disperarmi per gli innumerevoli cicli di lavatrice, godo nel vederli così liberi e “ruspanti”.

Ma non è della nostra nuova vita che voglio parlarvi, bensì del fatidico trasloco a cui nemmeno i mille milioni di integratori che ho preso hanno avuto la meglio.

Da questa esperienza ho imparato che:

  • il trasloco possibilmente NON VA FATTO IN ESTATE QUANDO C’è UN CALDO INFERNALE: optate per le mezze stagioni. Ma se proprio le tempistiche prevedono, come nel mio caso, di dover far tutto nei giorni in cui a Studio Aperto parlano dell’allarme temperature elevate, il mio consiglio è quello di credere che il sudore è grasso che piange, così farete tutto molto più volentieri. Sappiate però che non è vero.
  • Trasloco NON PUÒ ASSOLUTAMENTE FARE RIMA CON GEMELLI, NE’ CON BAMBINI PICCOLI: trovate una collocazione per i vostri cuccioli. Io li ho lasciati per due giorni dalla nonna paterna, e se non ci fosse stata lei avrei optato o per una babysitter, o per un servizio di igiene mentale, non per loro ma per me.
  • L’uomo nel trasloco ha un ruolo importante: fategli sentire che tutto procede al meglio grazie a lui. Incassate colpi bassi e critiche alla vostra organizzazione, ci saranno sicuramente occasioni per sdebitarsi ma VIETATO LITIGARE. La spiegazione di tale divieto segue al punto successivo.
  • FUORI GLI ALTARINI: è finita ragazze, durante il trasloco è finita la sceneggiata del NON HO NIENTE DA METTERE. Come le verità che vengono sempre a galla, anche vestiti, scarpe e borse sbucheranno fuori, tra un sogno nel cassetto e uno scheletro nell’armadio, e lì non ci saranno scuse. Quando lui realizzerà i quantitativi del vostro vestiario, occhi dolci e depistaggio: “GUARDA CHE MOLTE COSE LE HO PRESE PER ESSERE BELLA PER TE” oppure “GUARDA CHE PARECCHIE DELLE COSE CHE VEDI LE HO DAI TEMPI DELLE SUPERIORI” oppure carta Jolly: “BEH, QUESTE SONO DI QUANDO ERO INCINTA AMORE COSA PRETENDI, CHE ME LE METTO E POI PENSANO CHE SONO INCINTA DI NUOVO?”.
  • Tutto ciò che potete impacchettare nelle settimane precedenti, IMPACCHETTATELO: questo farà credere a lui che avete la situazione sotto controllo, quando invece state pensando a dove nascondere le cose che acquisterete con gli imminenti saldi.
  • Fate spazio: il trasloco è un’ottima occasione per non portarsi dietro le zavorre del passato. Gettate nel cestino i regali non graditi, i ricordi che fanno male, i vestiti che ci fanno sembrare grasse e tutto ciò che rappresenta un ricordo simile ad una palla al piede: state traslocando e dovrete essere leggere a spiccare il volo, via tutto ciò che di negativo o pesante viene fuori dai cassetti! Io ho buttato via talmente tanta roba che per la legge dei grandi numeri mi sento pure più magra, come nell’immediato post ceretta!
  • Pulite i vetri di casa prima di togliere le tende, perché poi quando le toglierete, l’effetto satinato causato dalle mani dei vostri figli (dentro) e dalla pioggia (fuori), sarà difficile da mandare via. Una tenda non è come i diamanti, una tenda non è per sempre.
  • Preparatevi un beauty d’emergenza per la prima notte nella nuova casa. Puzzerete un sacco, e vano sarà il tentativo di trovare il bagnoschiuma tra i cinquecentomila scatoloni che non hai giustamente catalogato.
  • A tale proposito, CATALOGARE TUTTO.
  • Munitevi di scatoloni delle banane Chiquita come se piovessero: sono indistruttibili, comodi e capienti. Il vostro fruttivendolo di fiducia non potrà dirvi di no.
  • Tutti gli aiuti che vi verranno offerti ACCETTATELI.
  • Non cercate di strafare! Noi la prima sera, dopo l’ennesimo viaggio in macchina ci siamo guardati e senza neanche parlare sapevamo già cosa fare: doccia, tirati a puntino e cena fuori. Sembravamo al primo appuntamento, e invece stavamo brinando alla prima notte nella nostra nuova casa. “Quanno ce vo, ce vo!”

Per quanto riguarda i bambini, il trasloco è un grande cambiamento.

La casa è il loro porto sicuro, e trovarsi in nuovi spazi, magari anche più ampi, può essere destabilizzante.

Tutto ciò che potete fare senza di loro fatelo, perché poi i primi giorni dovrete fargli sentire al massimo la vostra presenza, dedicargli più tempo possibile, anche se le cose da fare saranno tante.

Keep Calm & un passetto per volta!

Sistemate l’essenziale, e poi pensate a far ambientare i vostri cuccioli.

Ritrovare i loro giochi in alcuni ambienti della casa, li farà sentire meno spaesati, ma niente sarà come le braccia di mamma.

A distanza di un mese da questo grande cambiamento, Mattia e Tommaso adesso sono a proprio agio nella nostra nuova casa e, siccome qui da noi non ci si può annoiare mai, ci siamo addentrati nella fase “spannolinamento”: il trasloco può essere stato devastante, ma per ora togliere il pannolino a Mattia e Tommaso è pure peggio!

Magari se il tentativo andrà a buon fine, vi racconterò come è andata in uno dei prossimi post.

A presto!

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Pannolini lavabili: istruzioni per l’uso

Pannolini lavabili: istruzioni per l’uso

L’arrivo del bebè ha stravolto (e stravolge) talmente tanto la routine familiare che all’inizio non mi sfiorava minimaente l’idea dei pannolini di stoffa, assorbita com’ero da poppate e notti insonni. Considerando poi che il momento del cambio avveniva regolarmente dopo ogni poppata (in pratica passavo le mie giornate chiusa in bagno con il piccolo) il solo pensiero di dovermi mettere a strofinare i pannolini sporchi e ad azionare lavatrici continuamente mi metteva i brividi.

Dopo 6 mesi di cambi ininterrotti io e il mio compagno ci siamo resi conto che la situazione ci stava sfuggendo di mano: i sacchi dell’indifferenziata venivano riempiti ad un ritmo incredibile e il bidone era sempre parcheggiato fuori casa per essere ritirato dagli operatori ecologici, facendo lievitare paurosamente la bolletta dei rifiuti.

Come se ciò non bastasse a Federico era comparsa una fastidiosa dermatite da pannolino che nemmeno alternando diverse marche di usa e getta eravamo riusciti a risolvere.

Che fare dunque? Per un breve periodo abbiamo cercato di cambiargli più spesso il pannolino cercando di tenere il sederino all’aria per alcuni minuti; così come spalmare generosamente di pasta protettiva la parte arrossata. Il problema però si ripresentava ad ogni pit-stop.

Cercando rimedi su internet (lo so, non andrebbe fatto ma ero disperata) alcuni genitori scrivevano di aver risolto il problema dermatite utilizzando pannolini lavabili in maniera più o meno esclusiva.

“E daje co sti lavabili”.

Ebbene sì, anch’io ho creduto che i lavabili fossero sinonimo di regresso anziché progresso, o tuttalpiù il tentativo di improvvisati ecologisti di far credere che consumare litri di sapone e chili di energia elettrica in lavatrici, in qualche caso anche di asciugatrici, faccia meno male all’ambiente che non usare pannolini di plastica e gettarli nell’indifferenziata quando sono sporchi.

In effetti non è tanto il loro uso quello che più mi spaventava, piuttosto la cura e il lavaggio di questi ultimi che fino a quel momento mi hanno fatta desistere dal provarli. Non da ultimo il prezzo che a seconda del modello oscilla dai 15 ai 30 euro l’uno.

La scelta di usare i pannolini di stoffa è arrivata dopo aver frequentato due incontri informativi, aver ascoltato testimonianze di genitori che li hanno usati, o li stanno usando ancora e averli sperimentati per due settimane per capire se potevano fare al caso nostro. Insomma, prima di optare per la fatidica scelta ci sono volute settimane di riflessione e confronto (soprattutto col papà, rivelatosi più scettico della sottoscritta).

Sto usando PL solamente da due mesi in maniera praticamente esclusiva, ma sicuramente ci sono persone che ne sanno molto più di me in materia. Per ora ce la stiamo cavando entrambi piuttosto bene e Federico non ha avuto “incidenti” di percorso.

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Qui di seguito cercherò di dare una panoramica veloce sul mondo dei PL, naturalmente non essendo un’esperta posso solo riportarvi la mia piccola esperienza.

Quali scegliere?

Devo ammettere che gli incontri informativi sui lavabili mi avevano creato ancora più confusione di quanta non ne avessi prima. Esistono modelli, taglie, tessuti diversi che, abituata al comune pannolino usa e getta, dove lo sforzo più grande era guardare la taglia corrispondente al peso del bimbo e beccare l’offerta al market, ho pensato che fosse troppo complicato per noi (soprattutto per il papà 😉 ). Avendo avuto la possibilità di testarli su Effe, ho scoperto che in realtà sono sostanzialmente 4 le tipologie di pannolino, ognuna con le sue caratteristiche, pregi e difetti.

Pannolino Tutto in Uno (più comunemente detto AIO, all in one )

Si tratta di un pannolino molto simile all’usa e getta, formato da uno strato esterno di tessuto impermeabile cucito assieme a uno interno di cotone, bambù o in microfibra assorbente. In sostanza è un pezzo unico e quando è sporco si mette in una sacca dentro a un bidone in attesa di essere lavato.

Pregi: – è molto pratico perché si indossa come un usa e getta; – se si acquista in taglia unica è economico perché lo si può utilizzare per lunghi periodi fino allo “spannolinamento”; – è uno dei preferiti di papà, nonni e baby-sitter proprio perché è facile da far indossare.

Difetti: – quelli in cotone o bambù ci impiegano un sacco ad asciugare; – essendo l’asciugatura piuttosto lenta se si fa la scelta di acquistare solo AIO dovrete averne una bella scorta per riuscire a tenere il ritmo con i cambi; – non è possibile aumentare l’assorbenza aggiungendo inserti o booster (quest’ultimo si tratta di un’aggiunta assorbente) perché risulterebbe troppo voluminoso e si rischierebbe l’effetto contrario; – non è adatto per la notte, soprattutto per quei bimbi che fanno molta pipì; – la parte esterna impermeabile tende ad usurarsi più in fretta perché finisce ogni volta in lavatrice.

Pannolino Tutto in Due (AI2, all in two)

È una via di mezzo tra il pannolino AIO e il sistema “a due pezzi”. La parte assorbente interna non è cucita a quella esterna come nell’AIO ma è posizionata all’interno o abbottonata. Quando il pannolino è da cambiare è sufficiente rimuovere la parte interna e metterla a lavare mentre la mutandina esterna, se non è sporca, si può riutilizzare con altri inserti.

Pregi: abbastanza pratico da usare (bisogna fare attenzione a posizionare bene gli inserti per evitare perdite); – possibilità di separare la parte esterna da quella interna e quindi riutilizzare la prima con altri cambi; – asciugatura veloce sia per la mutandina esterna che per gli inserti.

Difetti: – se gli inserti non si abbottonano alla mutandina è importante posizionarli bene distesi per evitare perdite; – gli AI2 sono venduti solitamente completi di mutandina e inserto assorbente ma è possibile acquistare solo inserti o solo la parte esterna: in questo caso dovrete “perdere” un po’ di tempo per capire quali inserti abbinare, se è il caso di aggiungere dei boosters per aumentare l’assorbenza e che tipo di tessuti usare.

Personalmente mi trovo molto bene con questa tipologia di lavabile perché è molto versatile e posso modificare l’assorbenza aggiungendo o togliendo boosters.

Pannolino Pocket

Il pannolino a tasca, detto pocket è un pezzo unico come i precedenti, facile da far indossare e togliere. È composto da una parte esterna impermeabile cucita ad uno strato interno, di solito pile, in modo da formare una tasca all’interno della quale si inserisce la parte assorbente. Questo sistema permette di inserire gli inserti in funzione delle proprie esigenze.

Pregi: – è molto pratico perché si indossa come un usa e getta quando è assemblato (a prova di nido, nonni e papà); – non hanno bisogno di mutandina esterna; – asciuga rapidamente in quanto la parte interna si sfila da quella esterna e quest’ultima non appena è asciutta la si può riutilizzare con altri inserti.

Difetti: – il pannolino deve essere assemblato prima dell’uso e, cosa un po’ più schifosa, quando è sporco si deve sfilare la parte assorbente dalla tasca prima di gettare tutto in lavatrice; – se usato con costanza potrebbe non durare per un eventuale altro figlio in quanto la parte esterna si usura più rapidamente perché messa sempre a lavare.

Questo pannolino è il preferito dal mio compagno in quanto è facile da indossare e asciuga rapidamente.

Sistema a Due pezzi

Da non confondere con il pannolino AI2, questo prevede l’uso di un pannolino assorbente e sopra di una mutandina impermeabile. Durante il cambio i pezzi da far indossare sono quindi 2. I pannolini fitted fanno parte di questo sistema e si tratta di un pannolino sagomato come un usa e getta, di tessuti e chiusure diverse. Si fa indossare questo pannolino di tessuto (quelli in cotone e bambù sembrano degli asciugamani) e sopra la cover impermeabile, che può essere in tessuto sintetico, pile o lana.

Fanno parte del sistema a Due pezzi anche i pannolini pieghevoli, ovvero strati di tessuto da piegare e sagomare che si indossano sempre sotto una mutandina impermeabile. Tra questi rientrano i famosi Ciripà (chiedete alle vostre nonne se si ricordano), i muslin, i prefold e i teli. In pratica qualunque rettangolo di stoffa potrebbe potenzialmente diventare un pannolino pieghevole. Basterà solo sagomarlo attorno al bimbo e chiuderlo con un gancetto (una volta c’erano gli spilloni da balia). Questi ultimi possono essere rinforzati aggiungendo boosters o inserti assorbenti.

Pregi: – contrariamente a quello che si crede i pannolini pieghevoli sono il sistema più affidabile in termini di contenimento perché offrono una doppia barriera (soprattutto i fitted); – asciugano molto velocemente e si adattano a tutte le conformazioni fisiche dei bimbi; – garantiscono un’ottima traspirazione e in estate si possono far indossare anche senza cover; – sono molto versatili e possono essere utilizzati come inserti, bavaglini, teli per pulire;  per quanto riguarda il pannolino fitted, questo è l’ideale per la notte perché è molto assorbente.

Difetti: – fitted: è lento ad asciugare e piuttosto voluminoso; è meno pratico da indossare rispetto ad un AIO; –pannolini pieghevoli: richiedono un po’ di pratica per imparare la piega e un po’ più di tempo per farli indossare.

Da parte mia ho scelto di acquistarne solo un paio come scorta quando ho gli altri pannolini momentaneamente fuori uso, ma non ho trovato pratico usare il Ciripà, per quanto fosse esteticamente il mio preferito, proprio perché Federico non riesce a stare fermo durante il cambio e ogni volta sembra di assistere a un torneo di lotta greco-romana. Tuttavia utilizzo il fitted per la notte in quanto molto assorbente anche se voluminoso.

 

Qual è il pannolino migliore tra queste tipologie? Non c’è una risposta che possa andare bene per tutti. Se il pannolino si rivela adatto al bambino e alla sua famiglia allora sarà quello giusto. È importante dunque poter provare modelli e materiali diversi prima di acquistarli.

Cura e lavaggio dei pannolini lavabili

Eccoci all’annosa questione: come comportarsi quando ci ritroviamo col pannolino sporco (e che non possiamo gettare nella pattumiera)? Io faccio così: tolgo il pannolino sporco, separo gli inserti dalla mutandina impermeabile (lo so fa schifo) e se sono entrambi sporchi li getto in un bidone chiuso, munito di sacca impermeabile o retinata (poi finiranno anche loro in lavatrice assieme ai pannolini) in attesa del lavaggio. Se la cover è bagnata la sciacquo a mano direttamente con una goccia di sapone neutro e la metto ad asciugare. Di solito prima di infilare i pannolini nel bidone preferisco sciacquarli sotto l’acqua tiepida e strizzarli. Questa azione è indispensabile nel caso i PL fossero sporchi di feci, per cui è necessario agire sulla macchia il più velocemente possibile per evitare aloni, mentre la pupù finisce nel wc. I pannolini andrebbero lavati tra i 40° e i 60° con centrifuga a 800 giri al massimo per non rovinarli. Io li lavo assieme al resto del bucato quando non ne ho molti e di solito programmo la lavatrice per la notte e al mattino li stendo o li metto in asciugatrice quando è inverno o è brutto tempo. Il timore di dover fare lavatrici ad oltranza e quindi di consumare un botto di energia elettrica non si è verificato, per il momento.

Una raccomandazione dei produttori è l’utilizzo del detersivo: trattandosi di indumenti che vanno a contatto diretto con la pelle del bambino è sconsigliabile utilizzare detersivi che contengono agenti chimici perché possono rilasciare residui nocivi. E basta un quarto della dose raccomandata, non servono sbiancanti né disinfettanti. Se dopo il lavaggio notate che sono rimasti degli aloni, basterà stendere i pannolini al sole, che poi è la soluzione migliore per asciugare i lavabili, e torneranno come nuovi.

Istruzioni per il primo lavaggio: pannolini e inserti devono essere sempre lavati prima di essere utilizzati. È capitato che alcune famiglie si lamentassero del fatto che i pannolini nuovi non assorbissero abbastanza e sono ritornate ad utilizzare gli usa e getta. In realtà per raggiungere una buona assorbenza i PL andrebbero lavati almeno 3 volte prima di essere utilizzati. In pratica più lavaggi = più assorbenza.

Considerazioni personali

Per quanto possa sembrare orrido, e in effetti lo è, maneggiare dei pezzi di stoffa impregnati di escrementi umani, i pannolini lavabili di oggi non sono come quelli che si usavano una volta. Basta un risciacquo veloce con acqua tiepida e seguire le istruzioni che ho indicato sopra. In termini di impegno sicuramente richiedono un maggiore sforzo da parte delle famiglie rispetto agli usa e getta, soprattutto all’inizio. Dal punto di vista ecologico convengono sicuramente rispetto agli usa e getta: l’impatto legato alla gestione dei lavabili risulta trascurabile rispetto al vantaggio dei mancati rifiuti prodotti e del mancato inquinamento legato al ciclo di vita degli usa e getta. Tuttavia per il loro acquisto è necessario preventivare un piccolo budget dato che non sono proprio economici, ma anche qui consiglio di informarvi presso il vostro gestore della raccolta dei rifiuti e presso il comune di residenza per conoscere se sono in attivo, o nel caso provate voi a fare richiesta, incentivi per l’acquisto di PL (nel mio comune per esempio restituiscono metà della spesa effettuata per ogni bambino).

Sicuramente la scelta dei lavabili è stata frutto di una riflessione che ha portato noi come genitori su una strada diversa rispetto a quella convenzionale. Non è stato facile reperire informazioni e siti dove acquistarli in maniera consapevole. La diversità di questa scelta la rende impopolare e ci siamo trovati a dover sostenere critiche e disapprovazioni da parte di altri genitori.

Ci siamo resi conto che questo cambiamento di rotta, ci ha permesso di entrare maggiormente in relazione con il nostro bambino, ci ha costretto a fermarci ad osservare i tempi, i ritmi e le esigenze di Federico e di adattare le nostre di conseguenza, per individuare i pannolini più idonei, per prendersene cura e conservarli al meglio.

Quando Federico sarà “spannolinato” quei pannolini potranno essere usati da altri bambini (o magari dal suo fratellino/sorellina, chi lo sa 😉 ) o tenuti nella scatola dei ricordi.  Per quanto mi riguarda la scelta dei lavabili lo considero un atto di amore e attenzione in primis per mio figlio e di conseguenza per l’ambiente in cui viviamo.

In definitiva oggi noi ci stiamo trovando bene con i lavabili, sebbene questo richieda uno sforzo fisico e mentale diverso rispetto agli usa e getta. L’effetto più immediato nell’utilizzare i lavabili è stato una notevole diminuzione del rifiuto secco e il netto miglioramento della pelle di Effe dopo appena cinque giorni di uso full-time.  Questo per dire che a volte ricercare soluzioni apparentemente più facili può non essere la strada giusta. Avevamo bisogno che gli sforzi (fisici e mentali) messi in campo come genitori valessero la pena di essere fatti. E così è stato.

Per chi fosse interessato e vorrebbe conoscere di più sul coloratissimo mondo dei PL consiglio di informarsi se nella propria città esistono pannolinoteche o associazioni (ad esempio www.nonsolociripa.it) che possono fornire informazioni e riferimenti utili, nonché dare la possibilità di provare i vari modelli di pannolini disponibili. Se siete amanti della lettura (mi rendo conto che fa un po’ sorridere il pensiero di annoverarla tra le letture estive, ma è utile per chiarirsi le idee a riguardo) posso suggerire una guida interessante corredata di testimonianze scritta da Giorgia Cozza, “Pannolini lavabili. Guida all’uso dei pannolini di tessuto dalla nascita al vasino” edito dalla casa editrice Il Leone Verde.   Seppur nella mia modestissima esperienza, sconsiglio di acquistare pannolini in maniera compulsiva cedendo alle super offerte, per non ritrovarsi ad avere pannolini inutilizzati perché mal si adattavano ai bisogni del proprio bambino e non conformi alle esigenze organizzative della famiglia; inoltre acquistarne in più rispetto alle necessità effettive andrebbe a cozzare contro l’idea stessa di ecologia e di risparmio di oggetti che dovrebbero invece servire ad evitare gli sprechi e ad impattare meno sull’ambiente.

 

(foto di Anita Liviero, foto copertina via web)